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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/11/2009  -  stampato il 11/12/2016


Incontro dei Capi ufficio giudiziari bolognesi con il Ministro Alfano

Signor Ministro, nell’associarmi alle manifestazioni di benvenuto testè espressele dai vertici della Corte e della Procura Generale, desidero prospettarle che questa è la Regione del nostro Paese in cui in assoluto, si evidenzia il sovraffollamento degli Istituti di pena (dalle Case Circondariali alle Case di Reclusione, fino all’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio Emilia ed alle due Case di Lavoro), tanto che, ove giudiziariamente accertate, sembrano potersi anticipare, allo stato, rilevazioni di mancanza di quello spazio tollerabile a persona, per cella, corrispondente ai famigerati tre metri quadrati che sono costati la recente condanna da parte della CEDU nei confronti dell’Italia.

In secondo luogo ,in questa Regione emerge, come dato positivo e virtualmente complementare al primo, una rilevante ricchezza di opportunità per l’inclusione sociale, sia come offerta del cosiddetto privato-sociale (e mi riferisco tanto alle consolidate esperienze comunitarie, note a livello nazionale, quanto a quelle meno note, di rilievo regionale, per tossicodipendenti, per disabili psichiatrici, per portatori di handicap sociali, ecc.).

In terzo luogo, appare carente la forza presente di Polizia Penitenziaria rispetto alla copertura degli organici e rispetto alle necessità delle carceri.

Non è mio compito, in questa sede, soffermarmi sulle scelte di politica penitenziaria del Suo Dicastero, ma se Ella, stigmatizzando pubblicamente lo stato di illegalità e di violazione della nostra Costituzione, in cui versano le carceri, si è impegnato per l’approvazione di un Piano di edilizia penitenziaria ed ha disposto lo studio di un Progetto di Legge per la concessione della detenzione domiciliare ai detenuti per pene non superiori a 1 anno e per reati di non particolare gravità, ha mostrato di essere sensibile alla gravità della condizione carceraria. Le sottopongo allora, in questa forma orale, quanto già anticipato, in forma scritta, ai Dipartimenti da Lei dipendenti, per una doverosa offerta di collaborazione operativa nell’immediato, in attesa della riforma.

Il Tribunale di Sorveglianza dell’Emilia Romagna ha raddoppiato il numero delle udienze per la valutazione delle istanze di misure alternative alla detenzione da concedere,ovviamente, in condizioni di sicurezza, ma la carenza di risorse del personale di cancelleria è tale che si rischia perfino di non concedere la Liberazione Anticipata ai detenuti e di non incidere favorevolmente sulla ammissione dei tossicodipendenti ai Programmi Terapeutici in Comunità.

In altri termini:

1. Non si riescono a registrare in tempo reale le istanze urgenti,che se valutate con pari urgenza,potrebbero esitare,in presenza delle condizioni di Legge, la scarcerazione dei condannati.

2. La sola e modesta autovettura di servizio, ottenuta grazie all’intervento del Presidente Lucentini, non consente ai Magistrati del Tribunale di Sorveglianza di accedere agli Istituti di Pena sparsi sul territorio della Regione.

3. Tranne un modesto, ma apprezzabile contributo dell’Arma dei Carabinieri, non si dispone nemmeno di quel minimo personale di Polizia Penitenziaria, qualificato per le funzioni di Istituto, per l’esecuzione dei Provvedimenti dei Magistrati di Sorveglianza.

Eppure si tratta di disposizioni di competenza del Suo Ministero. Confido nella Sua attenzione.

Francesco Maisto Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna.