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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/03/2012  -  stampato il 05/12/2016


Polizia Penitenziaria interviene per salvare vite umane: il DAP si gira dall’altra parte per evitare di elogiarli

Negli ultimi tempi si sono verificati tre eventi in cui agenti della Polizia Penitenziaria, liberi dal servizio, sono intervenuti per salvare vite umane.

Tre fatti che hanno raggiunto a vari livelli le cronache cittadine e nazionali. Tre vicende che chi si occupa di Relazioni Esterne del DAP, si è ben guardato dal riportare e valorizzare nei confronti di un’opinione pubblica che spesso ci conosce solo come “secondini” o "aguzzini" di poveri detenuti che soffrono tanto per il sovraffollamento delle carceri…

Il primo episodio, purtroppo, è finito  in modo tragico: un agente di Regina Coeli in una freddissima mattinata romana del 4 febbraio scorso, intorno alle 6.30, si è imbattuto in un uomo con un bambino in braccio che poi risulterà essere suo figlio.  Il collega interviene per offrire il suo aiuto. Cosa ci fa un uomo con un bambino in braccio che piange a quell’ora del mattino intorno a Regina Coeli? La assurda tragedia  si consuma in pochi minuti e alla fine l’uomo getta suo figlio nelle acque gelate del Tevere in un imprevedibile raptus di follia. Raccontiamo solo il  tragico epilogo perché il collega coinvolto ancora oggi non ha superato lo shock  e, dopo essersi ritrovato da solo a gestire una situazione impossibile da prevedere ha anche subito l'accusa, assurda, ingiusta ed ingiustificabile, di non essere stato all'altezza della situazione.

La trasmissione televisiva “La vita in diretta” condotta sulle reti RAI da Mara Venier,  che si è occupata del caso, ha avuto l'ardire di formulareun’accusa del genere nei confronti del nostro collega.

Ovviamente in contemporanea con il silenzio assordante del DAP e del suo Ufficio Stampa che non sono intervenuti né a difesa e tutela del collega, né sono stati capaci di prestargli vicinanza e supporto.

Il secondo fatto è avvenuto sempre nel centro di Roma il 17 febbraio 2012 intorno alle ore 23. Un collega viene avvicinato da una ragazza che cerca di attirare l'attenzione di alcuni passanti sull’aggressione che si sta consumando a pochi passi da lì. Tra le tante persone presenti, interviene solo il nostro collega della Polizia Penitenziaria nei confronti di un uomo che sta colpendo al volto e alla testa una donna riversa in terra di fronte all’entrata di un cinema. Il collega si qualifica, estrae l’arma di ordinanza e intima all’aggressore di allontanarsi.

Il suo  tempestivo intervento salva la vita alla donna.

Successivamente, dopo che il collega ha tenuto sotto tiro per parecchi minuti l’aggressore, arriva una pattuglia dei Carabinieri che ammanetta l’uomo.

Il sangue freddo e la professionalità del nostro collega ha salvato due vite: quella della vittima e quella dell’aggressore… E’ facile parlare al bar, ma quanti di noi avrebbero saputo mantenere i nervi saldi in quella situazione, in pieno centro, con una donna riversa a terra ferita quasi mortalmente e il suo folle aggressore a pochi metri ancora armato? Tra le decine di persone presenti solo il collega della penitenziaria è intervenuto e ha saputo mantenere la mente lucida per parecchi minuti con il colpo in canna. Ma al DAP e al suo Ufficio  Relazioni Esterne questo non basta così che il Corpo di Polizia Penitenziaria subisce “la beffa” di leggere nei titoli dei giornali che il merito è andato ai Carabinieri…

Il terzo è avvenuto il 9 marzo scorso alle 16.30. Il Comandante della Polizia Penitenziaria della Dozza, insieme ad un Sovrintendente di Polizia Penitenziaria si è recato sulla tangenziale di Bologna dove c’era un uomo che minacciava di suicidarsi tentando di gettarsi  da un ponte.

Da premettere che, nel corso della mattinata, l’uomo si era già presentato al carcere bolognese e aveva detto di voler restare in istituto, perchè temeva per la sua incolumità, in quanto parente di un collaboratore di giustizia. Dopo i controlli fatti dalla Polizia Penitenziaria era però emerso che l'uomo non aveva titolo per restare in carcere, non avendo commesso alcun reato. Nel pomeriggio il collega Sovrintendente è riuscito a dialogare con l’uomo e a convincerlo a desistere dal suo gesto suicida, nonostante sul posto fossero già accorse pattuglie di Polizia e Carabinieri.

Ma neanche questo è stato sufficiente a scalfire la classifica degli interessi del DAP e del suo Ufficio Stampa e Relazioni Esterne ed ovviamente il fatto è passato e passerà inosservato.

Grazie DAP!

Grazie per valorizzare al meglio la nostra attività ordinaria e straordinaria!