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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/02/2012  -  stampato il 05/12/2016


Ruoli tecnici Polizia Penitenziaria: uniamo forze e idee

Caro informatico informato, 

mi chiamo Innocenzo e sono un’assistente tecnico dell’amministrazione penitenziaria, e ti scrivo in merito all’articolo “Ruoli tecnici della Polizia Penitenziaria: ma la UIL da che parte sta?”

Intanto ti chiedo venia se reputerai prolissa questa missiva, ma è opportuno, nonché cogente, replicare ad alcune tue affermazioni oggettivamente errate, lesive e distorte sul personale del comparto ministeri. 

“Io che con altri miei colleghi che da vent’anni mandiamo avanti la baracca dell’informatica, comprese le banche dati che reggono tutto il sistema penale italiano, dovrei accettare supinamente di farmi scavalcare da quel personale del comparto ministeri che “con i punti della Miralanza” è diventato Dirigente informatico senza conoscere un’acca di informatica e mettergli in mano addirittura i Ruoli tecnici della Polizia Penitenziaria?”. 

Inizio col dirti che, ad oggi, non mi risultano in pianta organica Dirigenti Informatici, né tantomeno che ci siano mai stati, qui trovi il nostro ruolo per verificare:

In merito all’affermazione sui punti del nota azienda di detersivi, potrei facilmente imbastire il discorso a parti invertite, ma sarebbe troppo retorico, facile e poco istruttivo riferirmi alle vostre “progressioni”, scadendo nella polemica fine a sé stessa, e non è nelle mie intenzioni né nel mio modo di fare.

Infatti, colgo con consenso la parte in cui riferisci che ci sono Direzioni in mano a persone che hanno titoli diversi da quelli per i quali esercitano la loro professione, e che andrebbero non solo reimpostate nei principi, ma addirittura istituite ex-novo.

“Continuiamo così, continuiamo a dare in pasto pezzi della Polizia Penitenziaria al comparto ministeri. Non solo ci dobbiamo “accontentare” di non avere una Direzione Generale che diriga davvero il Corpo, ma dobbiamo pure accettare che i settori strategici della Polizia Penitenziaria (come la comunicazione e ufficio stampa) vengano fagocitati dal comparto ministeri e quando questo non è possibile dobbiamo pure accogliere a braccia aperte persone del comparto ministeri che fino ad ora ci hanno solo tarpato le ali, nella Polizia Penitenziaria?” 

Forse è opportuno chiarire, ulteriormente, che i Dirigenti – quelli che tu accusi di tarparti le ali - NON sono del comparto ministeri; certo, alcuni provengono dai vecchi C.I.P., ma ora sono “famiglia” a parte e, ad onor del vero, manco loro sanno di chi sono figli in questo momento …

Questa mie parole dovrebbero aiutarti a capire che la situazione attuale è ingarbugliata più che mai, appunto perché ognuno, in questa realtà, ha sempre cercato di creare una sorta di compartimento stagno (casta sarebbe più appropriato e attuale come termine, ma ho detto no alla retorica … ) in cui far riversare i propri interessi.

Ovvio che, jungla docet, il più forte ha dominato il più debole, rendendo sempre più incolmabile la distanza venutasi a creare tra le varie figure della realtà penitenziaria, anche per (de)merito di alcuni sindacati che facevano voce alta solo fuori dagli uffici dirigenziali, mentre, una volta dentro questi ultimi, si dividevano “la preda” con tono sommesso.

Ma oggi, forse, c’è la possibilità di colmare, anche se non completamente, buona parte della misura unendo non solo le mere “forze numeriche”, ma soprattutto le “idee”, quelle brillanti che ci vengono in mente quando quest’amministrazione ti mette in difficoltà; quando ti preme addosso senza tregua perché vuole i risultati e sa che tu, e non l’altro, sei in grado di portarli.

Certo, lo fa e non ti gratifica, ed è questo il vero problema su cui riversare le nostre lotte, unendoci strategicamente verso un unico fine : chi merita va avanti, chi non merita resta ai margini!

Lottare contro un sistema come questo, che poco si attaglia alla professionalità di chi si mette in gioco come molti di noi, deve essere l’elemento di giunzione e non di rottura, e questo prescindendo dalle nostre carriere  pregresse, altrimenti si rischia di rialimentare il focolaio di congetture e polemiche che da sempre ha contraddistinto e diviso i due comparti.

La teoria che alcuni personaggi spostino ad arte il nostro interesse su questa (falsa)diatriba trova molti  riscontri oggettivi, tant’è che tra i due litiganti il terzo ha sempre “goduto” di più !

Sino ad ora la strategia di ognuno dei due è risultate semi-fallimentare, cosa costa sederci ad un tavolo e cambiare le regole ? Non si dovrebbero incontrare grandi difficoltà di sorta, se il comune denominatore resta la meritocrazia e non il mero sponsor. 

Nell’attesa di leggere un tuo “nuovo” intervento, ti porgo cordiali saluti.