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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/05/2012  -  stampato il 10/12/2016


Tentato "suicidio" di Bernardo Provenzano nel carcere di Parma: interrogazione parlamentare

Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute - Per sapere - premesso che: 
 
secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa il 10 maggio 2012, Bernardo Provenzano, detenuto nel carcere di Parma, avrebbe tentato il suicidio, cercando di soffocarsi mettendo la testa in un sacchetto di plastica. Prontamente soccorso dagli agenti della polizia penitenziaria, l'uomo è stato salvato; 

Bernardo Provenzano, 79 anni il 31 gennaio 2012, è detenuto da quasi un anno nel carcere di Parma. La quarta sezione della corte d'appello di Palermo ne dispose il trasferimento da Novara. I giudici, considerate le precarie condizioni di salute dell'uomo arrestato l'11 aprile 2006 dopo 43 anni di latitanza, accolsero la richiesta del procuratore generale Carmelo Carrara, ritenendo che avesse bisogno di una struttura adeguata dal punto di vista clinico; 

il carcere di Parma è dotato di un centro clinico e nelle sue vicinanze c'è un reparto ospedaliero per detenuti. Sono stati numerosi, nei mesi scorsi, gli appelli del legale del detenuto, avvocato Rosalba Di Gregorio: «Provenzano è molto malato, rischia la morte ogni giorno. Basta col 41-bis. Venga detenuto ma in condizioni civili. Oltre alla recidiva di un cancro alla prostata, l'uomo ha subito una ischemia che gli ha distrutto parzialmente il cervello. Peraltro i tremori e i movimenti rallentati che manifesta sono quelli tipici di una sindrome parkinsoniana»; 

lo stesso difensore dell'uomo ha chiesto che venga fatta piena luce su questo tentato suicidio rilasciando la seguente dichiarazione alle agenzie di stampa: «Qualcuno sostiene che il mio assistito ha tentato il suicidio con il sacchetto dei medicinali. Bene, è assolutamente impossibile perché in cella è vietato, non solo per Provenzano, ma per tutti detenuti, tenere delle medicine. Quindi, continuo a chiedermi cosa ci facesse una sacchetto nella cella del mio assistito. Inoltre, nei giorni scorsi un pool di periti tra cui psichiatri e psicologi avevano sostenuto che Provenzano fosse compatibile con la detenzione in carcere. Noi non avevamo chiesto di scarcerarlo ma di controllare il suo stato psicologico. Loro hanno detto che aveva le capacità di intendere e di volere. E che può stare "validamente in giudizio" e presenziare al processo che si terrà questa mattina a Palermo per l'omicidio di Ignazio Panetinto. A questo punto, o è un simulatore oppure è un depresso. Quindi mi chiedo se la perizia degli psichiatri ha una sua validità. Loro avevano escluso la depressione»; 

secondo quanto si apprende da fonti del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Bernardo Provenzano avrebbe simulato di volersi suicidare. Il detenuto, sottoposto recentemente a perizie che hanno stabilito che è in grado di intendere e di volere, già da giorni, secondo quanto riferito, avrebbe cercato di dimostrare la sua pazzia. L'altra sera, quando l'addetto alla sorveglianza si è avvicinato, Provenzano ha messo la testa dentro un sacchetto di plastica di piccole dimensioni usato per tenere i farmaci. Per dare prova della sua instabilità mentale, il boss diceva di non riuscire a sedersi e di non trovare la sedia; 

sulla vicenda il dottor Francesco Messineo, procuratore di Palermo, ha rilasciato la seguente dichiarazione: «Ogni lettura è legittima: sia che siamo davanti a un reale tentativo di suicidio, sia che si sia trattato di un gesto fatto per "attirare l'attenzione" sulla propria condizione. In ogni caso quanto accaduto è una spia importante di un disagio personale, di una mancanza di equilibrio, soprattutto per un capomafia di quel livello. Si è trattato di un gesto allo stato assolutamente iniziale: Provenzano si era appena infilato il sacchetto in testa tenendolo stretto con le mani, quando è stato visto dall'agente»; 

il trattamento penitenziario deve essere realizzato secondo modalità tali da garantire a ciascun detenuto il diritto inviabile al rispetto della propria dignità, sancito dagli articoli 2 e 3 della Costituzione, dagli articoli 1 e 4 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea del 2000, dagli articoli 7 e 10 del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici del 1977, dall'articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali del 1950, dagli articoli 1 e 5 della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, nonché dagli articoli 1, 2 e 3 della Raccomandazione del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa del 12 febbraio 1987, recante «Regole minime per il trattamento dei detenuti» e dall'articolo 1 della raccomandazione (2006)2 del Comitato dei ministri del Consiglio d'Europa dell'11 gennaio 2006, sulle norme penitenziarie in ambito europeo; 

il diritto alla salute, sancito dall'articolo 32 della Costituzione, rappresenta un diritto inviolabile della persona umana, non suscettibile di limitazione alcuna e idoneo a costituire un parametro di legittimità della stessa esecuzione della pena, che non può in alcuna misura svolgersi secondo modalità idonee a pregiudicare il diritto del detenuto alla salute ed alla salvaguardia della propria incolumità psico-fisica; 

l'articolo 11 della legge 26 luglio 1975, n. 354, sancisce una rigorosa disciplina in ordine alle modalità ed ai requisiti del servizio sanitario di ogni istituto di pena, prescrivendo tra l'altro che «ove siano necessari cure o accertamenti diagnostici che non possono essere apprestati dai servizi sanitari degli istituti, i condannati e gli internati sono trasferiti (...) in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura»; 

la prima firmataria del presente atto ha già presentato, più volte sollecitando risposta, l'atto di sindacato ispettivo a risposta scritta n. 4-10765, nel quale si chiede conto di quali siano le condizioni di salute del signor Bernardo Provenzano e se lo stesso venga sottoposto alle visite mediche e alle terapie imposteci suo precario quadro clinico; 

a giudizio della prima firmataria del presente atto, è necessario un intervento urgente al fine di verificare le reali condizioni di salute del detenuto in questione, affinché siano adottati i provvedimenti più opportuni, ciò al fine di garantire che l'espiazione della pena non si traduca di fatto in un'illegittima violazione dei diritti umani fondamentali, secondo modalità tali peraltro da pregiudicarne irreversibilmente le condizioni psico-fisiche, già gravemente compromesse. Come radicali gli interroganti sono sempre stati convinti, e continueranno ad esserlo, che in un sistema democratico quel che più conta è la legalità dei mezzi rispetto alla legittimità dei fini -: 

quale sia l'esatta dinamica del tentato suicidio messo in atto dal signor Provenzano; 

se sulla vicenda si intenda avviare una indagine amministrativa interna, in particolare al fine di verificare se effettivamente il detenuto avesse nella propria disponibilità un sacchetto dei medicinali; 

se e quali misure precauzionali e di vigilanza siano state adottate dall'amministrazione penitenziaria nei confronti del detenuto dopo questo episodio; 

se non si intendano adottare, per quanto di competenza, iniziative urgenti al fine di verificare le reali condizioni di salute del detenuto in questione al fine di prendere le misure più opportune, garantendo che l'espiazione della pena non si traduca di fatto in un'illegittima violazione dei diritti umani fondamentali, secondo modalità tali peraltro da rischiare di pregiudicare irreversibilmente le condizioni psico-fisiche dell'uomo; 

se e quali verifiche siano state compiute dall'amministrazione penitenziaria dopo la presentazione dell'interrogazione n. 4-10765 del 7 febbraio 2011, alla quale il Governo non ha comunque ancora risposto. (4-16049)
 
BERNARDINI, BELTRANDI, FARINA COSCIONI, MECACCI, MAURIZIO TURCO e ZAMPARUTTI
 
Interrogazione a risposta scritta 4-16049
presentata da RITA BERNARDINI 
lunedì 14 maggio 2012, seduta n.631