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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 10/04/2012  -  stampato il 03/12/2016


Polizia Penitenziaria: Il Dap che verrą

“Caro collega ti scrivo, così mi distraggo un po’ ...
Il Dap vecchio è finito ormai, ma qualcosa ancora qui non va !”

Sembra scritta davvero con queste parole la famosa canzone di Lucio Dalla.
Anzi, potrebbe essere riscritta con queste esatte parole se fosse riferita al nostro Dap, piuttosto che al nuovo anno che arriva.
In realtà, il vecchio Dap è davvero finito come fosse giunto inesorabilmente al suo 31 dicembre.
Il primo gennaio, infatti, ci ha portato un nuovo capo dipartimento, nuovi vice capi, nuovi direttori generali, nuovi direttori di uffici di staff e, addirittura, nuove segreterie particolari delle stanze dei bottoni.
In buona sostanza, è stata azzerata tutta la nomenclatura dell’amministrazione penitenziaria, ad eccezione del direttore generale del personale.
Anche in questo caso, però, nella migliore delle ipotesi si tratterà di onorare il terzo e ultimo anno di contratto dopo di che, probabilmente, ci potrebbe essere un avvicendamento alla direzione dell’Isppe.
 

Tancredi, nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa, diceva: “cambiare tutto, per non cambiare nulla”.
Il mio timore è che al Dap sia avvenuto proprio questo. E’ stato cambiato tutto, per non cambiare nulla.
Mi riferisco, ovviamente, alla posizione della Polizia Penitenziaria.

Infatti, per la Polizia Penitenziaria al Dap non è cambiato assolutamente nulla.
Il Capo del Dap è sempre un magistrato, è ancora lui il capo del Corpo e continua a percepire cinquecentoquarantamila euro l’anno per questo incarico (forse saranno ridotti a trecentodiecimila).
I due vice capi sono sempre un magistrato ed un dirigente generale dell’amministrazione penitenziaria.
I direttori generali sono sempre magistrati e dirigenti generali dell’amministrazione penitenziaria.
Agli uffici di staff c’è stato un semplice scambio di poltrone tra generali degli Agenti di Custodia.
Tutte le bozze di riorganizzazione del Dap che parlano di Direzione Generale del Corpo sono finite nel trita documenti.
La bozza per l’istituzione dei ruoli tecnici è ferma su chissà quale scrivania, impallinata dai veti incrociati dei sindacati del personale civile.
All’Ufficio del cerimoniale continua ad esserci un direttore.
All’Ufficio stampa e relazioni esterne continua ad esserci un dirigente degli educatori.

Cosa è cambiato ? Nulla.

Nel frattempo i sindacati (quelli con la s minuscola) si perdono dietro alle loro beghe di bottega.
Niente è mai stato più indicativo del divide et impera assurto a sistema.

Come potremo mai ottenere qualcosa se il 56% dei sindacati della Polizia Penitenziaria è impegnato a tempo pieno a cercare il fuscello nell’occhio del Sappe.
Purtroppo, c’è anche qualche altra organizzazione extra56% che nei tempi vuoti, allorquando non esercita il culto dell’eroe, è ossessionata da quel che il Sappe dice e da quel che il Sappe fa.
Ad onor di cronaca, va anche detto che una parte rilevante degli stessi sindacati è molto più interessata a mantenere lo staus quo dipartimentale che non alle riforme, affinché non si corra il rischio di perdere guarentigie clientelari che, spesso, si concretizzano in incarichi per se stessi, nell’uso di alloggi e, soprattutto, nell’impiego di parenti e amici negli uffici romani.

Qualcuno, poi, concentra tutte le proprie risorse (fisiche e mentali) per replicare, controbattere, confutare, censurare e commentare quello che fa o che scrive il Sappe.
Sono convinto, ad esempio, che se dovessimo scrivere un comunicato di sabato dicendo: “Domani è domenica”, c’è chi scriverebbe un altro comunicato dicendo: “Dopodomani è lunedì”.
Personalmente non mi meraviglierei, nemmeno, leggendo  di chi si dice capace di sconvolgere finanche il mondo della geometria preannunciando di saper disegnare triangoli con quattro lati.
Addirittura, si narra che nelle sedi di certi sindacati neanche il sapone detergente può essere neutro: anche quello è schierato dalla loro parte.

Sono convinto, infine,  che se mai qualche scienziato dovesse scoprire l’esatta ubicazione del centro dell’universo, qualche segretario nazionale rimarrebbe davvero deluso nell’apprendere che non si tratta della sede del suo sindacato.
Non sono mai stato un pessimista. Tutt’altro, ho sempre cercato di vedere il lato positivo delle cose ma questa volta, francamente, mi sembra davvero uno scenario deprimente, quasi senza speranza.
Per dirla come quel tale del culto dell’eroe: Mala tempora currunt.
 
“Vedi caro collega cosa si deve inventare 
per poter riderci sopra, per continuare a sperare...”