www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 22/01/2012  -  stampato il 11/12/2016


Comandante torni sulla nave. E' un ordine.

È il passaggio di un tragicomico dialogo - legato ad una tragedia che di comico non ha nulla - che negli ultimi giorni è entrato nelle case di tutto il mondo e che ha fornito una immagine immeritata del nostro Paese. E così, da santi, poeti e navigatori quali eravamo, abbiamo perso, nel giro di una sola notte, una delle poche (forse una delle ultime) virtù che ci rendevano famosi agli occhi del mondo.
Non ho potuto fare a meno di pensare cosa succederebbe se una delle nostre "navi-istituto" (che purtroppo navigano in acque sempre più tempestose e che sempre più a fatica si tengono a galla) si dovesse improvvisamente arenare sotto il peso di un evento improvviso, catastrofico e violento. Come si comporterebbero i nostri Comandanti se la loro nave stesse per andare giù: quanti si porrebbero, così come dovrebbero, alla testa del proprio "equipaggio" per guidarlo e rassicurarlo e salvare, ove necessario, vite umane al costo della propria; quanti, invece, scapperebbero senza pensarci due volte?
Sono fermamente convinto che la stragrande maggioranza dei nostri Comandanti seguirebbe la prima strada e che senza tentennamenti affronterebbe coi propri uomini il pericolo, ponendosi alla loro testa e rischiando in prima persona. Sono altrettanto convinto che qualcun altro, colto da un egoistico istinto di autoconservazione, dalla incapacità di agire e reagire, ma soprattutto dalla convinzione che certamente altri faranno ciò che si deve fare, si darebbe alla fuga o, quantomeno, deciderebbe di assistere da una posizione tranquilla ciò che succede. Ognuno di noi prova paura, sano sentimento che porta a non sottovalutare il pericolo e le situazioni di allarme che aiuta ad affrontare queste ultime in maniera responsabile. Non è di questo che si discute, ma di quanto ciascuno, investito delle proprie responsabilità, sia in grado di rispondere agli altri ed a se stesso del suo operato in maniera adeguata agli eventi.
Il mio auspicio è che nel nostro Corpo non esistano "Comandanti Schettino" e che i nostri uomini, al momento opportuno, possano trovare sempre una guida in grado di sorreggerli e motivarli. Troppe volte, però, mi capita di vedere ufficiali che anziché mischiarsi tra gli uomini del proprio equipaggio preferiscono pavoneggiarsi nel salone delle feste con gli ospiti illustri, o peggio, in dolce compagnia, lontano dalle proprie responsabilità.
Che Nettuno, anzi San Basilide, ci assista sempre.