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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/11/2009  -  stampato il 06/12/2016


Intitolati a Genova i giardini pubblici alla memoria dell’agente Mariagrazia Casazza M.O.V.C. alla memoria

A vent’anni dal tragico rogo nel carcere torinese “Lo Russo Cutugno” (ex Le Vallette) del 3 giugno 1989, in cui persero la vita le eroiche Vigilatrici penitenziarie Mariagrazia Casazza e Rosa Sisca, il Comune di Genova ha reso onore ad una delle due colleghe – la genovese Mariagrazia, Medaglia d’Oro al Valor Civile alla Memoria – accogliendo la proposta fatta dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE ed intitolando alla Sua memoria i giardini di nuova realizzazione tra corso De Stefanis, via del Faggio e via del Mirto, adiacenti il carcere di Marassi. Martedì 22 settembre 2009 si è svolta la cerimonia alla presenza dell’Assessore Paolo Veardo, in rappresentanza della Sindaco di Genova Marta Vincenzi, del Vice Capo Vicario del Dipartimento Emilio di Somma, del Provveditore dell’Amministrazione penitenziaria per la Liguria Giovanni Salamone e della sorella della vittima, Sonia Casazza.

Sono intervenute anche molte Autorità civili, militari e religiose della città di Genova, alcuni dei direttori e Comandi di Reparto degli Istituti e servizi penitenziari liguri, il Direttore dell’Ufficio Stampa e Relazioni Esterne del DAP Assunta Borzacchiello, molti colleghi liberi dal servizio e cittadini. Un Picchetto d’Onore della Polizia penitenziaria congiuntamente al trombettiere della Banda musicale del Corpo hanno reso gli Onori.

A Mariagrazia Casazza, per altro, è intitolata la Caserma Agenti della Casa Circondariale Marassi di Genova ed una via della città di Gallio (VI), città natale della madre. Genova, dunque, sollecitata dal Segretario Generale Aggiunto del SAPPE Roberto Martinelli che due anni fa si fece promotore dell’iniziativa, ha deciso meritoriamente di intitolare alla sua cittadina eroica e altruista fino all’estremo un luogo altamente significativo, soprattutto per le generazioni più giovani, che permetterà anche chi non l’ha mai conosciuta o non ne conosce la drammatica storia di riflettere sul Suo estremo sacrificio. Una storia davvero agghiacciante, come si può facilmente desumere dalla motivazione con cui il 15 settembre 1989 a Mariagrazia Casazza ed a Rosa Sisca venne Loro conferita la Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria: “In occasione di un incendio sviluppatosi all’interno di un istituto di pena, si prodigava, unitamente a un collega, nel disperato tentativo di salvare alcune detenute, nella consapevole certezza di mettere a repentaglio la propria vita. Sopraffatta dalle venefiche esalazioni, s’accasciava esanime immolando la propria vita ai più nobili ideali di non comune altruismo e altissimo senso del dovere.”

Ma sono le parole dell’allora Prefetto di Torino Spàrano che fanno davvero comprendere l’eroico comportamento delle due colleghe. Nella corrispondenza diretta al Ministero dell’Interno per il riconoscimento dell’alta onorificenza, il rappresentante del Governo scrisse infatti:

“Il giorno 3 giugno 1989, alle ore 23.10 circa, una rudimentale torcia usata dalle detenute per comunicare con i reclusi di altre sezioni e lasciata cadere in basso determinava l’accensione di 825 materassi di materiale espanso depositati sotto il porticato della palazzina di due piani che ospita il Reparto femminile, in quel momento occupato da 96 detenute. Le fiamme, accompagnate da enormi ondate di calore (circa 1.200 gradi) e denso fumo tossico, lambivano le facciate esterne dell’edificio su cui si affacciavano le finestre delle celle e dei corridoi, provocando la diffusione di notevoli quantità di prodotti della combustione, ricchi di particolato all’interno. In tale drammatico contesto le vigilatrici Mariagrazia Casazza e Rosa Sisca… benché avvertissero i primi sintomi di intossicazione causati dalle venefiche esalazioni, si introducevano coraggiosamente all’interno dei reparti, nella consapevole certezza di mettere a repentaglio la propria vita, nel tentativo disperato di consentire alle detenute ivi rinchiuse di porsi in salvo. Maria Grazia Casazza riusciva ad aprire alcune celle della Sezione Penale, trovando la morte subito dopo aver liberato la detenuta Rosa Capogreco, che tuttavia non faceva a tempo a salvarsi. Rosa Sisca provvedeva ad aprire, prima di spirare, alcune celle della Sezione B tra cui quelle di Nora Okon e Fajanara Okuru che potevano in tal modo abbandonare la Sezione. Il comportamento delle due valorose vigilatrici, fulgido esempio di altruismo e abnegazione, ancor più significativo per la giovane età della Casazza e per le responsabilità familiari della Sisca, che lascia 3 figli di 18, 14 e 4 anni, ampiamente sottolineato dagli organi di informazione nazionale e cittadini, appare meritevole, per lo sprezzo del pericolo dimostrato nella circostanza per salvaguardare l’altrui incolumità fino all’estremo sacrificio della propria vita, della Medaglia d’Oro al Valor Civile.”.

Due giovani vite tragicamente e prematuramente terminate per un profondo senso civico ed un altissimo senso del dovere. Oggi il sacrificio estremo e l’eroismo di Mariagrazia Casazza resteranno ad imperitura memoria dei genovesi nei giardini a Lei dedicati nel quartiere di Marassi.