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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/01/2012  -  stampato il 09/12/2016


DISSE LA VOLPE ALL’UVA ... Lo strano sistema dei detenuti rossi, gialli e blu.

Il carcere e’ un meccanismo che si muove a due velocità diverse: sicurezza e rieducazione.
Tra responsabilità contingenti e regole utopiche, diventa sempre più complicato conciliare le esigenze di sicurezza e trattamento.
Qualche personaggio, benpensante, vive nella convinzione che il trattamento dei detenuti eserciti una forma dì sicurezza passiva negli istituti penitenziari, disinteressandosi dell’importanza della prevenzione e della sicurezza attiva; senza un adeguato piano – funzionante – di sicurezza all’interno di un istituto penitenziario, non si riesce a garantire ne la sicurezza attiva ne il trattamento e non si assicura neanche l’incolumità degli operatori che lavorano in prima linea.
Questi, bigotti - e’ una convinzione che pervade i nostri pensieri, dominati da queste idee utopiche, rendono insicuro il lavoro dei poliziotti penitenziari - nondimeno la sicurezza dei cittadini- i quali ogni giorno, hanno a che fare con una situazione contingente, dove sempre più spesso prevalgono forme di autodeterminazione e sono più frequenti fenomeni di autoconsacrazione e protagonismo nella gestione delle vicende penitenziarie, in deroga alle regole, i poliziotti penitenziari sono costretti a scendere a patti con l’utenza con accordi che talvolta non collimano tanto con il principio di legalità.

E’ soltanto una calma apparente!
I poliziotti sono chiamati a svolgere un compito esecutivo, benché sia tollerabile una certa intelligenza operativa – margine limitato di autonomia- nell’attuazione delle leggi; quel margine critico che l’operatore di polizia deve avere nella ricerca dell’elemento tipico del reato e nella comprensione ed nell’individuazione del gesto umano da perseguire penalmente e disciplinarmente.
Ciò che ci rimane difficile comprendere é come a livello morale si accetti che le difficoltà economiche del paese, ed organizzative del sistema penitenziario condizionino il perfezionamento del principio di legalità lasciando la sua concretizzazione al caso.
Nella vita e’ sempre una questione di scelte!
Gli istituti penitenziari in Italia vanno avanti grazie alla politica del compromesso.

Ma quale è il fine della pena a questo punto?
E’ cronaca di questi giorni, la nuova circolare del dipartimento sulla classificazione dei circuiti penitenziari di media sicurezza - la formula delle porte aperte in carcere - benché sia soltanto la formalizzazione di una politica che in molte prigioni italiane veniva già attuata.
Ci chiediamo: Questa circolare e’ stata studiata con il contributo del personale che lavora nelle carceri, o é, l’ennesimo strumento utopico fornito ai poliziotti penitenziari ?
La nostra più seria preoccupazione, e’ quella che dietro questo progetto si nasconda soltanto una esigenza di risparmio e non una seria politica di rieducazione dei condannati, fine ben più complesso, risultato, che non può essere conseguito soltanto con l’apertura delle celle nelle sezioni detentive.


Non vorremo risultare conservatori, ma proprio perché non ci riteniamo ipocriti, riteniamo che questo intervento sia soltanto un analgesico che riduce il dolore ma che non curi il malato.
le regole penitenziarie dovrebbero essere ripensate a 360 gradi, non con circolari ma con strumenti legislativi che tengano conto anche delle difficoltà strutturali, di complessi penitenziari che sono stati realizzati con uno scopo afflittivo, non solo rieducativo e con una strutturazione dal punto di vista delle sicurezza attiva su modello a comparti stagni, che mal si prestano alla realizzazione di un sistema di vigilanza dinamica.

Sarà la fine del motto vigilando redimere?
La classificazione a colori ricorda tanto i gironi danteschi, ma in maniera veramente controversa potrebbe rappresentare una sfumatura positiva in un mondo penitenziario in bianco e nero?
L’arcobaleno sarà la svolta che umanizzerà la pena?
Il passaggio dal sistema afflittivo a quello rieducativo?
O sarà l’ennesimo passo più lungo della gamba? Vuol essere lo strumento per gestire il sovraffollamento e la carenza di personale di polizia penitenziaria e di educatori?
Le leggi dovrebbero precorrere i tempi - leggendo preventivamente i percorsi della società - mentre forme palliative come queste sono la dimostrazione di un sistema che rincorre, arranca ... un ambiente che vedrà sempre una luce a quadri! 

Ma questa gestione più dinamica permetterà una maggiore osservazione dei detenuti condannati?
Benché proprio noi operatori del comparto stiamo chiedendo nuove regole, dovremmo essere compiaciuti che qualcuno abbia avuto il coraggio di fare cambiamenti, ma scusate la nostra schiettezza, siamo prevenuti! la prevenzione nasce da un sentimento di abbandono e di degrado in cui ogni giorno sono costretti a vivere i poliziotti penitenziari che temono che con questa, apertura, con questa dinamicità, venga posta ancora più a rischio la propria incolumità, complicando una situazione che darà soltanto l’apparenza di un sistema controllato e ordinato.
Forse, come poliziotti penitenziari viviamo questa innovazione come un paradosso, lo stesso paradosso dell’esploratore bianco di thamus.

Il passaggio da un sistema fortemente custodiale, costituito da regole d’ingaggio rigorose, ad un sistema più dinamico mette in discussione tutte quelle certezze vissute fino ad ora, e sviluppate attraverso un ragionamento lineare, perciò sarà necessario oltre a questa circolare la rideterminazione di tutte le regole d’ingaggio della polizia penitenziaria, nonché una adeguata formazione che consenta una maturazione psico-professionale dell’identità del poliziotto penitenziario.
L’operatore attraverso la formazione e l’aggiornamento, deve avere la possibilità di maturare il proprio orientamento mentale da un sistema statico, ad un sistema dinamico, che renda la propria dimensione mentale multitasking.
E’ la fine del sistema compartistico della vigilanza degli istituti penitenziari, sostituita - per causa di forza maggiore - dalla sorveglianza dinamica.
In questo anno siamo passati dall’analogico al digitale e dallo statico al dinamico!!!

Di chi saranno gli interessi sulle frequenze in questo caso?
Sicuramente non sono gli interessi della polizia penitenziaria.