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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 28/05/2012  -  stampato il 09/12/2016


Detenuto suicida al carcere di Firenze Sollicciano: interrogazione parlamentare responsabilitÓ amministrazione

Al Ministro della giustizia - Per sapere - premesso che: 

secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa il 25 maggio 2012, poco dopo mezzanotte, un uomo, di circa 50 anni, ristretto nel carcere fiorentino di Sollicciano e in attesa di giudizio per tentata rapina si è ucciso nel bagno della sua cella; 

la notizia è stata diffusa dal Sindacato autonomo della polizia penitenziaria (Sappe). L'uomo si sarebbe impiccato nel bagno della sua cella, utilizzando un lenzuolo; 

nel carcere di Sollicciano attualmente sono stipati più di mille detenuti, il doppio della capienza regolamentare. Per questo motivo Franco Corleone, garante dei diritti dei detenuti del comune di Firenze, ha avviato uno sciopero della fame di qualche giorno con l'intento di formare «una catena» che veda impegnati anche gli altri garanti ed esponenti del volontariato e delle associazioni; 

il 23 gennaio 2012, lo stesso Ministro della giustizia, uscendo dal carcere di Sollicciano dove si era recato in visita, rilasciò la seguente dichiarazione: «Il carcere è, sì, un luogo di espiazione ma che non deve perdere di vista i diritti dell'uomo. L'uomo in carcere è un uomo sofferente, che deve essere rispettato. Oggi invece il carcere è una tortura più di quanto non sia la detenzione che deve portare invece alla rieducazione. Con i detenuti di Sollicciano abbiamo anche pensato al cammino che si sta percorrendo, che vorrebbe mettere insieme un insieme di piccole misure. Che, però, tutte riunite potrebbero dare un sollievo alla situazione carceraria. Quello che si deve fare in una proiezione futura è mettere insieme una serie di forme alternative alla detenzione. Che rendano effettivo il principio per cui la detenzione deve essere veramente l'ultima spiaggia, da attivare quando le altre strade non si possono più percorrere. Un rovesciamento di proporzioni: è normale la misura alternativa al carcere, il carcere deve rappresentare una misura eccezionale, che come tale deve essere espressamente motivata. Ciò non vuol dire dare la libertà a tutti o negare le esigenze di difesa sociale, ma vuol dire riservare il carcere alle sole situazioni nelle quali le esigenze di difesa sociale prevalgono su quelle di un'alternativa alla carcerazione» -: 

se e come il 25 maggio 2012 fosse garantita la sorveglianza all'interno dell'istituto di pena in questione e se con riferimento al suicidio del detenuto non siano ravvisabili profili di responsabilità amministrativa o disciplinare in capo al personale penitenziario; 

quante siano le unità dell'équipe psico-pedagogica e se e come possano coprire o coprano le esigenze dei detenuti del carcere di Sollicciano; 

con chi dividesse la cella e di quanti metri quadrati disponesse il detenuto morto suicida; 

se il detenuto morto suicida fosse alloggiato all'interno di una cella rispondente a requisiti di sanità e igiene; 

se, nel corso della detenzione, il detenuto fosse stato identificato come potenziale suicida e, in questo calo, se fosse tenuto sotto un programma di osservazione speciale; 

quali siano le condizioni umane e sociali del carcere di Sollicciano, in particolare se non ritenga di assumere - coerentemente con quanto dichiarato il 23 gennaio all'uscita dall'istituto penitenziario fiorentino - sollecite, mirate ed efficaci iniziative volte a instaurare condizioni rispondenti ai parametri di legalità contenuti nel nostro ordinamento. (4-16302)

BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI

Interrogazione a risposta scritta 4-16302
presentata da RITA BERNARDINI 
lunedì 28 maggio 2012, seduta n.639