www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/12/2011  -  stampato il 07/12/2016


Aboliamo le Bombolette!

Continuano i sucidi di detenuti che sniffano gas dalle bombolette.

L’Ordinamento Penitenziario prevede che i detenuti possano scaldarsi il cibo o le bevande con i fornellini alimentati da bombolette di gas.

Spesso le bombolette di gas sono usate da detenuti tossicodipendenti per sniffare e pare che ciò provochi uno sballo.

A volte dallo sballo si passa alla morte. Se muore un detenuto in carcere, in questo caso suicidio, ma spesso l’intenzione non è quella, scattano due inchieste: quella disciplinare e quella penale. Quella penale deve accertare se ci sia stata negligenza nella custodia da parte della Polizia Penitenziaria, o se il povero detenuto non sia stato seguito e curato bene dall’Area Sanitaria, e comunque la responsabilità della salute del detenuto è anche del Direttore ovvero capire se ha messo in campo tutti quegli strumenti normativi che potevano consentire di salvare il detenuto (ordini di servizio, grande sorveglianza ecc.).

Se l’inchiesta, (spesso alimentata da avvocati vampiri assetati di sangue) non va a buon fine, ovvero non ci sono colpe da parte di tutti quelli che ho elencato, ovvero il detenuto ha scelto di uccidersi come tanti altri esseri umani liberi decidono di farla finita, nel mondo, per un motivo o un altro, allora c’è l’inchiesta disciplinare.

A volte l’inchiesta disciplinare (quasi sempre) prende di mira il Direttore ed il Comandante. Talvolta, per fortuna non spesso, queste figure ci rimettono le penne.

E’ ovvio che questa regola vale per tutto quello che succede in carcere ovvero: morti naturali, aggressioni in cella, incidenti sul lavoro, sommosse, rivolte ecc.

Ma torniamo al problema iniziale. Le bombolette possono essere usate per sniffare, ma anche per essere lanciate, in caso di sommossa al personale di Polizia Penitenziaria, avvolte in uno straccio, come se si dovesse confezionare una “caramella gigante” (lo potete vedere nella foto, una bomboletta usata contro il personale in una dei numerosi tentativi di sommossa nelle carceri italiane – lì per fortuna il Comandante non è stato rimosso e nemmeno il Direttore…). E allora io mi chiedo: di cosa stiamo ancora a parlare? Proibiamo l’uso del fornello in cella ai detenuti. Capisco che questo provocherebbe ulteriori sommosse, e altri direttori e comandanti verrebbero rimossi fino ad intasare i PRAP.

Qualche mese fa, a seguito di un quesito fatto da alcune carceri, furono fatti visionare a tecnici del DAP alcuni tipi di fornellini per avere un parere tecnico relativamente alla “sicurezza”. Parere forbito, molto tecnico e che non serviva a nulla a mio parere perché si concludeva con una domanda davvero retorica ovvero su chi dovrebbe levare la molla stabilizzatrice (che potrebbe essere usata come tirapugni) che aggancia la bomboletta al fornello; il tecnico credeva che dovesse essere l’agente di sezione, oppure il Comandante…

C’è solo un piccolo particolare: se viene rimossa la molla che tiene agganciata la bomboletta, questa perde stabilità e la bomboletta può uscire dall’alloggiamento provocando degli scoppi o degli incendi, con gravissimo pericolo per i detenuti ma anche per gli agenti…

Ribadisco: ma di cosa stiamo parlando, se chi ci dovrebbe tutelare non ha nemmeno l’idea di come si lavora in carcere?