www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 14/05/2012  -  stampato il 29/06/2017


Regolamentazione Centri identificazione espulsione CIE: interrogazione parlamentare

Al Ministro dell'interno, al Ministro della giustizia - Per sapere - premesso che: 
 
sono sempre più frequenti i casi in cui all'interno dei centri di identificazione ed espulsione (CIE) si verificano situazioni di protesta, che sfociano spesso in vere e proprie rivolte da parte di cittadini stranieri, con conseguenti danneggiamenti dei beni e delle strutture della pubblica amministrazione; 

dalle notizie che trapelano, pare che le ragioni delle proteste siano conseguenti al trattamento disumano e degradante perpetrato all'interno delle suddette strutture. Il centro di identificazione ed espulsione di Gradisca d'Isonzo (Gorizia), recentemente visitato dagli interroganti, versa in una situazione emergenziale, evidente sia dai reclami degli operatori, sia dallo stato psicofisico degli individui ospitati nel suddetto istituto; 

va evidenziato che la gestione della permanenza nei centri di identificazione ed espulsione non prevede alcuna normazione regolamentare, rispetto per esempio al trattamento disciplinare previsto per le tradizionali pene detentive; nonostante, tra l'altro, si tratti di soggetti che non stiano espiando una condanna, bensì una misura coercitiva della libertà personale, che potrebbe definirsi «detenzione amministrativa». Mentre i detenuti possono contare su un ordinamento penitenziario che consente, con chiarezza, di conoscere diritti e doveri a esse conferiti, nel rispetto di norme interne (legge n. 354 del 1975 e Decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000) e delle disposizioni impartite dal dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, dai provveditorati regionali, oltre che di quelle disposte dalle singole direzioni carcerarie, ciò non iene per centri di identificazione ed espulsione; 

se per le carceri è previsto l'esercizio del potere ispettivo dei parlamentari dell'Unione europea, di quelli nazionali, dei consiglieri regionali, senza eccessive formalità, questo non avviene per le visite ispettive presso i centri di identificazione ed espulsione non è infrequente, infatti, che il rappresentante parlamentare si imbatta in resistenze e rifiuti che finiscono per condizionare fortemente la funzione di vigilanza sul rispetto della legalità che compete al parlamentare; 

le procedure che in una pluralità di centri di identificazione ed espulsione continuano ad essere messe in pratica, sia nei confronti degli individui in essi ospitati, sia per ciò che concerne il diritto-dovere dei parlamentari di recarsi all'interno di essi per visite di ispezione e di controllo -: 

di quali elementi disponga il Governo in relazione a quanto esposto in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere al riguardo; 

se non ritenga opportuno ripensare alle strategie adottate in materia di contenimento delle persone straniere presso i centri di identificazione ed espulsione poiché sono evidenti le difficoltà che imporrebbero urgentissimi rimedi, prima che all'Italia siano inflitte condanne da parte degli organismi di diritto internazionale in tema di violazione dei diritti umani; 

se siano da prendere in considerazione eventuali modifiche normative e regolamentari, che affidino all'amministrazione penitenziaria la gestione dei centri di identificazione ed espulsione garantendo maggiore sicurezza e ottimizzazione delle risorse economiche e umane; 

se il Governo non ritenga giusto garantire alle suddette persone, sottoposte a misure privative della libertà, quantomeno un pari trattamento rispetto a quanti sono considerati detenuti a tutti gli effetti, a seguito di provvedimenti di custodia cautelare o di condanna per aver commesso dei reati; 

se non sia opportuno riversare le risorse finanziarie e conferire le strutture recettive impiegate per i centri di identificazione ed espulsione all'amministrazione penitenziaria, autorizzando l'assunzione di personale penitenziario da destinare, prevedendo contestualmente anche una prima assunzione dei dipendenti di cooperative o di imprese private che, avendo i requisiti previsti dalla legge per i lavoratori pubblici, siano già professionalmente impegnati presso i centri di identificazione ed espulsione (nell'ambito di servizi sanitari, di supporto psicologico, di mediazione culturale, di traduzione delle diverse lingue parlate e altro).(4-16028)

BOCCHINO e MENIA

Interrogazione a risposta scritta 4-16028
presentata da ITALO BOCCHINO 
lunedì 14 maggio 2012, seduta n.631