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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 05/05/2012  -  stampato il 09/12/2016


Un altro detenuto si suicidato. Dopo le statistiche, i soliti sospetti.

Un altro detenuto si è suicidato. Non ha importanza il nome, non ha importanza nulla. E’ solo un fatto statistico buono per qualche comunicato stampa.

Solo che stavolta, dopo quasi quattro mesi, un magistrato ha dato ragione alla Polizia Penitenziaria e ha tirato fuori (quasi) tutte le incongruenze di un sistema penitenziario in cui sono solo i poliziotti quelli che rischiano quando in carcere succede un fatto simile: tutti gli altri si riempiono la bocca e le coscienze di un dramma a cui, in realtà, non sono davvero interessati altrimenti dopo decine di suicidi avvenuti e dopo migliaia di suicidi sventati dalla Polizia Penitenziaria, lo sforzo di ascoltare i poliziotti, lo avrebbero fatto…

Aveva 31 anni, era in carcere da novembre per scontare una condanna per un furto in appartamento, era fragile e disperato. Il 7 gennaio l’hanno trovato impiccato nel bagno della cella. L’inchiesta del pm Paolo Barlucchi ha documentato le sofferenze dei reclusi nel grande carcere di Sollicciano, afflitto dal sovraffollamento, dalla carenza di mezzi, dalla insufficienza del personale di Polizia Penitenziaria. Ma ha anche escluso ogni responsabilità della struttura nella morte del giovane detenuto, portando alla luce, al contrario, la dedizione degli operatori che hanno fatto di tutto per aiutarlo.

Nella richiesta di archiviazione il pm spiega che l’autopsia ha escluso segni di percosse e di violenze sul corpo del detenuto. E’ stato lui a passarsi il lenzuolo intorno al collo e a lasciarsi cadere nel vuoto. Non è emersa alcuna traccia di una possibile istigazione al suicidio né di negligenza da parte degli operatori. Al contrario. Pochi giorni dopo che il giovane era entrato in carcere la funzionaria dell’area pedagogica si era messa in contatto con il suo legale e aveva redatto una relazione positiva per la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali, ed era stata lei a fargli presentare anche una domanda di detenzione domiciliare, sollecitando poi una decisione del Magistrato di Sorveglianza. Sin dall’inizio al giovane fu proposto un trasferimento nell’ottava sezione, dove sono concentrati gli sforzi per rieducazione dei detenuti. All’inizio fu lui a declinare l’offerta, poi sembrava essersi convinto, http://imageceu1.247realmedia.com/0/default/empty.gifma occorreva l’assenso della commissione filtro, che si sarebbe riunita a metà gennaio.  

Nei due mesi di detenzione il giovane si era lamentato più volte dei maltrattameti subìti dai compagni di cella e per tale motivo era stato trasferito tre volte, passando in quattro celle diverse. Nei numerosi colloqui con lo psichiatra aveva manifestato il suo tormento. Si sentiva continuamente in pericolo ma non voleva assumere i farmaci che lo psichiatra gli aveva consigliato. L’anno precedente aveva tentato di uccidersi impiccandosi. Il 28 dicembre lo psichiatra, allarmato per la sua estrema fragilità, aveva chiesto che fosse sottoposto a Grande Sorveglianza, un regime peraltro non formalizzato in quanto Sollicciano non si è dotato di un proprio regolamento. 

In ogni caso, l’inchiesta ha appurato che il 7 gennaio, giorno del suicidio, a Sollicciano c’erano 28 detenuti per i quali era stata richiesta la Grande Sorveglianza, di cui 5 nella sua sezione, uno dei quali nella sua stessa cella, e che tuttavia nel carcere mancavano (e mancano) le forze per esercitare una sorveglianza davvero stringente, visto che durante la notte è presente un solo agente per piano. E ogni piano comprende due sezioni, per un totale di 126 detenuti. 

Punti su cui discutere:

1)     E’ giusto che la Magistratura disponga l’autopsia in casi simili, ma è o non è un atteggiamento strumentale e pretestuoso adombrare dubbi di pestaggi ad ogni decesso avvenuto in carcere?

2)     La domanda di detenzione domiciliare è stata esaminata dal Magistrato di Sorveglianza? Quante sono state le visite nell'ultimo mese (e nell'ultimo anno) al carcere di Sollicciano da parte del Magistrato di Sorveglianza competente? Forse il Capo DAP Giovanni Tamburino, potrebbe chiederlo al suo ex collega Alessandro Margara…

3)     Come mai il Regolamento del carcere di Sollicciano non è ancora pronto? Non sono bastati 37 anni per redigerlo? (i Regolamenti d’Istituto sono previsti dalla Legge 354/1975)

4)     Qualcuno ha “monitorato” la prassi secondo la quale si arriva a disporre la Grande Sorveglianza per 28 detenuti contemporaneamente di cui 5 nella stessa Sezione e due nella stessa cella?

5)     Qualcuno ha intenzione di spiegarci come fa un agente di Polizia Penitenziaria a lavorare attenendosi a tutte le Leggi, Regolamenti, Circolari e Disposizioni di Servizio quando nel turno di notte deve controllare un intero piano composto da due distinte Sezioni per un totale di 126 detenuti?

Stavolta è andata bene al collega di turno perché ha incontrato un magistrato attento che ha saputo verificare le effettive condizioni di lavoro degli agenti di Polizia Penitenziaria, ma in tutti gli altri casi?