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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 16/04/2012  -  stampato il 03/12/2016


Tamburino dichiara: “L’amministrazione deve scendere a patti con i detenuti”. Spero di stare su Scherzi a parte.

 

Non c’è proprio niente da fare ... continuiamo a subire la nomina di Capi Dipartimento che non hanno alcuna cognizione di che cosa significhi comandare un Corpo di polizia ne alcuna esperienza manageriale in senso stretto.
Sono anni, forse decenni, che continuiamo a lanciare sos sulla necessità che a capo del Dap sia nominato un manager, esperto di organizzazione e, soprattutto, di gestione delle risorse umane.
Invece, per colpa della stramaledetta indennità di 500000 euro all’anno (un miliardo delle vecchie lire!) la poltrona di capo del Dap è uno degli incarichi dirigenziali più ambiti e desiderati dello stato italiano.
Ed ecco perché (tranne rarissime eccezioni) la durata media dell’incarico è di poco superiore ai diciotto mesi e le persone nominate provengono da precedenti professionali più disparati e, soprattutto, senza alcuna esperienza di organizzazione e gestione delle risorse.
E questo perché (per chi ancora non lo sapesse) il diritto alla indennità di cinquecentomila euro si acquisisce contestualmente (ed immediatamente) al conferimento dell’incarico di Capo Dap e ( UDITE, UDITE ! ) si mantiene per sempre (anche dopo aver lasciato l’incarico) anche sulla pensione che si percepirà dopo aver lasciato il lavoro (qualsiasi esso sia).
Tanto per rinfrescare un po’ la memoria, ecco l’elenco dei Magistrati che hanno acquisito il diritto (per sempre) all’indennità di Capo del Corpo di Polizia Penitenziaria (per chi non lo sapesse l’indennità è legata all’incarico di Capo della Polizia Penitenziaria e non Capo del Dap):
1) Nicolò AMATO (incarico 1991-1993)
2) Adalberto CAPRIOTTI (incarico 1993-1995)
3) Salvatore CIANCI (incarico 1995-1996)
4) Michele COIRO (incarico 1996-1997)
5) Alessandro MARGARA (incarico 1997-1999)
6) Giancarlo CASELLI (incarico 1999-2001)
7) Giovanni TINEBRA (incarico 2001-2006)
8) Giovanni FERRARA (incarico 2006-2008)
9) Franco IONTA (incarico 2008-2012)
10) Giovanni TAMBURINO (incarico 2012-presumibilmente 2013)
Non è dato sapere se anche coloro che hanno rivestito l’incarico come reggente abbiano maturità il diritto all’indennità (Salvatore VECCHIONE, Giuseppe FALCONE, Paolo MANCUSO), ma presumo e mi auguro di no.
In vent’anni, dunque, abbiamo avuto (considerando anche le reggenze) 13 Capi Dap per una media, appunto, di diciotto mesi di dirigenza ciascuno.
E tutti costoro hanno percepito (e continuano a percepire) 500000 euro all’anno per essersi seduti su quella poltrona!
Ma nell’Italia della crisi, nell’Italia della recessione, nell’Italia degli esodati, nell’Italia dei disoccupati, nell’Italia dei cassintegrati non sarebbe magari il caso di mettere fine a questo scempio ?
Si pensi, tra l’altro, che parliamo di magistrati con incarichi superiori che già percepiscono per il loro lavoro più di duecentomila euro l’anno.
Non sarò certo io, in questa occasione, a tirare in ballo Marx e la sua teoria dello sfruttamento della forza lavoro ma certo è che mi tremano le vene ai polsi nel pensare che chi mi comanda, oltre a godere di una serie infinita di benefit e privilegi, guadagna venti volte il mio stipendio !
E non gliene frega niente di me e della mia divisa.
Ho letto, ad esempio, su alcune agenzie che quello che dovrebbe essere il Capo della Polizia Penitenziaria ha dichiarato di voler “scendere a patti con i detenuti”, affinchè “essi rispettino le regole”.
Non ho alcuna difficoltà a definire assurde queste dichiarazioni.
Anzi, mi chiedo se Giovanni Tamburino si è reso davvero conto di quello che ha dichiarato.
Lo Stato dovrebbe scendere a patti con chi ha violato le sue leggi ?
La Polizia Penitenziaria dovrebbe “assicurare dei vantaggi” ai detenuti per ottenere “l’osservanza delle regole” ?
A me sembra un’idea assolutamente folle, una calata di braghe veramente vergognosa!
Io spero proprio che Tamburino non abbia voluto intendere questo: mi auguro proprio che si sia trattato di una gaffe, un inciampo lessicale.
Anzi, fosse per me, preferirei scoprire che siamo tutti su Scherzi a parte.
Comunque sia, nell’uno e nell’altro caso, è veramente deprimente per un poliziotto penitenziario ascoltare, o leggere, certe dichiarazioni del proprio “Comandante”.
Si pensi, tra l’altro, che il Pres. Tamburino è perfettamente consapevole di aver avuto un incarico a tempo (nella migliore delle ipotesi potrebbe arrivare a giugno 2013, nella peggiore non arriva a fine 2012) e, quindi, non è nemmeno nelle condizioni psicologiche per ragionare a media o lunga scadenza.
Per tutte queste motivazioni, lancio un appello accorato al Governo e al Parlamento:
Sopprimete questa ingiusta ed ingiustificabile indennità al Capo del Dap e da adesso in poi affidate l’incarico a qualcuno che si intenda veramente di managerialità e di gestione delle risorse, così da sgombrare il tavolo da qualsiasi dubbio sul fatto che chi arriva al Dap lo possa aver fatto per i soldi.
 
 
 
 
Giustizia: Tamburino (Capo Dap); serve un "patto di responsabilità" con i detenuti     
Ansa, 12 aprile 2012
 
 "Un patto di responsabilità tra i detenuti e l'amministrazione, che da un lato assicuri ai detenuti dei vantaggi e che dall'altro comporti un'assunzione di responsabilità rispetto all'osservanza delle regole, utile ad abituare il detenuto al ritorno alla società".
È questa la ricetta del capo del Dipartimento di amministrazione penitenziaria, Giovanni Tamburino, per la gestione delle carceri italiane. Occorre un sistema "diverso da come è adesso", ha affermato Tamburino, che non si basi tanto "sul controllo che in qualche modo blocchi il detenuto, ma che dia ragionevole fiducia, sempre nella massima prudenza, che occorre a tutela delle condizioni di sicurezza".
A tal proposito, intervenendo alla Scuola di perfezionamento per le forze di polizia a Roma, Tamburino ha portato ad esempio i sistemi adottati in Spagna e Germania: "possono essere una linea, percorsi per realizzare una sicurezza dinamica". E nel costruirli, ha concluso, "possiamo anche commettere errori, anche perché l'errore misurato aiuta ed è necessario per fare passi avanti".