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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 27/03/2012  -  stampato il 10/12/2016


La caduta della Polizia Penitenziaria: fino a qui, tutto bene

"Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio per farsi coraggio si ripete: Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.  Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio."

Questo breve racconto è tratto da L’Odio, un film del 1995 che descrive le dinamiche tra diversi personaggi di una delle tante realtà periferiche di Parigi.

A mio avviso, però (certo per pura coincidenza), è anche un racconto che sembra descrivere appieno gli ultimi ventuno anni di storia della Polizia Penitenziaria, che corrispondono anche ai primi ventuno anni della Polizia Penitenziaria: ognuno di noi sta assistendo alla caduta della quarta Forza di Polizia dello Stato e non si riesce a capire bene qual è il limite tra l’impotenza, l’indifferenza o la complicità di quello che succede ogni giorno sotto i nostri occhi.

"Fino a qui tutto bene: lavoro in Sezione, ma non faccio le notti e mi pagano gli straordinari."

"Fino a qui tutto bene: lavoro in ufficio e non devo sentirmi addosso quella puzza di carcere."

"Fino a qui tutto bene: sono in un gruppo che è l’elite della Penitenziaria e non lavoro in carcere."

Ma a quale prezzo ognuno di noi ha barattato la dignità del Corpo di Polizia Penitenziaria per qualche piccolo privilegio per sé stesso?

Forse sto generalizzando, perchè non tutti l’hanno fatto. Sta ad ognuno di noi, in propria coscienza, saperselo riconoscere.

Per qualcuno, però,  è talmente evidente che dovrebbe nascondersi, dimostrando di possedere ancora un po’ di dignità (spero per loro stessi che prima o poi riescano a trovarla).

Fino ad ora abbiamo vissuto in un sistema di favori e di scambi. Ma credo che adesso la pacchia sia proprio finita! Le risorse economiche sono finite, gli “impicci” non si possono più fare.

Ad avvantaggiarsi di questo sistema fino ad ora sono state probabilmente le persone peggiori le quali, per un banalissimo fenomeno darwiniano di selezione naturale, hanno conquistato i centri di potere (spesso difficilmente riconoscibili) di questa amministrazione e se ne sono approfittati, gestendo il potere al riparo da ogni ritorsione legale, disciplinare, amministrativa e, finanche, fattuale.

Noi tutti dobbiamo, però, ammettere di aver delegato ad altri l’onere della verifica e del controllo della legalità. Avevamo altro da fare.

Abbiamo sbagliato.

Ora è arrivato il momento di  riprendersi questa amministrazione perché questa amministrazione ci appartiene!

La Polizia Penitenziaria è la quarta Forza di Polizia dello Stato, eppure continuiamo a farci prendere in giro da quattro usurpatori di funzioni che gestiscono i posti strategici della nostra amministrazione: il personale, la comunicazione, la formazione, l’ente assistenza, l’informatica, i rapporti con le altre Forze di Polizia, la Festa del Corpo, il Cerimoniale…

Ancora oggi l’amministrazione penitenziaria prende decisioni in deroga alle più elementari forme di diritto pubblico ed amministrativo.

Ogni giorno viene derisa l’immagine del Corpo, vengono calpestati i più elementari diritti di migliaia di persone.

E’ tempo di richiamare all’ordine anche i sindacati della Polizia Penitenziaria e controllare il loro effettivo operato.

Non è affatto produttivo per il Corpo, versare la quota sperando di ingraziarsi il potente sindacalista di turno per un prossimo futuro favore. Questo comportamento, alla lunga, non può che determinare un suicidio di massa, ma  è proprio quello che abbiamo messo in atto per tutti questi anni.

Bisogna iniziare a rallentare la caduta ed ad attrezzarsi per l'impatto e, speriamo, per il rimbalzo.

Questa dirigenza è debole, questa dirigenza è arrivata al capolinea.

Bisogna riprendere il controllo come Corpo di Polizia Penitenziaria e liberarci dei tanti incapaci che decidono, illegittimamente, per la Polizia Penitenziaria, sulle spalle della Polizia Penitenziaria e contro la Polizia Penitenziaria!