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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/05/2012  -  stampato il 06/12/2016


Dov' la sicurezza sul posto di lavoro della Polizia Penitenziaria?

Aggressioni, mancanza di tutela sul posto di lavoro per insufficienti forze, insalubrità dei luoghi di lavoro dovute alla carenza di fondi da destinare alle pulizie ed al ripristino delle condizioni di vivibilità dei luoghi di lavoro.

Basta Slogan, serve pragmatismo, coerenza e coraggio di cambiare!

Troppo immobilismo! La straordinarietà è divenuta ordinaria amministrazione, le ultime forze si stanno esaurendo e la situazione è ormai patologia cronica, la quale crea disagio lavorativo e disagio sociale, quel tipo di disagio da burnout che i Poliziotti Penitenziari portano con loro anche nella loro vita privata.

Da troppo tempo l’amministrazione Penitenziaria, analizza le problematiche che affliggono il sistema, ma é triste, veramente triste,  prendere atto di una vera mancanza di volontà di risolvere i problemi in maniera risolutiva.

Quello di cui si parla, è di un progetto serio e riformatore del sistema penitenziario Italiano, il quale vive da troppo tempo di interventi tampone, mentre sarebbe assolutamente indispensabile riflettere su un programma strutturato di riforma del sistema stesso.

Il principio edonistico, e la mentalità manageriale non può essere applicata al sociale, perché l’amministrazione Penitenziaria è una istituzione con vocazione altamente sociale,  ha un difficilissimo compito, riuscire nell’impresa di risocializzare i criminali, compito dove hanno fallito la famiglia, la scuola e la società.

Tale principio non può essere affermato risparmiando sulla sicurezza dei lavoratori, prevaricandone continuamente il diritto ad avere un posto di lavoro nel quale si senta tutelato, un posto di lavoro salubre ed edificante, un posto di lavoro che gli permetta ogni giorno di tornare sano e libero, sia fisicamente che moralmente nella propria dimensione sociale privata.

Nonostante il lavoro del Poliziotto Penitenziario sia un mestiere oggettivamente pericoloso, è doveroso garantire al personale una adeguata tutela, tutela che allo stato delle cose viene a mancare per mancanza di risorse finanziarie e di uomini.

Non è accettabile che in uno stato di diritto come quello italiano la sicurezza sul posto di lavoro sia lasciata al caso e la prevenzione sia soltanto uno slogan per ingannare le carte ed alleggerire le coscienze dei burocrati.

La questione è veramente Storica, dobbiamo registrare due grandi assenti, l’amministrazione penitenziaria e la Politica, istituzioni che fanno spallucce ai problemi tanto che la dialettica di confronto con le organizzazioni sindacali è diventato  soltanto un gioco perverso e veramente poco edificante.

Serve una politica che realizzi i progetti ideologici, prendendo atto che le attuali regole d’ingaggio non sono più adeguate a gestire la condizione di estremo disagio e di forte disorientamento delle strutture carcerarie Italiane.

Benché il sistema sia gravato da molteplici problemi ormai agli onori delle cronache, il senso del dovere e l’alto spirito di sacrificio del servitore dello stato ancora prevale nel Poliziotto Penitenziario, che ogni giorno tra mille difficoltà senza mezzi strumentali, senza una adeguata formazione, in luoghi insalubri, tra persone deviate, criminali malati di mente assicura con umanità la presenza della legalità.    

Ciò posto, questa situazione è matura e pronta per una rivoluzione ed ogni giorno in più di disattenzione per questo sistema, è soltanto un in meno per compiere quel passo coraggioso e disperato “dello scacco a Re”.