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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 18/06/2012  -  stampato il 08/12/2016


Ancora un suicidio: Che ne sara’ di noi?

Che cosa rimane di Vincenzo Via, assistente di Polizia Penitenziaria, suicidatosi in data 14 giugno 2012 a Trapani? Una macchia di sangue sulla fertile terra di un vigneto alle pendici del Monte Erice, dove una mano pietosa ha deposto 2 rose rosse.

Vincenzo Via aveva 35 anni, moglie e due figli piccoli 4 e 2 anni, faceva servizio a Palermo, al Carcere dell’Ucciardone, un carcere tristemente famoso dove è difficile prestare servizio dignitosamente.

Enzo, così lo chiamavano gli amici, ultimamente aveva dei problemi; chi lo conosceva bene diceva che era “strano”; con la moglie erano sorti dei dissapori che lo avevano portato a separarsi, anche se non ancora legalmente. Era diventato ogni giorno sempre più fragile. Alla fine non ha retto a questa sofferenza che si portava dietro e l’ha fatta finita sparandosi un colpo di pistola al cuore.

Mi chiedo: è possibile che nessuno si sia accorto, in questi mesi, dello stato psichico di questo collega? Poteva essere salvato? E mi chiedo ancora: è possibile che ogni volta che un collega si ammazza la prima domanda che si pone il DAP è: che servizio faceva? Aveva problemi personali o familiari? Come se una risposta positiva a quest’ultima domanda mettesse al riparo il nostro caro DAP da ogni eventuale responsabilità; insomma un modo come un altro per dire: il servizio non c’entra niente. Aveva problemi familiari…. Meno male…..anche quest volta nulla può essere imputato al DAP…

Ogni volta che si uccide un poliziotto penitenziario ho l’impressione che sia solo questo il pensiero della nostra Amministrazione, evitare che si possa fare un collegamento tra evento e causa, dimenticando comunque che tantissimi poliziotti penitenziari hanno latente la sindrome del burn out, per le pessime condizioni lavorative di alcuni istituti, per il logorio continuo del front line con i carcerati sempre più malati, psicotici e problematici.

Cosa si è fatto finora per contrastare il fenomeno dei suicidi?

Hanno riempito di euro le tasche di psicologi che hanno tenuto dei corsi sul benessere organizzativo? SI.

Hanno riattivato le caserme dando ospitalità agli agenti che si separano dalle mogli e hanno difficoltà finanziarie? NO.

Hanno cercato di inserire nel contratto di lavoro la possibilità di accedere ad un anticipo della buonuscita? NO.

Hanno creato delle figure di ascolto all’interno delle carceri? NO.

Insomma, tante chiacchere ma nessun provvedimento concreto. Mi chiedo: visto che continuiamo ad essere nelle mani di “nessuno”, continuando di questo passo, che ne sarà di noi?