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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 21/05/2012  -  stampato il 03/12/2016


Spirito di appartenenza alla Polizia Penitenziaria? No, spirito di patate!

Prendo spunto dal breve racconto di Klaus Rossi per esprimere il mio parere. 

Il tuo breve racconto è davvero commovente e intenso. 

Non credo, però, che tra di noi, salvo rare eccezioni, aleggi questo spirito di Corpo e questo senso di appartenenza, che ha avuto il signore che hai conosciuto, anche se è stato solo quattro anni nell’Arma.

Piccolo particolare: nonostante i 4 anni nell’Arma, probabilmente era iscritto all’Associazione Nazionale Carabinieri.

Conosco colleghi che una volta andati in pensione dicono: “Non ci passerò mai più dal carcere! Solo se mi chiamano dalla Segreteria e solo per quei pochi minuti…. “, rivelando così un astio verso la struttura, ma in senso lato verso quell’Amministrazione che pur dandogli da mangiare per almeno 30 anni, ha sempre sentito distante e assente.

Conosco pensionati del Corpo che disprezzano l’ANPPE preferendo andare ad iscriversi all’Associazione Nazionale dei Carabinieri, o a quella dei Vigili del Fuoco – Protezione Civile, e poi li vedi con il loro bravo gilet fosforescente davanti le scuole, aiutare i bambini ad attraversare, o agli angoli della villa comunale a vigilare sui ragazzini, indossando sul gilet una scritta che non appartiene al loro passato.

E’ questo il senso di appartenenza? Andare in pensione e poi indossare una casacca con indosso la scritta “Carabinieri”?

Conosco colleghi, ancora in attività che non si riconoscono nel Corpo di Polizia Penitenziaria, o meglio si riconoscono nel Sindacato cui appartengono pur facendo parte di quell’unico Corpo di Polizia Penitenziaria: ragionano con quell’ideologia fortemente marcata che appartiene al sindacato e non al Corpo.

E quindi esistono colleghi della UIL, colleghi della CGIL, colleghi della CISL , colleghi del SAPPe, colleghi dell’OSAPP, colleghi del SINAPPE ... che pur facendo parte del Corpo di Polizia Penitenziaria e dovendo dimostrare spirito di Corpo unitario, attaccamento ai valori del Corpo, preferiscono dimostrare attaccamento alla ideologia caratterizzante il sindacato e pertanto aumentare la conflittualità e la tensione all’interno delle carceri e, salvo qualche rara eccezione come quella di Potenza (dove io Capo DAP, avrei cacciato immediatamente il Provveditore Regionale….ma si sa quella è una corporazione Direttori – Provveditori, tra di loro non si toccano) in cui si vede uno spiraglio di solidarietà sindacale, la regola è quella di seminare odio tra il personale e tutelare, in periferia, solo gli agenti iscritti al proprio sindacato.

Perché i nostri pensionati non hanno il coraggio di camminare con le proprie gambe ed aderire ad un’unica associazione, come ad esempio l’ANPPE?

Perché probabilmente, pur andando in pensione non perdono quel cordone ombelicale che li lega al sindacato e soprattutto al CAF.

Giorni fa intercettai un dialogo su facebook tra due colleghi pensionati che erano diventati amici virtuali,  il pensionato iscritto all’ANPPe chiedeva ingenuamente e senza nessuna malignità all’altro:  “Ma tu non sei ancora iscritto all’ANPPe?” e  l’altro di rimando: “No, io sono UIL!”, confermando con tale risposta (ma poteva essere anche un altro sindacato confederale) la distanza presa dai sindacati di Polizia Penitenziaria da un’Associazione che stenta a decollare soltanto perché fondata da Capece.

Proprio in questo piccolo aneddoto internettiano, si riassume la differenza tra noi e i Carabinieri, tra lo spirito di appartenenza e lo spirito di patate!

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