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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/01/2012  -  stampato il 06/12/2016


Chi "tutela" le nostre vacanze?

Mi riesce davvero difficile comprendere come, in un momento  di grande crisi, dove il Professor Monti chiede sacrifici a tutti gli italiani, “introducendo” (è proprio il verbo che rende l’idea) nuove tasse ci sono ancora politici che continuano a far sperperare allo Stato, e all’Amministrazione Penitenziaria che non gode certo di buona salute, migliaia di euro solo per farsi le vacanze in posti alla moda, portandosi dietro il codazzo di agenti, in alberghi dai costi proibitivi.

Io credo che, se una personalità politica è davvero e seriamente minacciata dovrebbe astenersi dall’andare spesso in vacanza, in posti esclusivi, come se non fosse successo nulla; io non dico che dovrebbe rinunciare alla propria vita, allo shopping nelle strade esclusive di località di montagna, allo champagne servito nei migliori ristoranti, alle spiagge più esclusive (magari proibendo l’accesso per centinaia di metri quadrati ai bagnanti), dico solo che dovrebbe fare una vita un po’ più ritirata e quindi evitare di esporre anche a rischi la sua scorta.

Ricordo che in passato, giudici seriamente minacciati, vivevano la propria vita blindati, all’interno di caserme di carabinieri, rinunciando alla vita mondana in nome di un alto ideale che oggi invece, alla luce di ciò che si legge sui giornali, sembra essere perduto.

Si assegna la scorta, magari sulla base di una lettera minatoria, ma poi la persona a cui è assegnata la scorta, continua a condurre la propria vita come se nulla fosse, spostandosi in luoghi turistici dove le persone si ammassano come sardine e dove è difficile attuare un serio dispositivo di sicurezza, scarrozzata di qua e di la, possibilmente conducendo una vita ancor più frenetica di quando non aveva la scorta.

Io credo che oggi non possiamo più assistere a scene del genere senza provare un senso di frustrazione e rabbia e  credo che, chi ha il compito di valutare l’assegnazione delle scorte debba fare una seria riflessione sulla scorta di indagini serie che mettano in evidenza se ci sia o meno il rischio per la persona che si intende tutelare e non solo sulla base di una lettera o magari di una telefonata minatoria.

Piangiamo per le carenze di risorse economiche, per un motore elettrico che si rompe, per una poma sommersa che non tira acqua e ci vogliono mille euro per ripararla e poi bruciamo migliaia di euro, in pochi giorni, per permettere ad un ex sottosegretario di farsi le vacanze a Cortina.

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