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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/11/2009  -  stampato il 08/12/2016


Mondiali di scherma in Turchia alle Azzurre il titolo

Nella prima settimana di ottobre Marisa Poli Antalya (Turchia) ha ospitato i Campionati Mondiali di scherma. La squadra azzurra femminile di spada ha conquistato uno storico oro, e nella storia entrano anche le Fiamme Azzurre grazie ad una delle quattro moschettiere iridate: Francesca Quondamcarlo, atleta ventiquattrenne della Polizia Penitenziaria, ha contribuito alla vittoria affiancando le compagne di nazionale Del Carretto, Moellhausen e Cascioli.

Definire la vittoria come storica non è la solita iperbole giornalistica. Prima di Antalya, mai quest’ arma al femminile, aveva vinto un oro a squadre, né ai Mondiali né alle Olimpiadi. La spada è un’arma selettiva, dura, sicuramente meno visibile rispetto al fioretto delle pluricampionesse conduttrici televisive o testimonial pubblicitari degli snack ai cereali.

Le azzurre fino a questo appuntamento avevano raccolto solo dieci medaglie nelle due competizioni più importanti, l’ ultima, individuale, con la Cascioli ai Mondiali dell’ Avana 2003, e di acqua sotto i ponti ne era già passata molta. Così tanta che qualcuno dell’ambiente non avrebbe forse puntato nemmeno un euro su un possibile podio, per non parlare della vittoria finale.

Se si considera poi che le gare individuali non avevano arriso alle nostre e che l’unica a giungere tra le prime dieci era stata solo la Moellhausen (ottava), chi poteva pensare alla vigilia ad un risultato del genere?. Pochi, ma loro quattro lo sapevano che si poteva fare ed è questa la notizia più importante oltre al successo e ai tanti disfattisti ridotti al silenzio. Un gruppo solido e compatto quello delle spadiste, che può sfidare i pronostici meno fausti e le individualiste più forti.

In fondo, il team rosa così composto, un anno fa aveva agguantato la qualificazione per le Olimpiadi di Pechino piazzandosi al terzo posto. Poi nella rassegna cinese a cinque cerchi fu esclusa dal programma la prova di spada a squadre e fu una delusione enorme con la consapevolezza di poter esserci a buon diritto nel- l’olimpo delle migliori.

Abbiamo chiesto a Francesca di raccontarci alcune delle emozioni di Antalya e alla domanda più scontata del cosa si prova dopo, ci ha risposto che è tanto grande quanto difficile circoscrivere ciò che si sente dentro: «E’ bellissimo... per tanti anni molte delusioni ed ora invece una grande gioia. La maggiore delle soddisfazioni è stata l’unità del gruppo, l’esserci sentite squadra più di tante altre volte sebbene gareggiassimo insieme da tempo.»

Quell’unità ha fatto la differenza e anche il Ct azzurro Cuomo non ha potuto non riconoscerne il valore aggiunto: «Ho visto quello che è mancato ai ragazzi: la forza del gruppo. Mi piacerebbe che prendessero esempio.»

Ucraina,Romania, Francia e in finale la Polonia: questa è stato il percorso delle nostre verso l’oro.

Francesca qual è stato l’incontro o gli incontri più duri?

«Sicuramente quello contro la Romania (una delle squadre più quotate insieme alla Francia) per entrare nei quarti. E’ stato una grandissima sofferenza seguire le compagne, in particolare l’ultimo incontro della Del Carretto, finito alla priorità.»

L’incontro finirà infatti 32 a 31 a favore delle nostre. La priorità è il prolungamento di tempo alla fine di un incontro pari per decidere il vincitore. Sono secondi di ulteriore fatica, ma, più che fisica, è una sofferenza soprattutto mentale. Chi guarda da fuori soffre il doppio e Francesca in quel momento non era nemmeno in pedana.

Continuando a raccontarci della gara: «Duro è stato anche lo scontro con la Francia, contro cui non abbiamo mollato e anche qui Bianca Del Carretto è riuscita a spuntarla all’ultimo.»

L’incontro finirà 29 a 28 per le nostre e l’idea che il paradiso era vicino diventava sempre più concreta. In fondo la Polonia, in quanto a valori sulla carta non era certo la Germania, che dovrà accontentarsi e lottare solo per la finalina per il bronzo contro le sconfitte cugine d’oltralpe per mano nostra; ma non era nemmeno una compagine da sottovalutare dato che ai recenti europei di Plovdiv aveva riservato alle azzurre qualche brutta sorpresa fermando il loro cammino. Allora rispetto per tutte ma paura di nessuna, la Del Carretto ha portato un +11 in due assalti finiti rispettivamente cinque a zero e sei a zero, concretizzando alla fine un vantaggio parziale di 26 a 13 per le nostre. Poi Francesca e la Moellhausen, completando l’opera con pennellate di colori iridati, hanno amministrato alla grande fino al 45 a 31 finale.

Era il quarto oro per l’Italia nella rassegna turca, quello che le ha fatto chiudere i Mondiali 2009 da premiére dame, in testa al medagliere con altri due argenti e tre bronzi.

Da più parti si è scritto “Francesca la Pupona” per una grandissima passione sportiva per la Roma ed il suo capitano e che dopo questa vittoria Totti devono fartelo conoscere. Ma è tutto vero?

«In realtà il soprannome nasce da quando ero più piccola e me lo diede il mio fisioterapista di allora». Poi l’associazione all’altro pupone più famoso è stata percorsa da quasi tutti i giornali eppure... «seguo il calcio, ma gli sport che mi appassionano sono tanti altri anche più del calcio, pur non nascondendo senz’altro la mia simpatia per la Roma e se mi presentano Totti non mi dispiace ovviamente.»

Quando ha iniziato con la scherma e perché questo sport?

«Ho iniziato quando avevo otto anni con il fioretto, ma non è stato il mio primo sport. Prima di appassionarmi alla scherma ne ho praticati tanti altri. I miei preferiti sono stati lo sci ed il nuoto. Ho iniziato per gioco, per andare dietro a mio fratello che era un appassionato fan di Zorro. Per questo lo seguii al Club Scherma Roma (il club dell’Acqua Acetosa) e da quel momento in poi questo sport non l’ho più lasciato.»

Come è maturata la decisione di passare alla spada?

«Fu Carlo Carnevali (il compianto Ct di scherma scomparso nel febbraio 2009 n.d.r) che allora mi seguiva, ad accorgersi che avevo le qualità per la spada. Inizialmente provai con quest’arma perché al Club serviva una spadista per le gare. Poi continuai a specializzarmi comprendendo che era la mia arma e nel 2000 arrivò la prima convocazione in nazionale per i mondiali cadetti di Chigago. La vittoria di Antalya è anche un po’ figlia di Carnevali che è stato uno dei pochi a crederci contro qualunque pronostico. Io personalmente la dedico un po’ anche a lui.»

L’avvento alle Fiamme Azzurre nel 2004 è stato una scelta ragionata o una casualità?

«Le Fiamme Azzurre erano l’occasione che mi si è presentata al momento e non le conoscevo benissimo rispetto ad altri gruppi sportivi in divisa. Oggi posso dire che sono state la migliore scelta in assoluto rispetto a qualsiasi altro gruppo sportivo. Grazie al loro sostegno posso dire di conquistare molte delle mie vittorie. In particolare, la presenza dentro e fuori le gare di persone delle staff quali Conforto, Parena, o dei fisioterapisti Ranaldi e Pompili è di grandissimo aiuto.»

Prossimi impegni agonistici?

«A breve l’Open di Ravenna che però è importante solo come test di fisico di avvicinamento agli impegni di Gennaio, quando ricomincerà a Budapest la Coppa Del Mondo».