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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/05/2012  -  stampato il 10/12/2016


Tubercolosi nel carcere di Vicenza: interrogazione parlamentare per indagare su possibili contagi

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. Per sapere - premesso che: 

secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, un nordafricano di 32 anni, fino a un mese e mezzo fa ristretto nel carcere di Vicenza, e poi scarcerato, sarebbe risultato affetto da tubercolosi; 

la vicenda ha fatto esplodere la preoccupazione fra gli agenti di polizia penitenziaria che lavorano all'interno della casa circondariale di San Pio X, anche perché Stefano Tolio, dirigente dell'unità operativa di sanità penitenziaria dell'Ulss, ha disposto le visite mediche per i 30 detenuti ritenuti più a rischio per essere venuti a contatto con l'extracomunitario (sono i 16 compagni di cella che si sono alternati accanto a lui nei 6 mesi in cui è rimasto a Vicenza, ma anche altri 14 reclusi che lo hanno affiancato nelle lezioni della scuola interna); 

l'agente scelto Francesco Colacino, segretario nazionale del sindacato Cnpp, Coordinamento della polizia penitenziaria, ha dichiarato: «Come si fa a restare tranquilli dinanzi a una notizia del genere? Ai controlli fatti fra i colleghi del carcere di Verona il 30 per cento del personale è risultato positivo al virus della tubercolosi. Qui c'è gente sposata, ci sono padri di famiglia. Ovvio che si pensa al contagio, al pericolo di infettare moglie e figli. Vogliamo capire quale sia il rischio, ma soprattutto chiediamo che lo screening si faccia subito. Invece, ci parlano di settembre»; 

secondo quanto riferito dal dottor Tolio, non sarebbe il caso di fare allarmismo: «Capisco il panico che la notizia può aver generato ma la situazione è sotto controllo. Noi sapevamo del problema, due giorni fa io e il collega infettivologo Vinicio Manfrin avevamo riferito al direttore del carcere, e si era già deciso cosa fare. Dovevamo dare delle priorità e abbiamo scelto subito coloro che rischiano di più, anche perché a giugno, in base a un protocollo regionale, faremo uno screening sistematico a tutta la popolazione carceraria. Stiamo solo aspettando che arrivi l'apparecchio radiologico portatile che l'Ulss ha acquistato» -: 

se il Governo non intenda intervenire al più presto, per quanto di competenza, affinché il personale di polizia penitenziaria e i detenuti siano accuratamente controllati attraverso uno screening celere ed immediato, il tutto al fine di scongiurare il diffondersi della tubercolosi. (4-16311)
 
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI
 
Interrogazione a risposta scritta 4-16311
presentata da RITA BERNARDINI 
lunedì 28 maggio 2012, seduta n.639