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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 06/07/2012  -  stampato il 03/12/2016


Il sistema della (dis)formazione nella Polizia Penitenziaria

Ho da sempre sostenuto che la formazione della Polizia Penitenziaria non fosse adeguata rispetto alle mansioni del personale del Corpo.

Avevo forte la sensazione che l’amministrazione assumesse personale di Polizia Penitenziaria per poi formare operatori del profilo pedagogico, ponendo il personale neoformato ad affrontare una realtà operativa senza un’adeguata preparazione professionale.

Dopo aver attentamente esaminato i compiti istituzionali attribuiti dalla legge al personale di Polizia Penitenziaria, a quello del profilo giuridico-pedagogico ed a quello di assistente sociale del servizio penitenziario le perplessità hanno assunto le sembianze di certezze assolute, benché io stesso, in quanto agnostico, mi considero cultore del dubbio.

Di recente, ho appreso che nell’oasi dell’Ufficio della Formazione del D.A.P., distolti dai loro compiti istituzionali, governano da anni, indisturbati, funzionari del profilo giuridico pedagogico.

Cosi mentre i contribuenti versano le tasse per pagare gli stipendi di chi dovrebbe contribuire a ridurre la recidiva, gli educatori penitenziari  progettano la formazione del personale di un Corpo di Polizia che non deve garantire il reinserimento sociale ma la sicurezza delle carceri. (... materia per la Corte dei Conti?)

Sempre di recente, ho anche appreso che, nelle scuole del Corpo di Polizia Penitenziaria, impropriamente definite con apposito decreto ministeriale “Scuole del Personale dell’Amministrazione Penitenziaria”, in maniera altrettanto impropria, sono stati impiegati assistenti sociali e funzionari del profilo giuridico pedagogico con funzioni di capo dell’area formazione.

Anche in tali contesti si perpetra la distrazione di personale dai propri compiti istituzionali, oltretutto attribuendogli incarichi di “Capo Area”, pur non essendoci alcuna previsione normativa che istituisce le aree nelle scuole di formazione.

In alcune strutture, addirittura, sembrerebbe che tali figure sono anche destinatarie dell’emolumento di capo area previsto dal fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali, benché tali incarichi nulla hanno di istituzionale.

Ed ai PRAP? Come sopra: educatori ed assistenti sociali capi area della formazione. (... benedetta Corte dei Conti, dove sei?)

Riepilogando:

- Non si fa trattamento perché gli educatori fanno altro;

- Non si fa formazione adeguata al personale del Corpo, perché chi la programma e la gestisce, non essendo poliziotto non conosce i bisogni formativi di chi deve fare sicurezza;

- Si sperpera denaro pubblico, contribuendo alla creazione del debito pubblico,

... E poi? Null’altro?

Dulcis in fundo, come se non bastasse, c’è un’amministrazione (gli stessi educatori della formazione e chi glielo consente) che non si fida dei propri dirigenti e per evitare brogli (... oppure per altri fini?), attua la giostra dei direttori delle scuole durante il periodo degli esami finali. Formula nei questionari di fine corso domande imbarazzanti, invia correttori con risposte errate, sostituisce nelle commissioni propostegli personale sindacalizzato con funzioni di segretario nominando contestualmente Presidente altro personale pure sindacalizzato.

Morale della favola:  tutti scontenti tranne “pochi”, alla faccia dello spending review, del buon andamento e dell’imparzialità dell’attività amministrativa.