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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/01/2012  -  stampato il 06/12/2016


Abbiamo bisogno di una societą pił responsabile e cosciente.

 In un sistema assistenzialistico come quello Italiano è molto difficile accettare forme più dinamiche di lavoro, quando per anni nell’immaginario comune delle persone il posto fisso ha rappresentato un obbiettivo da raggiungere.

E’ accettabile un lavoro flessibile?

Appunto quando nelle persone esistono condizioni ideologiche fortemente radicate, tanto da costituire a livello emotivo delle certezze, è veramente complicato far comprendere la flessibilità.

Se facessimo un semplice referendum con la domanda:

1.     Vorresti un futuro di certezza?

2.     Vorresti un futuro di incertezza e flessibilità?

A chi conviene la flessibilità? A questo punto ci chiediamo, anche in maniera responsabile,  se sia veramente sostenibile una società in cui i lavoratori vivano una condizione di certezza!

E’ una questione di scelte! Appunto per questo è necessario ribadire che l’uomo e le sue necessità sociali devono essere rimesse al centro delle discussioni politiche, scevre dai condizionamenti dell’economia, la quale deve essere trattata in subordine allo stato sociale e non viceversa.

L’economia realepuò essere rappresentata simbolicamente da due grandi flussi.

Un flusso di entrate e un flusso di uscita.

Quando le persone non hanno soldi da spendere il sistema non funziona.

Vorrei correre il rischio di sostenere che l’economia attuale non è un tipo di economia a lungo periodo, ma a breve periodo, dove ci si arricchisce facilmente e discapito di altri, creando anche un impoverimento delle masse.

Non si può pensare ad un mondo globale soltanto dal punto di vista dei mercati.

Questo sistema conviene a qualcuno? Certamente si ! Alle multinazionali, le quali muovono i sistemi produttivi e dei consumi in nome e in ragione dei loro interessi influenzando il libero mercato e la leale concorrenza.

Per assurdo, potremmo dire che prima gli stati europei si muovessero come le multinazionali di adesso, ma lo facevano nell’interesse del proprio popolo, ora le multinazionali si sono infiltrate nei sistemi sociali degli stati muovendo attraverso il meccanismo economico i mercati, destabilizzandolo ed influenzandolo -nell’interesse di una casta- a discapito delle certezze sociali dell’Europa,.

E’ una nuova strategia bellica ? E’ un complotto?
 Si!

Servono regole sociali comuni e soprattutto regole del mercato del lavoro che non puntino su una concorrenza a ribasso sul costo di produzione, ma fondino un sistema produttivo  sulla qualità dei prodotti e dei servizi, con un sistema di diritto e di retribuzione lavorativa comune, tale da non consentire un delocalizzazione della produzione.

E’ ovvio che un imprenditore ragioni in maniera edonistica, ma è criminale assecondarlo quando lo stesso prodotto vuole produrlo altrove e rivenderlo magari a chi prima lavorava per lui ed è stato licenziato!

E’ questo il futuro? E’ solamente una lotta fratricida!

Se i nostri politici e Tecnici non si mettono in testa di fare gli interessi dalla collettività e non gli interessi delle multinazionali e delle Banche e dei Capitalisti, la soluzione è lontana e le tensioni sociali sono in fermento.

La depressione è pilotata da una politica del debito basata su un tipo di economia pura e non reale, su un capitale astratto virtuale, che è lievitato oltremisura perdendo il contatto con le vere necessità delle persone.

Oggi l’interesse dei produttori nel mondo, non è quello di adeguare il diritto dei lavoratori secondo il principio dell’emancipazione, ma secondo quello della riduzione dei diritti acquisiti, perché ritenuti antieconomici e non più in linea con gli interessi aziendali. Il sistema Marchionne per intenderci.

Be i nostri politici gli hanno dato ragione e malgrado la maggioranza degli operai. E abbiamo sposato il modello!

 E così le economie che hanno raggiunto uno stato di diritto più emancipato per i lavoratori sono costrette ad adeguarsi a schemi di società in via di sviluppo e spesso ad organizzazioni lavorative basate sullo sfruttamento e sui bassi salari.

Come si può concorrere con chi fa lavorare dei lavoratori senza diritti e dignità.

Sostengo che sia necessaria anche una rideterminazione delle priorità nella nostra società consumistica, con l’indicazione di necessità reali e non solo superflue.

La nostra economia ormai è satura, i consumi di alcuni prodotti sono sostenuti soltanto dagli indici di obsolescenza che hanno stimolato i consumi in questi anni di benessere, ora questi consumi, grazie alla crisi e all’incertezza,  sono stati ridimensionati mettendo in sofferenza il sistema produttivo di quel genere di prodotti e i consumi interni   di nicchia e del costruito in Italia reggono soltanto grazie alle esportazioni. Ma non sono sufficienti.

Infatti come la lotta alle streghe oggi si demonizzano i ricchi, i lussi gli sprechi l’eccesso.

Il vero problema sta nella mentalità Italiana impostata su un falso Nazionalismo e idealizzata su un modello  di cittadino poco edificante.

Infatti il furbo, lo scaltro, le facili ricchezze sono diventati esempi da emulare anziché demonizzare e combattere, ora svegli da quell’ubriacatura, riportati alla realtà da un po’ di buon senso è ora rimboccarsi le maniche e combattere tutti insieme quelle forme di comportamento che sono poco edificanti e che non realizzano un sistema meritocratico e giusto.

In una società dominata da mazzette inciuci e raccomandazioni, si esprime un sistema sociale deresponsabilizzato, si costruisce una società malata, legata ad una forma di assistenzialismo.

Perciò è necessario ritrovarsi responsabilmente è soltanto riscoprendo  coscienza comune, una unione di intenti che si può combattere quella forma classista in cui siamo caduti, perché la democrazia rappresenti veramente la spinta del bene comune è necessario fermare questo gioco egoista che ha allontanato la gente comune dalla politica e reso i politici soltanto dei cani asserviti ai padroni.

Pensare in maniera troppo conservatrice va contro il sistema naturale, il quale è in continua evoluzione.

Ciò che ci lascia disorientati, interdetti sulla vera volontà che alimenta i pensieri di chi gestisce l’andamento di questa crisi economica, di chi ci sta portando verso una flessibilità del mondo lavorativo quella flessibilità che mette in condizione i lavoratori di non possedere quelle credenziali che sono poste a garanzie di eventuali prestiti e mutui.

In questa società servono delle garanzie da esibire altrimenti non esisti in una economia che corre veloce e non attende più ilo risparmiatore.

Eppure alle origini della crisi economica americana c’erano proprio i titoli tossici su prestiti dati a persone senza credenziali e rivendute ai risparmiatori.

Chi ha creato questo sistema sapeva che l’affare del secolo non era creare ricchezza ma debito.

Naturalmente è opportuno diffondere ideali che stimolino il senso di autodisciplina delle persone che infondano nella consapevolezza dei cittadini un principio fondamentale di democrazia che i diritti sociali sono vincolati all’assolvimento dei propri doveri. La nostra società è malata?Dite voli la vostra su queste nostre considerazioni.