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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/05/2012  -  stampato il 11/12/2016


Il lavoro del poliziotto e l'ipocrisia dell'opinione pubblica: domanda di sicurezza e comprensione della devianza

Ho letto le espressioni di indignazione, sconcerto, vergogna di taluni politici dopo aver visto una foto che immortala, su un volo di linea per Tunisi, l’uso di scotch sulla bocca di alcuni extracomunitari rimpatriati perché clandestinamente sul territorio italiano. La procedura è sicuramente anomala ma bisogna contestualizzare l’accaduto ripreso nella foto scattata da un passeggero.

Dalla ricostruzione in Parlamento del ministro dell’Interno, emerge che i due tunisini hanno da subito avuto atteggiamenti aggressivi con sputi, morsi, calci e pugni all'indirizzo del personale di scorta. E lo stesso facevano a bordo dell’aereo. Non solo: per ostacolare la loro espulsione, i due avrebbero iniziato a sputare sui poliziotti e sui passeggeri il sangue fuoriuscito dalle labbra che avevano cominciato a mordersi.

Cosa doveva fare la polizia? Cosa avrebbero detto quei politici «indignati e sconcertati» se, seduti davanti ai due agitati, fossero stati colpiti dalla loro saliva e dal loro sangue? Mi auguro che quei politici «indignati e sconcertati» esprimano analoghe espressioni — perché fino ad oggi non mi risulta l’abbiano fatto — anche la prossima volta che qualche poliziotto penitenziario sarà fatto oggetto, nella sezione detentiva di qualche carcere o su uno dei mezzi impiegati per il trasporto dei detenuti, di sputi, lancio di urine, feci e bombolette di gas, di sangue, olio bollente e liquami vari (accade più frequentemente di quanto si pensi) o ancora quando (come accaduto di recente in Sicilia) a un nostro ispettore viene strappata dal morso di un internato la falange di un dito...

Roberto Martinelli, segretario gen. aggiunto Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria

 

Caro Martinelli, Approfitto della sua lettera per accennare a un problema tipico di tutte le società moderne. Esiste una domanda di sicurezza che esplode ogni qualvolta la stampa e la televisione danno notizia di un furto, di un omicidio, di uno stupro, di una rapina, di un campo rom sorto alla periferia della città o dello sbarco a Lampedusa di una nave carica di clandestini. In quelle occasioni il partito del rigore chiede leggi più severe, pene più drastiche, inflessibili estradizioni di stranieri indesiderabili, poliziotti all’angolo di ogni strada e persino, in qualche caso, il ritorno alla pena di morte.

Ma esiste anche un partito della comprensione e della tolleranza, particolarmente forte fra coloro per cui la colpa di ogni devianza è sempre del capitalismo rapace, dell’ingiustizia sociale, dei «poteri forti» e dello Stato. Per i militanti di questo partito vi è sempre, dietro ogni evento criminale, un caso umano da trattare con particolare delicatezza.

Ho parlato di due partiti, caro Martinelli, ma nella realtà di ogni giorno ogni cittadino può appartenere ora all’uno ora all’altro. Reagisce con rabbia di front e a un evento sanguinoso e rimprovera di negligenza coloro che avrebbero dovuto prevenirlo. Ma reagisce con indignazione ogniqualvolta il malfattore viene trattato rudemente.

Sembra che la società contemporanea abbia sempre bisogno di commuoversi per una vittima. In qualche caso la vittima è il cittadino che la polizia non protegge sufficientemente. In altri casi la vittima è il ladro, l’assassino, il rapinatore. Fra questi due scogli le forze dell’ordine sono costrette a navigare molto scomodamente. In questa contraddizione vi è un dato paradossale: le statistiche della criminalità in Italia non sono particolarmente preoccupanti.

Un lettore, Alberto Carzaniga, mi ha ricordato che «siamo tra i Paesi col più basso tasso di omicidi per 100.000 abitanti al mondo (circa 1), vale a dire circa 600 omicidi all'anno per 60 milioni di abitanti, con un numero di poliziotti più che doppio rispetto ai Paesi che hanno più o meno gli stessi nostri livelli di criminalità. Abbiamo un tasso di suicidi dell'ordine di 5 per 100.000 abitanti, se ho capito bene, ed anche qui siamo sul lato basso delle statistiche. Le vittime della strada sono più o meno su livelli medio - bassi europei: 8 per 100.000 abitanti». Non ho potuto verificare l’attendibilità di queste statistiche. Se qualcuno ha dati diversi, ci scriva.

Sergio Romano, Corriere della Sera, Venerdì 27 aprile 2012