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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 13/04/2012  -  stampato il 09/12/2016


Lavorare in carcere: un bando di concorso per diventare boia nei penitenziari dello Sri Lanka

Nello Sri Lanka si apre la corsa al posto di lavoro come boia. In questo Paese è ancora in vigore la pena di morte per coloro che stuprano, uccidono o hanno a che fare con il traffico di droga. Nonostante non ci siano state esecuzioni negli ultimi 30 anni, è ancora necessario ricoprire la carica di Boia.
 
Il bando, per accedere al concorso per questo lavoro, non è ancora stato reso pubblico ma la notizia è comunque trapelata portando tantissime persone a presentare comunque la domanda di partecipazione. Il dato interessante, che ne emerge da questo evento, è la massiccia presenza di domande di partecipazione presentate dalle donne. Il commissario delle prigioni dello Sri Lanka, il sig. Kodippili, ha dichiarato che le domande saranno reputate comunque valide ma a partire dalla pubblicazione ufficiale del bando.
 
I posti di lavoro da coprire sono per 2 boia che dovranno rappresentare questa figura ormai istituzionale all'interno delle carceri dello Sri Lanka. Il tipo di esecuzione che dovrebbe essere applicata è quella effettuata tramite l'impiccagione.
 
Lo Sri Lanka è stato a favore della pena di morte per vari periodi storici anche se ufficialmente non è stato messo a morte nessun condannato a partire dal 1976. In questo anno fu effettuata l'ultima esecuzione e dopo di allora nessun detenuto ha subito la stessa sorte.
 
La pena di morte, con impiccagione, è ufficialmente tornata in atto dal 2004 a causa di un omicidio feroce accaduto a carico di un giudice dell'Alta Corte. Il giudice, Sarath Ambepitiya, venne assassinato con una serie di colpi di pistola mentre faceva ritorno presso la propria casa dopo una giornata di lavoro.
 
Prima del 2004 il presidente Kumaratunga, che allora era in carica, provò ripetutamente a ripristinare la valenza delle esecuzioni. Nel 1999 il Paese viveva un periodo di grossi tumulti e la violenza era aumentata così tanto da portare il Presidente a ricostituire la pena di morte; la popolazione si ribellò a questa proposta e i condannati a morte poterono riprendere respiro. Tutti i condannati a morte ebbero la pena commutata ad ergastolo a vita.
 
Dal 2001, quando chi era condannato a morte non poteva più sperare alla commutazione all'ergastolo, nessuno è stato giustiziato e i detenuti che sono in attesa di impiccagione sono oltre i 1100.