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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/06/2012  -  stampato il 06/12/2016


Il concorso 271 vice ispettori della Polizia Penitenziaria, il Signor Benedice, la penna lunga e la memoria corta.

Siamo ormai tutti abituati alle prebende del Signor Benedice, Grande Vecchio del sindacalismo di seconda fila, che con la sua lunga penna vergaiola impartisce qua e là, alternativamente, benedizioni e scomuniche.
Nella sua schizofrenica attività censoria, il Signor Benedice dimostra, però, di avere una corta memoria inversamente proporzionale alla lunghezza della sua penna mordace.

Alternate a lunghi periodi di silenzio tombale, le sue prebende, perlopiù indirizzate al Sappe e alla sua politica che tanto lo esaspera, sono caratterizzate da un’iperattività ossessivo-compulsiva che produce decine e decine di scritti in pochi giorni, per poi tornare all’inerzia assoluta.
Il Signor Benedice, alias Mister No, eterno apprendista stregone che non finisce mai l’apprendistato, è ancora convinto che le sue alchimie verbali, pur se prive di qualsiasi riscontro fattuale, possano turlupinare i colleghi sempre pronti (lui crede) a bere qualsiasi mistura alchemica.
L’ultima prebenda del Signor Benedice, dopo una breve introduzione intrisa d’invidia e di calunnia, è indirizzata al TAR del Lazio, reo di aver osato emettere un’ordinanza sospensiva nei confronti delle procedure concorsuali per 271 vice ispettori, sicuramente errata (a suo dire) in fatto e in diritto.

In una accorata difesa d’ufficio (?), il Signor Benedice sostiene a spada tratta le ragioni e le scelte del Dap, ancorchè proprio queste discutibili scelte hanno causato il contenzioso amministrativo e la conseguente ordinanza sospensiva.
Pur non comprendendo in alcun modo le ragioni di una simile presa di posizione di fronte all’evidente rischio di un nuovo stop al concorso, stupisce (ma non troppo) l’amnesia del Signor Benedice rispetto al furore giurisdizionale con il quale il “suo” sindacato cavalcò l’onda del contenzioso agli inizi delle procedure concorsuali.

Per il principio della sussidiarietà,ci assumiamo noi l'onere di ricordare a tutti che il concorso 271 vice ispettori ha avuto quasi dieci anni di ritardo proprio per colpa dei contenziosi amministrativi che ne paralizzarono le procedure.
E il Signor Benedice fu il promotore, il paladino e il sostenitore delle centinaia di ricorsi contro il Dap.

Pur volendo sorvolare su riferimenti e considerazioni al “predicare bene e razzolare male”, non può sfuggire ad alcuno la strumentalità e la pretestuosità delle prebende del Signor Benedice, che prima fomenta e poi condanna i ricorsi amministrativi del personale.
Peraltro, sorprende che gli efficientissimi consulenti legali del Signor Benedice non gli abbiamo spiegato i rischi di un nuovo stop delle procedure concorsuali, laddove sopraggiungessero i ricorsi di tutti coloro che sono stati bocciati da una commissione che potrebbe essere stata composta in maniera illegittima.

Noi del Sappe, pur augurandoci che questo non accada, cerchiamo di essere previdenti e propositivi e abbiamo indirizzato una nota ai vertici politici ed amministrativi del Dap, con la quale suggeriamo una possibile soluzione in autotutela.
Signor Benedice, vogliamo, ancora una volta attirare la sua attenzione su una affermazione molto saggia di Abramo Lincoln:
“Si possono ingannare poche persone per molto tempo o molte persone per poco tempo. Ma non si possono ingannare tutti per sempre.”