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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/04/2012  -  stampato il 04/12/2016


Polizia Penitenziaria: forse siamo tutti in mano a … “Nessuno”

Mi viene da ridere quando il Dipartimento si affretta a chiarire che in assenza del Direttore, negli Istituti di Pena, deve essere presente il Comandante di Reparto, di solito un Commissario che non ha nessun potere esecutivo e che normalmente non può firmare nemmeno una lettera se non d’ordine del direttore e non può prendere alcuna decisione.

Ma quando manca il Direttore, magicamente il Commissario Comandante di Reparto ovvero passacarte, firma tutto, lettere, certificati medici, relazioni e decisioni ecc. Lo stesso Dipartimento che non riesce a trovare un Provveditore per la Calabria si preoccupa però che ci sia il Comandante quando non c’è il Direttore in Istituto; lo stesso Dipartimento però permette che un solo Direttore possa dirigere contemporaneamente due o tre carceri, per mancanza di quelle figure che in realtà non è che manchino ma si trovano nei meandri del DAP o dei vari PRAP.

I vecchi agenti di custodia che erano ignoranti (non intelligenti come i poliziotti penitenziari di oggi), ma erano saggi usavano dire spesso: semu n’manu a nuddu!! (siamo in mano a nessuno) poiché percepivano questo scollamento tra il centro e la periferia.
Un centro di potere che pensa solo a dare in pasto ai giornalisti improbabili piani di edilizia carceraria che porteranno posti in più, senza spiegare però che nelle carceri ci vanno messi gli agenti di Polizia Penitenziaria e che non possiamo fare, come diceva quella vecchia diceria, alla maniera di Mussolini che faceva spostare le navi o gli aerei di porto in porto o di base in base per dimostrare l’entità della flotta aereo navale; ovvero leviamo gli agenti da alcune carceri per aprirne nuovi sempre con le stesse risorse.

Un Dipartimento che continua a non avere le idee chiare sul benessere del personale in quanto è ancora alle prese con l’ideazione di questionari al fine di capire il malessere degli agenti e che il solo benessere lo hanno visto i vari psicologi che hanno tenuto i corsi nelle carceri e hanno intascato un bel po’ di soldini.

Gli agenti continuano ancora a suicidarsi, noi stiamo ancora qui ad aspettare dei provvedimenti che non arrivano. La recessione colpisce anche gli agenti di Polizia Penitenziaria e colpisce ancora di più chi ha seri problemi in famiglia come i separati, i genitori di figli portatori di handicap, chi ha contratto mutui onerosi nel tempo ecc. Ma all’orizzonte ci sono solo tagli, non c’è speranza di aumenti contrattuali, non ci danno i soldi dell’assegno di funzione, non ci danno nemmeno il saldo FESI.

Noi continuiamo a vedere in giro colleghi disperati ma non li possiamo aiutare economicamente; non possiamo nemmeno attingere ad una parte della buonuscita.

Insomma siamo dei signori “NESSUNO in mano a “NESSUNO.