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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 23/02/2012  -  stampato il 06/12/2016


Ma la legge 395/90 ha affidato compiti rieducativi ai poliziotti o funzioni di polizia agli educatori?

Non credo che qualcuno si meraviglierà se affermo che, a mio avviso, ancora oggi la Polizia Penitenziaria non ha metabolizzato completamente il fatto che dalla legge 395/90 - la riforma degli Agenti di Custodia - tutti quanti hanno guadagnato qualcosa tranne il personale del Corpo.

I direttori si sono portati a casa l'articolo 40 che successivamente hanno sublimato nella Legge Meduri.

I dirigenti si sono portati a casa una ventina di posti di dirigenza generale.

Gli Ufficiali si sono portati a casa scivoli, promozioni a ruolo aperto e guarentigie varie.

Ragionieri, assistenti sociali, educatori, collaboratori amministrativi e tutti gli altri profili civili si sono riqualificati, riordinati, riallineati, rinominati e sono diventati direttivi e dirigenti.

Oltremodo ed inevitabilmente, tutte queste fughe in avanti hanno avuto notevoli ricadute sull'amministrazione penitenziaria e, conseguentemente, sull’organizzazione del Corpo di Polizia Penitenziaria.

Ad esempio, una delle tante “interferenze” nell’ordinamento del Corpo è stata una discutibile, quanto inspiegabile, politica di eccessiva "socializzazione" di alcuni uffici dipartimentali che avrebbero dovuto essere competenza della Polizia Penitenziaria (come la formazione, le relazioni esterne, la stampa e la comunicazione in genere) e che invece sono stati affidati alla direzione di personale del ruolo degli educatori (personale che  invece si dovrebbe occupare soltanto di trattamento).

In buona sostanza, questa inspiegabile politica gestionale - mai condivisa e più volte contestata dal SAPPE - ha finito per ribaltare la filosofia della legge 395/90 (Ordinamento della Polizia Penitenziaria) andando, da un lato, a precludere mansioni trattamentali al Corpo ( invece esplicitamente previste dalla norma) e dall’altro a delegare, surrettiziamente ed illegittimamente, compiti connessi a funzioni di polizia a personale (anche dirigente) dei ruoli educativi.

Si è finito, così (come nel caso di specie dell'Ufficio Stampa), per affidare importantissimi e delicatissimi compiti di comunicazione istituzionale del Corpo a dirigenti provenienti da ruoli pedagogici con una formazione culturale e professionale inadeguata allo scopo funzionale, a nostro parere ai limiti della più totale incompetenza.

Nondimeno, al di là delle teoriche disquisizioni sui profili professionali e sugli stati giuridici del personale, sono sotto gli occhi di tutti i disastrosi risultati della gestione delle Relazioni Esterne del Corpo.

L’immagine pubblica della Polizia Penitenziaria è assolutamente deficitaria: i mass media ci affibbiano gli appellativi più sgradevoli, la cinematografia e la fiction televisiva ci rappresentano con stereotipi sgradevoli e deteriori e l’apprezzamento dell’istituzione presso l’opinione pubblica, risultante dai sondaggi, non è nemmeno lontanamente vicino a quello delle altre Forze di polizia.

In altre parole, nell’immaginario collettivo siamo tornati ad essere la cenerentola delle Forze dell’ordine, la polizia di serie B, insomma siamo tornati ad essere percepiti come “secondini”.

Talvolta, mi sembra d’essere tornato ai tempi in cui eravamo costretti a farci pubblicità sugli autobus per convincere i ragazzi ad arruolarsi nel Corpo degli Agenti di Custodia (e almeno lì c’era una strategia comunicativa…).

La cosa che mi fa più rabbia è che sono assolutamente consapevole, invece (come lo sono tutti i miei colleghi), che la Polizia Penitenziaria non è affatto così!

La Polizia Penitenziaria, per proprio merito, non solo è un Corpo di Polizia di serie A ma, per usare un termine alla Standard & Poor’s, ha un rating di AAA+ .

Siamo un’elite delle forze dell’ordine, siamo l’eccellenza delle Forze di Polizia!

Abbiamo soltanto due handicap rispetto ai colleghi degli altri Corpi: una dirigenza senza uniforme, inadeguata e che cerca soltanto di impedire la nostra crescita professionale ed essere spesso costretti a sottostare illegittimamente a personale dei ruoli educativi, socio-pedagogici e amministrativo-contabili.

Ma prima o poi, quando finalmente ci libereremo di loro, anche l’opinione pubblica potrà finalmente vedere quali sono le reali qualità professionali di quarantamila uomini e donne col basco azzurro.

Viva la Polizia Penitenziaria!

Abbasso chi sfrutta il Corpo!

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