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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 17/05/2012  -  stampato il 11/12/2016


Parco di Aguzzano a Roma: interrogazione parlamentare su possibile sede madri detenute

Al Ministro della giustizia - Per sapere - premesso che: 
 
il parco di Aguzzano, (istituito con legge regionale 8 Agosto 1989 n. 55 - piano di assetto maggio 1995), con i suoi 57 ettari, è il più piccolo tra le riserve e i parchi regionali del Lazio, ma di grande importanza vista la sua inclusione all'interno di un territorio densamente edificato. Il parco ha conservato negli anni il suo aspetto di «ultimo lembo dell'Agro Romano», e custodisce ancora le testimonianze dell'antica attività agricola che ne fa oggi un museo all'aria aperta; 


il piano del parco del resto, con il suo modello di assetto fortemente unitario, accentua e valorizza queste caratteristiche, conferendo al parco (costituito nel 1989 tra la via Nomentana, la Via Tiburtina e il GRA) la caratteristica indiscussa di polmone verde, e rappresenta un punto di svago e di incontro per i cittadini della zona est di Roma; 

all'interno del parco si trovano anche diversi casali costruiti nei primi anni del secolo scorso per opera della società ALBA (Anonima laziale bonifiche agrarie); 

il parco, così come tutti i parchi e le riserve regionali ricadenti nei confini del comune di Roma, è gestito dall'Ente RomaNatura (ente regionale per la gestione del sistema delle aree naturali protette nel comune di Roma), fra i cui compiti ricade anche l'attuazione del piano di assetto del parco di Aguzzano. L'ente è attualmente commissariato dalla giunta Polverini come da decreto n. T0393 del 12 agosto 2010; 

con tale decreto il presidente della giunta regionale del Lazio ha dichiarato il consiglio direttivo dell'ente RomaNatura cessato dall'incarico dal giorno 10 agosto 2010 e nominato Livio Proietti commissario straordinario che, a sua volta, con deliberazione n. 21 del 4 ottobre 2011, ha individuato nel dottor Giulio Fancello direttore dello stesso ente dalla data del 5 ottobre 2011; 

esiste un progetto preliminare a cura del servizio tecnico di edilizia penitenziaria del provveditorato regionale del Lazio del Ministero della giustizia atto a trasformare un immobile presente nel parco denominato «Casale Alba 2», detto anche «Casale delle scuderie», in un «Istituto di Custodia Attenuata per Madri detenute» (I.C.A.M.); 

tra i grandi sponsor di questo progetto si trova immediatamente la giunta Polverini e l'assessorato ambiente e sviluppo della regione Lazio che hanno sottoposto al parere del commissariato ente Roma Natura il sopracitato progetto (nota direzione regionale ambiente del 23 maggio 2011 protocollo 222879) consistente nella variazione al piano di assetto del parco per la realizzazione di un muro di cinta alto 4 metri, doppia recinzione con messa in sicurezza delle aree interne ed esterne al casale con sistemi antiscavalcamento e introspezione, guardianìe, sala d'armi per carico e scarico delle stesse, dispositivi di sorveglianza, illuminazione, sensori notturni; 

anche la carrareccia di accesso al Casale Alba 2 verrà resa agibile per il transito dei veicoli DAP e all'ingresso di essa sarà sistemata e monitorata una barriera di controllo per l'accesso di tali automezzi; 

tale progetto è stato solo in parte rigettato dall'ente Roma Natura, commissariato dalla stessa giunta del Lazio, ritenendolo «non compatibile» con il piano di assetto del parco di Aguzzano, soffermandosi però a prescrivere solo l'abbassamento del muro di cinta da quattro a due metri e respingendo tutte le osservazioni di associazioni come Italia Nostra e altri singoli privati cittadini (deliberazione del commissario straordinario n. 012 del 28 marzo 2012); 

a seguito di questa decisione è immediatamente sorto un comitato di cittadini che pur condividendo il dramma delle madri detenute, ritiene la variante così come il progetto tutto con gli interventi previsti sul Casale Alba 2, incompatibile con la funzione che un parco deve avere; 

il problema per i cittadini è la destinazione d'uso che si pone chiaramente in contrasto con i vincoli paesistici insistenti nonché data l'infrastrutturazione e la modifica del «Casale Alba 2» con sistemi di sicurezza e di dissuasione; 

l'adeguamento funzionale e la divisione di un'ampia area intorno al Casale in tre aree concentriche distinte, sorvegliate e illuminate giorno e notte, renderebbero, di fatto, il casale più simile a uno «stalag» di prigionia d'infauste memorie se non a un vero e proprio mini-carcere in mezzo a un parco vincolato; frequentato assiduamente anche negli orari serali dagli abitanti del quartiere, dai ciclisti, pedoni e dai numerosi amanti del fitness e degli sport all'aria aperta; 

la struttura che si vuol realizzare a tutto somiglia fuorché a una «Casa Famiglia» o ICAM che a dir si voglia; 

nel parco di Aguzzano sono di importanza rilevante le testimonianze antropiche che abbracciano un periodo che si colloca tra l'epoca romana e contemporanea. In particolare alla fine di via Gina Mazza (angolo via E. Paternò di Sessa), che costituisce uno dei punti di ingresso del Parco, sono stati trovati i resti di una villa romana; 

lungo il Fosso di San Basilio che attraversa un ampio tratto del Parco si trova un importante ecosistema ripariale costituito da canne di palude, equiseti, alghe, salici, pioppi; 

numerosi sono, poi, gli insetti come formiche, farfalle, coccinelle, scarabei, grilli, cavallette. Tra gli altri uccelli sono presenti nel parco di Aguzzano l'airone, il gheppio, i merli, le tortore, e le cornacchie grigie o animali come la volpe, la donnola, l'istrice, la talpa; 

trattasi di un ecosistema in equilibrio a ridosso dell'edilizia intensiva del quartiere nonché un corridoio biologico tutti animali che si vedrebbero disturbata l'esistenza con una struttura di questa entità; 

la costruzione del «mini-carcere» porterebbe inevitabilmente al taglio e all'eradicazione di grandi essenze arboree di pregio in prossimità delle mura perimetrali, nonché all'ampliamento di cubature come da indicazione progettuale per la realizzazione delle scale esterne al casale e, presumibilmente, per la realizzazioni di altri volumi tecnici; 

da progetto del DAP si prevedono inoltre opere d'impatto sul vicino fienile, cementificazione delle strade attualmente sterrate in previsione di transito veicolare del personale di servizi DAP, degli assistenti sociali, alla presenza continua di parenti e conoscenti delle detenute che vorranno comunicare con le detenute anche in orari-visita non programmati; 

è prevista l'illuminazione notturna continua che arrecherà inequivocabilmente danno alla vita degli animali notturni del parco, costretti a trovare nuovi ripari; 

appaiono assai problematiche altre situazioni, tutte insistenti negli altri casali del parco come ad esempio il vicino edificio, denominato «Stalla dei tori», destinato a incontri pubblici e punto di bio-ristoro, è stato occupato nel luglio del 2010 dalla protezione civile del comune di Roma e, in deroga ai precetti del piano di assetto del parco, adibito a uffici della protezione civile. Il casale è perennemente chiuso senza che nessuno sappia alcunché circa la sua destinazione; 

la recente legge n. 62 del 21 aprile 2011, in vigore dal 1o gennaio 2014, prevede gli arresti domiciliari per le detenute fino al compimento dei 6 anni per il bambino/a (ove non sussista pericolo di fuga), oppure una casa-famiglia protetta, mentre solo in particolari e gravi casi è prevista la detenzione presso un ICAM, di cui oggi risulta esistere solo un esempio assai problematico a Milano peraltro inserito nel centro della città e non in un parco pubblico; 

con nota del Ministero della giustizia - dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, provveditorato regionale del Lazio, ufficio dei detenuti e del trattamento (Protocollo d'arrivo a RomaNatura n. 4241 del 13 settembre 2011) - viene invece rinnovato l'interesse di quel provveditorato regionale «nel promuovere un intervento per realizzare una casa famiglia all'esterno della Casa circondariale femminile di Rebibbia, da destinare alle detenute con figli di età inferiore ai tre anni» aggirando così il regime di arresto domiciliare; 

con la sentenza n. 11714 del 28 marzo 2012 della Corte di cassazione pronunciatasi in merito all'applicabilità della disciplina contenuta nella legge n. 62 del 2011 si evince che bisognerà aspettare il 2014 per la sua attuazione e che il funzionamento degli ICAM deve ancora essere disciplinato con apposito regolamento e comunque «non risulta adottata sin qui alcuna fonte di rango normativo, regolamentare o di altro genere che ne definisca in modo organico e unitario i compiti e le attribuzioni sul piano strutturale e ordinamentale», deducendo pertanto «che gli istituti di che trattasi operano come articolazioni in via sperimentale di strutture della amministrazione penitenziaria» -: 

se il Ministro della giustizia non intenda rinunziare da subito a questo piano di sperimentazioni dalle premesse non chiare e dagli esiti incerti, che determinerebbe una invasione di cemento in un parco romano pubblico vincolato e di pura reclusione per madri detenute e i loro piccoli e se, prima di porre in esecuzione tale piano, non intendano invece chiarire i molti e anzi troppi punti problematici della vicenda. (4-16138)

DI PIETRO

Interrogazione a risposta scritta 4-16138
presentata da ANTONIO DI PIETRO 
giovedì 17 maggio 2012, seduta n.634