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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/07/2012  -  stampato il 04/12/2016


Ma quali centri d'ascolto: serve un Capo del Personale di Polizia Penitenziaria!

 Questa settimana l'emergenza sarà quella dei suicidi nel Corpo di Polizia Penitenziaria. 

Nonostante i buoni propositi del Capo del Dipartimento nel convocare una riunione ad oltranza per discutere del fenomeno dei suicidi con i Sindacati, presumo che al massimo si converrà sulla necessità di istituire dei centri di ascolto, ma si badi bene, si converrà sulla necessità, non sulla concreta attuazione che sarà demandata all'ennesimo Gruppo di lavoro o Commissione Dipartimentale...
 
Sarà l'ennesima boutade. 
Oltretutto non sono certo i centri di ascolto che risolveranno il vero problema, che non è quello dei suicidi, ma del malessere diffuso che stagna nella Polizia Penitenziaria, da molti anni e del quale i suicidi sono l'estrema conseguenza. Del resto, se proprio si volevano istituire questi benedetti/maledetti centri di ascolto, ci si sarebbe potuto ragionare già da tempo. Già nel dicembre del 2007 (quasi 5 anni fa) il Sappe li propose in seguito al primo dei suicidi che nel giro di due settimane sconvolsero (anche allora) la Polizia Penitenziaria: DOPO L'ENNESIMO SUICIDIO DI UN COLLEGA, IL SAPPE CHIEDE ADEGUATI SUPPORTI PSICOLOGICI PER OPERATORI (28 dicembre 2007).
 
Quello su cui si dovrebbe discutere invece è il concetto di benessere del personale in generale che non può ridursi ad un centro di ascolto, ma deve affrontare specifici problemi che interessano e che incidono fortemente sul lavoro e sulla vita dei poliziotti penitenziari. Queste problematiche possono essere affrontate e risolte solo da un vero  CAPO DEL PERONALE DI POLIZIA PENITENZIARIA!
 
Non è un discorso demagogico ed ideologico, sbandierato solo per catturare qualche consenso. E' un dato di fatto che l'attuale Direzione del Personale e Formazione è inadeguata ad affrontare e risolvere le esigenze del Corpo di Polizia Penitenziaria.
 
TRASFERIMENTI
Considerare i poliziotti penitenziari solo ed esclusivamente come dipendenti è il più grave e colpevole errore dei Dirigenti dell'Amministrazione penitenziaria che in tutti questi anni non hanno saputo mettere in piedi una strategia di trasferimenti per un personale costretto a vivere lontano da casa. L'Amministrazione è passata sopra qualunque esigenza e richiesta del personale e non ha dato minimo ascolto alle richieste di cercare di individuare una regola certa e costante sulle modalità di trasferimento del personale. Si è preferito tirare avanti cercando di accontentare oggi questo, ieri quell'altro sindacato, su singoli e spesso illegittime mobilità (anche se questo fino ad ora è stato l'unico sistema per poter venire incontro alle esigenze di chi ne aveva realmente bisogno) come se questo potesse arginare il malessere della stragrande maggioranza del Corpo di Polizia Penitenziaria. E' ora che, partendo dal Ministro fino ad arrivare al più piccolo sindacato, si smantelli questo gioco al massacro perpetrato sulla stragrande maggioranza dei poliziotti penitenziari e si applichino regole con tempi certi per i trasferimenti.
 
ALLOGGI DI SERVIZIO ED EDILIZIA AGEVOLATA
Non tutti possono essere accontentati sui trasferimenti e molti sono comunque costretti a vivere in un posto che non hanno scelto, ma da qui ad elemosinare un alloggio di servizio fatiscente ce ne corre... Non mi pare ci sia in atto alcuna strategia di lungo periodo (come necessariamente deve essere quella che affronti l'esigenza di un alloggio adeguato o di convenzioni con le amministrazioni comunali e provinciali), per questo, dalla riunione “ad oltranza” che inizierà nei prossimi giorni, uno degli argomenti dovrà essere necessariamente quello per migliorare gli alloggi di servizio e intavolare accordi con le amministrazioni locali per un'edilizia agevolata per i poliziotti penitenziari. Fino a quando uno dei tanti Dirigenti del DAP non verrà investito di tale ruolo esclusivo, non si uscirà da questo pantano.
 
Esiste un Ufficio per i rapporti con le Regioni che si occupa di inventare i più disparati protocolli d'intesa a favore dei detenuti, non capisco perché non ci sia un Ufficio analogo che si occupi di interessarsi delle problematiche dei poliziotti penitenziari nelle varie sedi periferiche!
 
RAPPORTI GERARCHICI
In un Corpo di Polizia le gerarchie sono indispensabile a vanno rispettate, ma fino a quando avremo contatti tra i vari Ruoli improntati sul rapporto disciplinare nei confronti del sottoposto (meglio se iscritto ad un'altra sigla sindacale), fino a quando si tollereranno conferenze di servizio ridotte ad una pagliacciata in quasi tutti gli istituti penitenziari (considerati quelli in cui ancora si fa), fatta solo dagli agenti del turno di giorno, difficile che i rapporti miglioreranno. Manca anche un luogo anche virtuale dove potersi confrontare con gli altri colleghi e manca anche un facile accesso alle normative e circolari che interessano il proprio servizio. In mancanza di ciò, per ogni poliziotto, è facile cadere vittima di soprusi o di ricatti del Direttore, del Comandante, dell'Ufficio Servizi, del sindacalista di turno. Un Capo del Personale di Polizia Penitenziaria, saprebbe almeno di cosa stiamo parlando: un Dirigente Generale che non è mai entrato in una sezione del carcere e che ne ha visitato uno se non per una passerella istituzionale, è inevitabile che sia più attento al mobilio della propria stanza e alla cilindrata della propria auto blu...
 
DIGNITA' DELLA POLIZIA PENITENZIARIA
La dignità del Corpo dipende da molte cose. Ha a che fare con l'immagine mediatica (attualmente gestita da un civile), con le attività dell'Ufficio di Rappresentanza (attualmente gestito da un civile), ma è fatta anche di divise in ordine, automezzi adeguati, tutela dei colleghi quando vengono bistrattati nelle trasmissioni televisive o nei giornali. Serve un Capo del Personale di Polizia Penitenziaria che assuma su di sé la responsabilità paterna dei propri colleghi. Che sappia infondere coraggio, fiducia e rispetto reciproco perché appartiene lui per primo al Corpo di Polizia Penitenziaria. Non abbiamo certo bisogno e non ci deve bastare più un Capo del Personale che in svariate occasioni (occasioni informali trai i corridoi del Dipartimento ed anche più velatamente nelle Circolari) ha dimostrato ben poca stima per gli agenti di Polizia Penitenziaria.
 
Ci sono ovviamente anche altre argomentazioni da sviscerare, ma queste sono le più urgenti e necessarie (otre a quello del ruolo effettivo della Polizia Penitenziaria in carcere che qui, per brevità, non è stato tirato in ballo).
 
Per questo non si deve accettare che la riunione ad oltranza che il Capo del DAP ha annunciato e che si svolgerà nei prossimi giorni, venga ridotta ad un misero colloquio sui centri di ascolto, ma si deve avere il coraggio e la responsabilità di creare la figura istituzionale del Capo del Personale di Polizia Penitenziaria! Che presenzi alle Cerimonie istituzionali con l'uniforme del Corpo. che viaggi con un'autovettura del Corpo e che sappia valutare le proposte di miglioramento delle condizioni di lavoro del Corpo.
 
E' anche necessario non rassegnarsi e non addurre come scusa all'attuale inattività, la congiuntura economica del Paese. A maggior ragione, le limitate disponibilità economiche e di personale, sono ancora di più il motivo per cui la gestione e la formazione della Polizia Penitenziaria, ricada su una persona che nel Corpo ci vive e non su chi si è limitato fino ad ora a servirsene. Sono certo che una assurdità come quella del Corso di formazione da 76mila euro dell'ISSP, non sarebbe passato tanto facilmente.