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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 30/07/2012  -  stampato il 09/12/2016


Stress da lavoro correlato: a quando i provvedimenti concreti?

Il suicidio tra gli appartenenti al Corpo della Polizia Penitenziaria è una costante nel tempo. Un morto al mese, così da 10 anni a questa parte.

Sicuramente i suicidi avvenivano anche prima, solo che le notizie stentavano ad uscire dalle quattro mura di cemento armato; ma oggi, nell’era di internet, dei blog, dei social network non è più possibile nascondere le notizie e quindi, ogni anno contiamo tristemente 10 – 12 cadaveri in divisa; un dato assai preoccupante e indicatore di uno stato di malessere che, a mio parere, va ben oltre i “problemi personali, i problemi familiari, i problemi di salute” con i quali ogni volta si chiude la pratica “suicidio”.

Da alcuni anni, dalla pagine di questo giornale e del blog si sono alzate invocazioni di aiuto che sono rimaste finora inascoltate; sono state lanciate proposte, suggerimenti su come arginare questo fenomeno con atti concreti e, invece, ancora stiamo a discutere all’interno di una commissione o ci inventiamo i corsi per il benessere o i corsi sullo stress da lavoro correlato.

Siccome questi suggerimenti arrivano da persone che indossano una divisa o peggio da sindacalisti e non da consulenti super pagati con cifre a sei zeri, vanno scartati; meglio procedere con lo studio del fenomeno e con la consulenza di illustri psicologi e psichiatri.

Eppure credo che sarebbe bastato comprare 10 Land Rover in meno e destinare questo milione di euro ad un fondo economico per aiutare quel personale di P.P. in difficoltà. Sarebbe bastato destinare i 76.000 euro (tanto costa il corso da stress correlato riservato ai comandanti di reparto), ad alcuni Istituti al fine di sistemare alcune stanze in caserma da offrire, come aiuto concreto, a quei colleghi che, a causa di separazioni coniugali velenose, si vedono sprofondare ogni giorno di più nella povertà, poiché non riescono, tra alimenti e assegni divorzili, a pagare un affitto.

Basterebbe aiutare questi colleghi, o chi ne facesse richiesta (trovandosi in quelle condizioni) dando loro la possibilità di un alloggio : una stanza con il bagno in caserma, facendo pagare loro un affitto politico che permetta, a chi ha seri problemi economici, di non sprofondare nella disperazione.

Anziché perdere tempo nell’ideazione della vigilanza dinamica (o meglio: scendere a patti con i delinquenti) perché al Ministro non suggeriscono di far inserire nel prossimo contratto di lavoro (lo sa Iddio se ce lo faranno) la possibilità di accedere ad una parte della buonuscita al fine di venire incontro alle esigenze economiche di quel personale che, oggi anche a causa della profonda crisi economica, si trova in difficoltà.

Ecco, queste sono tre proposte concrete per contrastare il disagio del personale. Qualcuno potrà anche non essere d’accordo e liquidarle come proposte di un vecchio capo indiano un po’ rincoglionito, ma comunque sono proposte concrete; migliori sicuramente di un’analisi del fenomeno fatta da illustri sconosciuti che non hanno mai messo piede in galera, e che non hanno mai vissuto in prima persona gli attimi sconvolgenti di vedere con i propri occhi, un collega che si spara.

Continuate a crogiolarvi con le vostre commissioni di studio, a fare corsi di formazione per Comandanti di Reparto che ormai sono diventati, nell’ordine: Educatori, Psicologi, Preti confessori, padri di famiglia, capri espiatori…..

Continuate a comprare, tra l’indifferenza della politica, Land Rover da 100.000 euro ciascuna e che fanno 3 km. con un litro di carburante, mentre negli automezzi del NTP superstiti che non si trovano in officina per riparazioni varie manca la benzina, in molte carceri del sud manca l’acqua per i detenuti, manca una politica seria di gestione e manutenzione dei fabbricati.

A quanti suicidi dovremo ancora assistere prima che questa Amministrazione partorisca qualcosa di concreto?  

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