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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/04/2012  -  stampato il 19/11/2017


Compagnia d’Onore della Polizia Penitenziaria: non eravamo né alti, né belli ... ma c’eravamo !

.… Non siete né alti né belli… siate almeno fieri d’esser qui: questo ci disse, con tono fermo e deciso, un Generale di Brigata passando in rassegna il plotone schierato in quella assolata piazza d’armi, alla vigilia del secondo debutto al Quirinale della nostra Compagnia d’Onore.

Una Compagnia nata per la Polizia Penitenziaria, partorita, nell’anno precedente, dalla nostalgica idea di un appartenente al Corpo e tramutatasi in un grande successo nonostante fosse fortemente contesa tra il vivo timore di sbagliare e la lancinante emozione della marcia su via della Dataria.

Non eravamo “né alti né belli”…tutti lì radunati in attesa della solenne ramanzina e succubi del fantasma del cambio: quei Granatieri di Sardegna che ci avrebbero aspettati lì, sulla soglia del Quirinale, istituzionalmente alti, possenti, imponenti e figli di una esperienza ormai assodata nel tempo ben pronti ad affidarci, per consegna, la vigilanza di uno dei simboli più importanti del Paese.

Non eravamo in grado di competere su queste poche ma essenziali oggettività; eravamo per lo più figli di un percorso ‘militare’ difforme, poco avvezzi a tanta forma e sempre inclini a perder tempo. Ma in una cosa eravamo grandi: tutti provenienti da un istituto penitenziario, tutti con un bagaglio d’esperienze fatto di vita quotidiana trascorsa tra il disagio sociale e le carenze del sistema. Ognuno di noi aveva respirato quell’aria, aveva percepito il freddo delle chiavi d’ottone giallo ed aveva sentito il suono dei cancelli chiudersi alle spalle quando, per prender servizio, si dovevano attraversare più sezioni.
 
Proprio qui, su questa nostra comune esperienza si fondò la riscossa: ‘siate almeno fieri d’esser qui’’, diventò subito un ‘siate almeno orgogliosi del vostro vissuto, siate almeno consapevoli del grande compito che vi si attribuisce: portare su quella piazza ognuno dei vostri colleghi, la fierezza dell’uniforme, quella  cucita addosso giorno dopo giorno nelle patrie galere.
 
Alle ore 15:15 del giorno successivo, in Piazza del Quirinale, alla presenza di molti spettatori andò in scena un gran successo: tutti respirarono a pieno la nostra fierezza, i Granatieri di Sardegna non poterono competere perché persi nella quotidianità di un’attività diventata dovere.
 
Sfoggiammo con gli occhi lo spirito di Corpo e quell’inno Nazionale lo cantammo in 40.000: esattamente tutti gli appartenenti al Corpo.
 
Quest’anno la crisi ha tarpato le ali anche a questo spirito: in nome del risparmio non si attinge più alle patrie galere e si affida ai nuovi allievi l’onere di calcare quei sampietrini.
 
Belli ed alti senza ombra di dubbio, giovani ed imponenti senz’altro…ma chi porterà in scena quel vincente spirito di Corpo, quello vero, nato nel quotidiano combattere da questa parte del cancello? In quelle patrie galere dove si assiste ad ampi slanci … possibile che nessuno avrebbe aderito rinunciando a quegli oneri a carico dell’Amministrazione?