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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/11/2009  -  stampato il 10/12/2016


Storia della spada femminile

Dall’inizio del xx° secolo sino alla metà degli anni ottanta, le specialità della scherma furono solamente quattro: fioretto, spada e sciabola in campo maschile, il solo fioretto in campo femminile. Ciò perchè si riteneva (in modo assolutamente acritico) che il fioretto fosse la sola delle tre armi adatta alle velleità sportive del gentil sesso. Bisogna infatti attendere l’anno 1985 per assistere ai primi timidi tentativi di inserimento della spada femminile nei calendari agonistici in italia ed all’estero. E’ doveroso peraltro evidenziare come la spada femminile, seppur non compresa tra le discipline della scherma, fosse al contrario praticata con successo nell’ambito di altra disciplina sportiva, il Pentathlon Moderno.

Il Penthatlon Moderno è sport composito, nel quale gli atleti si confrontano in cinque sport diversi (nell’ordine nuoto, equitazione, tiro, scherma e corsa). Proprio per quanto riguarda la scherma, nelle competizioni di Penthatlon Moderno l’arma usata è la spada, sia in campo maschine sia in campo femminile. Tornando alla scherma, nel Marzo del 1985 si disputò a Torino la prima gara di spada femminile, alla quale presero parte una cinquantina di atlete, provenienti da tutta Italia, ma, soprattutto, dal Piemonte e dalla Lombardia.

La gara fu vinta dall’eporediese Tiziana Bovis sulla genovese Silvia Bosco. Tale competizione ebbe un discreto successo di pubblico ma, cosa ancora più importante, incontrò l’incondizionato favore sia degli addetti ai lavori, anche dei più scettici,sia delle atlete.

Sull’onda di tale iniziale successo, nei mesi successivi vennero organizzate in Italia altre competizioni a carattere prettamente regionale, aperte all’adesione, questa volta, anche alle schermitrici più giovani, a partire dalla categoria “allieve” (dai tredici anni in su).

La prima gara a livello nazionale si svolse a Roma nel Maggio del 1985 e questa volta il successo fu addirittura eclatante, tanto che le spadiste partecipanti furono più di 150.

Alla gara parteciparono sia fiorettiste che pentatlete, oltre a giovani ragazze che avevano iniziato l’attività schermistica da pochi anni, direttamente con la spada; tra queste ultime anche Sandra Anglesio che divenne in seguito una delle più forti schermitrici sia in campo nazionale che internazionale.

Esisteva, peraltro, in quegli anni una rilevante differenza tra la spada maschile e quella femminile e tale differenza era data dal tipo di impugnatura usata. Le donne potevano infatti usare solamente l’impugnatura di tipo “francese“, mentre gli uomini potevano tirare anche con l’impugnatura anatomica.

Si riteneva che l’impugnatura anatomica fosse troppo pericolosa per le donne, perchè con questa impugnatura la presa della mano è più salda e quindi i colpi che vengono portati sono più forti e più potenti. L’uso dell’impugnatura “francese” creava non pochi problemi a carico delle ex fiorettiste, le quali, essendo abituate ad usare nel fioretto l’impugnatura anatomica, si trovavano decisamente in difficoltà nel dover cambiare modo di impugnare e, conseguentemente, anche in difficoltà nel portare i colpi durante l’assalto.

Fortunatamente nel 1987 venne data anche alle spadiste l’opportunità di tirare con l’impugnatura anatomica. Nonostante il successo iniziale, in seguito al quale ci si sarebbe potuto aspettare una ufficializzazione della disciplina da parte della Federazione Internazionale Scherma (FIE), la spada femminile rimase per lungo tempo a livello meramente sperimentale, sia in Italia sia all’estero.

Il primo Campionato Italiano ufficiale si svolse a Rimini nel mese di ottobre del 1987; si trattava, peraltro, di un Campionato Italiano per così dire “minore” in quanto riservato alle schermitrici di terza e quarta categoria.

Nel gennaio del 1988 si svolse, è il caso di dire finalmente, a Rosignano Solvay il primo Campionato Italiano categoria “assoluti” .

La gara fu vinta dalla vercellese Elisa Uga che in finale sconfisse in un combattutissimo assalto la genovese Silvia Bosco. La prima gara internazionale alla quale la Nazionale Italiana di spada femminile partecipò in via ufficiale, si tenne a Koblenz nel Febbraio del 1988.

La spada italiana ottenne un incredibile ma meritatissimo successo; vinse l’eporediese Sandra Anglesio davanti all’altra italiana Elisa Uga, al terzo posto si piazzò la tedesca Eva Maria Ittner, al quarto e quinto posto altre due italiane, nell’ordine Emanuela Gabella (pentatleta) e Saba Amendolara.

A questa prima competizione internazionale in terra germanica parteciparono solamente sei nazioni: Germania, Olanda, Svezia, Svizzera, Francia ed Italia: una partecipazione, come risulta evidente, ancora ristretta, anche se oltremodo qualificata dalla presenza dei paesi europei di maggiore tradizione schermistica. Nello stesso anno la nazionale italiana partecipò ancora ad una gara internazionale che si disputò a Tauber, sempre in Germania.

Questa gara fu numericamente e qualitativamente più importante della precedente, in quanto nobilitata dalla presenza di un nutrito lotto di nazioni, a cominciare dai paesi dell’Est europeo, che, fino a quel momento, non avevano partecipato ad alcuna gara a livello internazionale. A questa competizione parteciparono oltre 150 atlete ed al termine degli assalti la vittoria arrise gevano i Giochi Olimpici del 1992, la spada femminile disputò un proprio Campionato del mondo, sia individuale sia a squadre, che per l’occasione si tenne a L’Havana (Cuba). Si arrivò, finalmente, alle Olimpiadi di Atlanta 1996, ove la spada femminile venne ammessa definitivamente, e a pieno titolo, nel calendario dei Giochi Olimpici.

Di assoluto rilievo la prestazione ottenuta nell’occasione dalla compagine azzurra, che conquista brillantemente la medaglia d’argento nella gara a squadre, con una formazione composta da Elisa Uga, Laura Chiesa e Margherita Zalaffi. Resta da osservare che l’esordio della competizione di spada femminile non costituì l’unica innovazione introdotta con l’Olimpiade statunitense. Infatti, in tale occasione, il Comitato Olimpico Internazionale e la Federazione Internazionale di Scherma decisero di ridurre, nell’ambito delle gare a squadre, il numero dei tiratori di ciascuna squadra da 5 (4 + una riserva) a 4 (3 + una riserva).

Inoltre, mentre in precedenza anche la riserva costituiva parte integrante della squadra e poteva sostituire uno qualsiasi dei propri compagni in qualsiasi momento della competizione, da allora in poi la sostituzione venne ammessa solo prima dell’inizio della gara e non più nel corso della medesima.