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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 26/04/2012  -  stampato il 06/12/2016


Addio mondo crudele ... La lettera che potrebbe lasciare un poliziotto penitenziario suicida.

Scusate colleghi, forse mi ricorderete come il 6° o 7° collega che si è suicidato quest’anno, forse farò statistica penitenziaria e mi indicheranno come il 100° o il 101° poliziotto penitenziario che si è suicidato da dieci anni a questa parte….non lo so; fatto sta che farò scalpore per alcuni giorni (una volta lo scalpore durava qualche mese), dopo qualche articolo e qualche riunione della Commissione sul Benessere Organizzativo, nessuno più si ricorderà di me, dei miei guai, delle mie sofferenze.

Voglio raccontarvi la mia storia e come sono arrivato in fondo al baratro. Sono stato uno dei tanti, un assistente capo come tanti, uno di quelli che lavora a turno, logorandosi giorno dopo giorno a contatto con la sofferenza umana, a contatto con i delinquenti. Per tirare avanti ho fatto tanti debiti: il matrimonio, la casa, l’auto, i figli e alla fine dopo 15 anni di matrimonio mia moglie mi ha lasciato. E’ stata una separazione cattiva, con l’avvocato di mia moglie che sembra il mio principale nemico che consiglia mia moglie di levarmi tutto, pure la dignità. E così dopo una vita di sacrifici, tanti debiti mi sono ritrovato senza casa….eh già la casa è rimasta a lei, abbiamo due figli minori…..ma il mutuo da pagare è rimasto a me. Così mi sono ritrovato solo, con un mutuo e il mantenimento da passare a mia moglie. Ho mendicato un posto in caserma ma mi hanno detto che ormai le caserme sono in disuso, non ci sono posti in caserma, grazie a Monti e alle sue leggi adesso le uniche stanze decenti che ci sono nelle caserme devono essere messe a disposizione di chi si reca in missione. Non ci sono più soldi per mandare i colleghi a dormire in albergo. E così inizia il mio calvario. Mia moglie mi ha lasciato perché ha scoperto che giocavo ai cavalli, scommettevo sulle partite e in poco tempo dilapidavo il mio stipendio. Mia moglie ha fatto bene a lasciarmi, ma adesso mi vuole rovinare. Non mi fa vedere i figli. Sono disperato, non posso pagarmi nemmeno un avvocato per contrastare la sua arroganza. Non c’è stato nessuno finora che si è interessato a me e alla dipendenza dal gioco d’azzardo. A volte andavo in servizio senza un euro in tasca e anzi li chiedevo in prestito ai colleghi. Quando non si sapeva quello che facevo qualcuno me li ha dati; quando poi qualcuno mi ha visto giocare è iniziato un altro calvario: i colleghi mi deridevano, mi umiliavano, e per me ogni giorno era più difficile recarmi al lavoro. Allora chiesi aiuto ad un sindacalista che credevo un amico, per un prestito e questi mi portò in una finanziaria che mi fece un prestito ad un tasso altissimo e adesso io non posso più pagare le rate e mi hanno pignorato lo stipendio. Scopriì dopo che il collega prendeva la percentuale sui prestiti e non gliene fregava niente se io ero nella merda. Avevo bisogno di soldi ma non potevo nemmeno attingere ad una parte della mia buonuscita, quella che avevo maturato fino a quel momento, perché questa possibilità non è mai stata inserita nel contratto di lavoro mi hanno spiegato. Speravo in un aumento di contratto che non ci sarà, nell’assegno di funzione promesso ma mai arrivato, qualche euro in più sulla busta paga ma, invece, niente da fare. Speravo ancora in qualche centinaio di euro di missioni da riscuotere ma mi hanno detto che non c’erano i fondi e non potevano pagare. Ma allora che devo fare? Mi hanno sottoposto un questionario, dicono che è per il benessere organizzativo: un questionario? Ma che tipo di benessere potrà portarmi un questionario a me che ho tutti questi problemi e che mi sento abbandonato nel momento del bisogno? Anche se ho sbagliato non è giusto che qualcuno faccia un tentativo per aiutarmi ad uscire da questo baratro? Che paradosso: noi aiutiamo i detenuti, gente che ha commesso reati orribili e poi non riusciamo ad aiutare un collega che ha sbagliato!

Allora ho iniziato a trafficare con i detenuti. All’inizio piccole cose, oggetti. Poi sono passato alla droga, hashish e poi cocaina. Fino ad ora mi è andata bene, non mi hanno scoperto ed io sono riuscito ad andare avanti con qualche centinaio di euro con cui i detenuti mi hanno ricompensato. Ma non ho più dignità. Ho tradito i valori per i quali avevo abbracciato questo lavoro. Ho paura, non ce la faccio più a recitare questa parte. Già i colleghi mi guardano con sospetto. Il Comandante mi ha fatto montare di sentinella fisso poiché sospetta di me.

Sono sprofondato, infine, all’inferno. Non ce la faccio più a vivere. Addio mondo crudele.

BANG!