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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 25/07/2012  -  stampato il 04/12/2016


Aggressione collega di Spoleto: quali adozioni sono state prese? Interrogazione parlamentare

All’on.le Ministro della Giustizia PER SAPERE Il sottoscritto Senatore della Repubblica PREMESSO che
 
ha suscitato viva impressione e deprecazione nell’opinione pubblica, oltre che comprensibile riprovazione e preoccupazione nel personale della Polizia Penitenziaria, il grave episodio avvenuto nei giorni scorsi all’interno del grande Carcere di Maiano di Spoleto, dove un Assistente capo di turno nella Sezione di massima sicurezza è stato brutalmente aggredito da un detenuto, condannato per associazione mafiosa, venendo selvaggiamente percosso e leso, tanto da riportare più fratture al volto con una prognosi di ben 75 giorni e necessità di delicato intervento chirurgico, mentre vittima di aggressione è risultato anche altro collega rimasto meno gravemente ferito; 
 
l’episodio non è peraltro che l’ultimo e più grave di una serie analoga, che si è dovuto lamentare nell’importante Istituto penale di Spoleto, con proteste più che giustificate del personale della Polizia Penitenziaria, già costretto a turni di lavoro massacranti di fronte alla conclamata carenza di organico; 
 
non può essere invocata alcuna generica giustificazione o minimizzazione o spiegazione tortuosa delle condizioni propizianti di fatti tanto indegni e intollerabili, posto che il Carcere di Maiano di Spoleto si caratterizza per modernità e salubrità di locali, trattamento strutturalmente tra i migliori in Italia, impegno massimo del personale riconosciuto a tutti i livelli nell’assicurare il rispetto degli standars più garantisti, sia verso i detenuti a massima sicurezza, sia verso quelli di rango penale minore; 
 
risulta che il titolare del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria, dopo una doverosa esternazione di solidarietà al quarantacinquenne Assistente capo massacrato e al suo collega, abbia emesso comunicati in cui fa risalire episodi gravissimi come quello di cui sopra, come al solito, al sovraffollamento e coglie piuttosto l’occasione per avvalorare le proprie strategie che chiama di “sorveglianza dinamica” e di “patto di responsabilità”, laddove, essendo il violento detenuto un ristretto nei reparti di massima sicurezza e non in quelli per detenuti a minore pericolosità, siffatte analisi sommarie e suggestive espressioni, peraltro tutte da spiegare in termini pratici, appaiono completamente fuori tema;
 
INTERROGA
 
l’on Ministro della Giustizia, chiedendo ravvicinata risposta orale in Aula,
 
PER SAPERE
 
1) quali notizie precise, dettagliate e provate è in grado di fornire all’interrogante e al Parlamento su questo ennesimo e grave episodio di violenza patito da un operatore del Corpo della Polizia Penitenziaria.
 
2) se e quali misure punitive siano state decise e applicate nei confronti del detenuto resosi responsabile della grave violenza, sia perché vengano fatte rispettare le civili ma cogenti regole della detenzione, sia perché risultino esemplari verso tutta la popolazione carceraria, sia perché non risulti paradossalmente penalizzata quella parte dei detenuti che osserva con il connesso disciplinato sacrificio l’ordinamento detentivo, sia perché sia salvaguardato il personale di custodia nella sua sicurezza e nella sua dignità.
 
3) quale seguito penale sia stato dato al fatto delittuoso dalla competente Procura della Repubblica di Spoleto e, per quanto di competenza, quali determinazioni abbia adottato l’Ufficio del Giudice di Sorveglianza di Spoleto. 
 
4) quali iniziative, sedi e livelli di verifica abbia attuato lo stesso Dipartimento del Ministero circa le misure vigenti nell’importante Istituto penale di Maiano di Spoleto a maggior presidio della incolumità fisica e morale degli operatori di Polizia Penitenziaria e corrispondentemente della civile disciplina della popolazione detenuta.
 
5) se non ritiene anche alla luce di questo ennesimo eccesso verificatosi, per un verso di incrementare finalmente i ranghi della Polizia Penitenziaria nella Casa di Reclusione di Maiano, per altro verso di favorire, anche eventualmente con potenziamento dell’organico magistratuale ed ausiliario, l’azione della Procura della Repubblica e dell’ufficio di Sorveglianza di Spoleto a tutela dell’ordine, con rispetto dei ruoli e dei diritti all’interno dell’Istituto, che, oltre tutto, non è priva di riflessi nella comunità civile e territoriale esterna.
 
Sen. Domenico Benedetti Valentini