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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/02/2012  -  stampato il 10/12/2016


Carceri: una foto impietosa !

Bisognerebbe che tutti i sindacalisti d’Italia (o quanto meno quelli del Sappe, che sono i migliori) cominciassero ad uscire gli attributi e a denunciare, così come ha fatto il collega Falchi di Firenze Sollicciano, le condizioni critiche ed estreme lavorative cui ogni giorno si scontra la Polizia Penitenziaria.

Ogni sindacalista dovrebbe fare una istantanea del proprio Istituto e denunciare all’opinione pubblica lo squallore che ci circonda, l’impossibilità di rieducare, la mancanza di dialogo causata dal crescente (impressionante) numero di extra comunitari che sono riottosi all’ordine e non capiscono un cavolo dei nostri usi e costumi nonché delle regole penitenziarie….ad ogni legittima negazione sanno rispondere solo: Tu sei razzista! Io avere bisogno di lavorare sennò tagliare…..!

La vetustà dei mezzi tanto che dopo una traduzione di svariati chilometri dove gli spifferi che entrano da tutte le parti e l’acqua che trapana i tetti ti portano febbricitante a letto. La mancanza di benzina causa minori stanziamenti sui capitoli, dove non si capisce che con l’aumento della popolazione detenuta sono cresciuti in modo abnorme le traduzioni per giustizia e tutta un’altra serie di traduzioni (visite ambulatoriali, arresti domiciliari, permessi pure per andare a togliersi i punti dal dottore di fiducia, distante dall’abitazione dell’arrestato solo duecento metri!!);

Ma anche denunciare il clima teso all’interno degli istituti causa tensioni con i detenuti che mancano di tutto e sono stretti come sardine in scatola. Che dire ancora di un Corpo che invecchia, specie al Sud dove non arrivano mai agenti giovani appena usciti dal Corso. E quelli che arrivano al Nord che fine fanno? Fa bene il collega Falchi a denunciare le carenze di organico a Sollicciano, solo che io sarei stato ancora più analitico nel denunciare quanti appena arrivati a Firenze si sono fatti distaccare (uomini e donne) in altre sedi d’Italia per motivi più o meno familiari, e che non si riesce a farli rientrare. Non c’è riuscito Ionta, non credo ci possa riuscire Tamburino. E’ una foto impietosa quella che dovrebbe uscire fuori sulla stampa. Il Collega lancia poi l’allarme che il servizio sul muro di cinta potrebbe non essere più garantito, ma io aggiungo che già in diverse carceri il servizio sul muro di cinta non esiste più per mancanza di agenti, con buona pace del sedere del Comandante e del Direttore.

Dovrebbe uscire fuori anche che in alcune sezioni femminili di carceri, è il maschio talvolta che vi presta servizio per mancanza di personale femminile, ovvero in taluni casi il personale sulla carta c’è ma è assente a causa dei mille diritti (sacrosanti): allattamento, astensione per maternità, legge handicap, permessi sindacali, permessi studio ecc. con il risultato che chi, fortunatamente o sfortunatamente, non può godere di tali diritti o almeno di qualcuno, si trova a fare tutti i tipi di turni, le notti ecc. fino a sfiancarsi e darsi ammalata…..è come il cane che si morde la coda.

Ma a chi interessano queste cose? Interessano i nostri vertici, che fanno finta di non vedere, solo in caso di eventuali scandali del tipo “celle a luce rossa”.

Cari amici sindacalisti, potrei continuare ancora a darvi spunti, ma mi affido al vostro coraggio, così come ha fatto il Collega Falchi, contattate le redazioni locali del giornale della vostra città e, parlando esclusivamente delle problematiche del Corpo, dando anche i giusti numeri, denunciate alla stampa il malessere che ci tormenta già da alcuni anni.