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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/06/2012  -  stampato il 06/12/2016


18 maggio 2012: No Sappe, No Festa

In un famosissimo spot televisivo George Clooney recitava: “No Martini, No party”.
Mutuando lo slogan reso celebre dall’attore statunitense quest’anno potremmo dire: “No Sappe, No Festa”, in relazione alla protesta inscenata dalla nostra organizzazione sindacale in occasione dell’Annuale della Polizia Penitenziaria.
In effetti, come recitava uno striscione esposto durante la manifestazione: “Noi della Polizia Penitenziaria non abbiamo nulla da festeggiare”.

Si pensi che era dal lontano 1995 (peraltro unica volta) che il Sappe non protestava in concomitanza della Festa del Corpo, nonostante averlo minacciato tante volte.
Guarda caso, anche allora la Festa si tenne al chiuso di via di Brava e anche allora la definimmo un pretesto per permettere la passerella di magistrati e dirigenti del Dap, nel salotto buono della Repubblica italiana.
Diciamoci la verità: quale altra occasione nella vita potrebbero avere sconosciuti dirigenti penitenziari e anonimi magistrati fuori ruolo di incontrare (e finanche stringere la mano) il Capo dello Stato, i Presidenti di Camera e Senato e tutte le più alte cariche istituzionali ?
Sono anni che il Sappe, ed io in particolare da questa rubrica, denuncia la strumentalizzazione della Festa del Corpo per asservirla alle public relation di una nomenclatura dipartimentale che non avrebbe altrimenti alcuna possibilità di frequentare i massimi rappresentanti dello Stato e delle Istituzioni.

Soprattutto per questa ragione, il Sappe ha quasi sempre contestato l’organizzazione della Festa e disertato la cerimonia.
In verità, le poche volte che il Sappe ha partecipato alle celebrazioni è stato quando la Festa ha assunto rilevanza e dignità pari a quella delle altre Forze dell’Ordine. Mi riferisco ai fasti delle Terme di Caracalla o dell’Arco di Costantino. Senza tralasciare le indimenticabili esibizioni notturne della Banda del Corpo nel meraviglioso proscenio dell’Anfiteatro Flavio.

Bisogna, però, anche  dire e sottolineare che quelle erano le Feste organizzate dal Generale Mauro D’Amico, l’unica persona a mio avviso in grado di interpretare dignitosamente il ruolo di “Maestro di Cerimonie” (non a caso può vantare lettere di complimenti di Bill Clinton, George Bush e Barak Obama).

Personalmente, credo che proprio per questo D’Amico è stato ritenuto “troppo ingombrante” dall’estabilishment del Dap ed esautorato dal ruolo che gli sarebbe più congeniale.
E’ così che, rimossa la persona giusta dal posto giusto, si è consegnata la “nostra” Festa nelle mani di gente esterna al Corpo la cui unica capacità specifica è quella di essere totalmente asservita alle Alte Gerarchie dipartimentali.
Come al solito, la dote più ricercata al Dap è il Civil Servant ...

Ed è per questo che il Sappe, anche quest’anno, ha manifestato il suo dissenso all’insegna dello slogan: “Questa non è la nostra Festa!”.