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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/12/2011  -  stampato il 10/12/2016


L'immagine della Polizia Penitenziaria e la "disinformatija" del DAP

In occasione della scopertura della lapide esposta al DAP per commemorare i caduti dell’Amministrazione penitenziaria (poliziotti compresi) il Ministro della Giustizia Paola Severino ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

"Chi lavora seriamente, con impegno e senza voler apparire, lavora con una dote in più degli altri";

“… quei poliziotti penitenziari che gli italiani non conoscono bene, perché operano in silenzio";

“Sono convinta che per lavorare bene non serve una comunicazione intensa, ma l'impegno quotidiano nell'adempimento del proprio dovere, senza clamore e senza reclamizzare quel che si fa";

"Sapete quanto io tenga al tema carcerario che non e' fatto solo di carcerati ma anche di tantissimi agenti della Polizia Penitenziaria ai quali tutti dobbiamo rendere un omaggio caloroso e sentito.”

Ecco, partiamo proprio da qui, da quell’omaggio caloroso e sentito che se provenisse da un Ministro “a digiuno” di fatti penitenziari, saremmo sicuri che sarebbe nato da una non conoscenza di fondo della questione e li avremmo accettati senza discutere. Ma siccome i suoi recenti provvedimenti intrapresi nella collegialità del Governo, vanno nella direzione giusta e hanno colto nel segno le immediate esigenze per risolvere l’emergenza carceraria, allora appare chiaro che è all’opera la solita “disinformatija” (controinformazione) del DAP che cerca di propinare come successi quei fallimenti continui e dolorosi nel settore dell’immagine del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Siamo sicuri dell'assoluta buona fede della Ministra Guardasigilli, così come siamo convinti delle sue capacità e conoscenze approfondite della questione penitenziaria

Ma non è certo un valore il (triste) fatto di essere poco conosciuti dall’opinione pubblica nonostante il servizio che siamo orgogliosi di servire per il Paese ogni giorno, perché così non è e non può essere.

Signora Ministra, la preghiamo di fare un ulteriore passo in avanti nei nostri confronti: ci guardi ancora più da vicino e per un attimo non passi dal filtro dell'apparato burocratico del DAP, che è abituato da sempre a nascondere più che a mostrare.

L’Amministrazione penitenziaria è composta per la stragrande maggioranza da Polizia Penitenziaria. Ma nessun poliziotto ha il benché minimo accesso alle decisioni che riguardano l’immagine del proprio Corpo di Polizia.

Tutta l’immagine è gestita dall’Ufficio Stampa e relazioni esterne del DAP (che faremmo prima a chiamare “Ufficio Stampa di Franco Ionta”) e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La stragrande maggioranza dei media quali giornalisti della carta stampata, web, fiction televisive etc. continua a definirci con termini anacronistici utilizzati in senso dispregiativo, senza che nessuno al DAP si curi di farglielo notare.

Abbiamo un sito web ufficiale del Corpo che non solo fa acqua da tutte le parti, ma è di gran lunga al di sotto qualsiasi standard qualitativo e normativo previsto per i siti internet.

Abbiamo una rivista ufficiale dell’Amministrazione penitenziaria che cerca di diffondere un’immagine patinata ed edulcorata delle carceri e che (guarda caso) siccome è distribuita solo nelle carceri (dove ci lavora perlopiù la Polizia Penitenziaria), viene gettata nei cassonetti dell’immondizia con grave spreco di denaro pubblico o al più usata per tenere aperte le porte (abbiamo le foto di ciò che affermiamo). Non a caso, nessun poliziotto penitenziario figura nel Comitato di Redazione della rivista…

Abbiamo un Capo del DAP che l’anno scorso ha presentato i dati disastrosi di un’indagine sull’immagine del carcere e della Polizia Penitenziaria da parte dei cittadini, che ha dichiarato di “essere molto soddisfatto dei risultati”.

Abbiamo (anzi, NON abbiamo) un piano della comunicazione che era stato annunciato nel 2004 e che è finito in chissà quale cassetto e oggi, abbiamo un Ministro della Giustizia che ci vuole convincere che queste inefficienze ed incapacità del DAP nei confronti della promozione e della tutela dell’immagine della Polizia Penitenziaria, sono qualità di cui andare fieri ed orgogliosi?

Mi permetta di dirle, Signora Ministro, che non è proprio così.

Non confonda le incapacità con le qualità.

Noi siamo orgogliosi del nostro lavoro e del nostro compito al servizio del Paese, ma se i cittadini ci conoscono poco dipende dalle incapacità del DAP!

Oggi, ad esempio, nella fantasmagorica e scintillante sede del DAP (che peraltro stride e contrasta con la realtà di tante sedi penitenziarie) è stata scoperta una targa per ricordare tutti i Caduti dell'Amministrazione Penitenziaria, ma per molti e soprattutto per i colleghi più giovani quei nomi sono, appunto, solo dei nomi e cognomi. E questo anche perchè il DAP da "10 anni 10" non è in grado di realizzare quel volume sulle storie dei nostri Caduti che tutti - a parole - trovano iniziativa utile ed interessante ma che poi non vede mai luce.

Accetti un consiglio: non si fidi troppo dell'apparato burocratico e dell’autoreferenzialità del DAP ed ascolti la Polizia Penitenziaria. Solo allora potremo considerare quel suo omaggio, sincero e caloroso.

Perchè ora potrebbe suonare quasi come una beffa.

E sentirlo da Lei, che non è politico di professione, ci addolora ancora di più perché significa che le speranze per noi di una giusta e legittima valorizzazione sociale (anche mediatica) sul nostro duro e difficile lavoro si assottigliano sempre più.

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