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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/03/2012  -  stampato il 10/12/2016


Benessere del personale di Polizia Penitenziaria: le nobili parole che spesso vanno al vento

Sfogliando alcune riviste de "Le due Città", rivista ufficiale dell'Amministrazione Penitenziaria, mi sono soffermato su un articolo della rivista nr. 10 di Ottobre 2011 a pagina cinque a firma dell'allora Capo del D.A.P. Franco Ionta.

Il Presidente Ionta scriveva in merito alla tragica morte dell'assistente Salvatore Corrias, deceduto mentre svolgeva il proprio lavoro schiacciato da un pesante cancello all'Ospedale Sandro Pertini di Roma, esternando tutto il suo dolore e il  pensiero alla famiglia del caro collega.

Credo che quella lettera sia stata scritta veramente con il cuore, anche perché nessuno può accettare la morte di una persona in una maniera così tragica.

Ma le parole che mi hanno colpito sono state anche quelle rivolte a tutto il personale, quando Ionta dice: "Confermo l'impegno nel continuare ad agire per rendere le condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria meno gravose, più sicure e dignitose e accorciare la distanza tra Amministrazione e il suo personale, una distanza che negli anni ha prodotto disaffezione, sfiducia, confusione dei ruoli e incertezza degli obiettivi".

Leggendo questa lettera ho avuto la conferma che un capo del D.A.P. sa bene quali siano le aspettative del personale e tutto ciò che genera disaffezione e sfiducia verso la propria Amministrazione. La confusione, le incertezze e lo sconforto, sono cose che un capo del D.A.P. conosce molto bene.

Poi mi viene in mente anche ciò che si è cercato di fare per il benessere del personale, ma di cosa poi si sia realmente fatto non ho la minima idea.

Se il Presidente Ionta oggi fosse ancora capo del D.A.P. avrei voluto chiedergli il perché allora non si è proseguito con questo impegno, il perchè di quelle belle e nobili parole rivolte agli appartenenti al Corpo che non hanno trovato alcun riscontro.

Presidente Tamburino, se Lei oggi legge questa mia lettera faccia in modo che quell'impegno auspicato dal Suo predecessore trovi davvero un riscontro oggettivo, noi non ci accontentiamo più delle belle parole ma aspettiamo i fatti, cose concrete che creino davvero benessere tra il personale, noi vogliamo davvero riprenderci l'orgoglio di essere Poliziotti Penitenziari, essere motivati a svolgere un compito sempre piu' difficile.

Lo faccia quanto prima perché abbiamo aspettato già troppo tempo.

PAOLO SPANO