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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 19/04/2012  -  stampato il 10/12/2016


Lavoro in carcere: quando si parla di lavoro come attivitą trattamentale, di cosa stiamo parlando?

Premessa 
Articolo 15 comma 1 e 2 della Legge 354/1975: Il   trattamento   del   condannato   e  dell'internato  è  svolto avvalendosi   principalmente   dell'istruzione,   del  lavoro,  della religione,   delle  attività  culturali,  ricreative  e  sportive  e agevolando  opportuni contatti con il mondo esterno ed i rapporti con la famiglia. Ai  fini del trattamento rieducativo, salvo casi di impossibilità, al condannato e all'internato è assicurato il lavoro. 
 
I Dati ufficiali del DAP (sul sito www.giustizia.it - Dati aggiornati al 31 dicembre 2011)
Detenuti presenti: 66.897
Lavoranti alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria: 11.700 (17,48% dei detenuti presenti).
Lavoranti non alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria: 2.261 (3,37% dei detenuti presenti).

TOTALE lavoranti: 13.961 (20,87% dei detenuti presenti). 

Secondo i dati ufficiali quindi, un quinto dei detenuti lavora in carcere. Ma se “scremiamo” il dato dai detenuti alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria e togliamo cioè le professionalità di scopino e spesino (che dubito offrano davvero opportunità di lavoro anche all’esterno del carcere), rimane quel 3,37% di persone detenute che durante la loro permanenza in carcere, svolgono un lavoro vero e proprio (almeno questo tre per cento e spiccioli prendiamolo come dato veritiero). 

Dovrebbe quindi sorgere spontanea la domanda? Ma l’altro 79,13% della popolazione detenuta, cosa fa ogni giorno in carcere? 

La domanda ovviamente non può sorgere all’interno del DAP, che in tutti questi anni non s’è minimamente posta il problema della propria “mission” e non possiamo nemmeno aspettare che se la pongano i politici che di carcere si occupano solo a ferragosto a natale e a pasqua… 

C’è dunque qualcuno la fuori che voglia interessarsi a questa faccenda?