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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/02/2012  -  stampato il 08/12/2016


Terza legge di Newton: Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria

Credo, proprio, che i ghostwriters di qualche sindacatino non abbiano mai sentito parlare delle leggi di Newton sulla dinamica.
Presumo questo, perché se le conoscessero, in particolare la prima e la terza, non sarebbero rimasti poi così meravigliati dagli “alluvionali comunicati “ del Sappe (chissà poi cosa hanno voluto intendere con questa pittoresca definizione ... ?).

Anche se molto arduo e con scarse possibilità di successo, vorrei provare a spiegare a costoro (in maniera abbastanza elementare) questi due principi della fisica.
La prima legge afferma che: “Ciascun corpo persevera nel suo stato di quiete o di moto rettilineo uniforme, salvo che sia costretto a mutare quello stato da forze applicate ad esso”.

Se gli scrittori fantasma di queste organizzazioncelle avessero conosciuto questo primo rudimento di fisica non avrebbero potuto non prevedere la risposta del Sappe, soprattutto in relazione alla successiva terza legge che specifica: “Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”.

In altre parole, se qualche velleitario scribacchino avesse valutato “soltanto” l’eventualità di una replica alle castronerie che sono state scritte contro il Sappe e qualche altro incauto chiacchierone avesse evitato di andare in giro per i corridoi a ingigantire le pagliuzze negli occhi degli altri dimenticando le travi infilate nei propri, nessuno si sarebbe  poi dovuto “meravigliare” di vedere scoperto qualche “altarino”.

Ma troveremo mai qualcuno di buona volontà che possa far capire a certi personaggi che l’umanità, tranne una piccola insignificante eccezione, è fatta di altri ?
Peraltro, mi permetto di eccepire che parlare di federazioni sindacali in senso lato non ha alcun significato.

La sigla di un sindacato è soltanto un acronimo dietro al quale ci sono nomi e cognomi, gradi e qualifiche, cariche sindacali e, quindi, precise responsabilità personali.
Qualche sindacato, infatti, come persona giuridica potrebbe anche affermare in buona fede “di poter ricordare nulla di significativo ottenuto per migliorare le condizioni di lavoro del personale” in considerazione del fatto che è rappresentativo per la Polizia Penitenziaria soltanto da pochi anni.
Ma non possono certo dichiarare altrettanto le persone che oggi lo rappresentano tenuto conto che loro, invece, ci sono sempre state: o sedute dietro una scrivania del dap o come rappresentanti di altri due o tre diversi sindacati.

E sono proprio queste le persone che non hanno, a nostro avviso, alcun diritto di esprimere giudizi nei confronti del Sappe e che, sempre a parer nostro, non hanno alcuna credibilità tra i colleghi in ragione della scarsissima rilevanza (per non dire totale assenza) della propria attività sindacale.
Richiamando sempre la terza legge di Newton, speriamo che costoro abbiano la compiacenza di non replicare ancora per non costringerci ad elencare punto per punto e volta per volta tutte le occasioni sindacali, politiche ed istituzionali che hanno registrato la loro assenza.

La storia non è soltanto una materia scolastica.
La storia la fanno le persone con le loro azioni ed omissioni, e fare oggi quello che non si è fatto ieri, l’altro ieri e per anni e anni, non cancella con un colpo di spugna la reputazione raggiunta.

Ognuno è quello che ha fatto!  

Peraltro, è bene chiarire che il Sappe non intende assolutamente “far tacere” nessuno.
Men che meno coloro che si fanno del male da soli proprio scrivendo o parlando in giro per i corridoi.

E’ necessario, però, che tutti siano consapevoli che – proprio essendo in una democrazia – il diritto ad esprimere la propria opinione non significa che poi questa opinione debba aver per forza effetto, soprattutto quando proviene da una esigua minoranza.
L’opinione di qualcuno che parla a nome di zero virgola vale per quello che è: poco più di un parere personale...
Ciò non toglie che anche una singola persona possa esprimere valide idee, ma queste proposte per essere poi trasformate in fatti debbono trovare l’appoggio ed il consenso della maggioranza degli interessati, altrimenti restano soltanto teoriche ed accademiche esercitazioni dialettiche.

In parole povere, non basta aprire bocca e dargli fiato o (far) scrivere comunicati che manifestano intenti ... serve, poi, una notevole e faticosa attività sindacale per trasformare le chiacchiere in fatti.
Proprio quella notevole e faticosa attività che certi damerini non hanno mai fatto e (secondo noi) non faranno mai.
Del resto, come dicevano quelli dell’ancien régime:

Noblesse oblige.

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