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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/11/2009  -  stampato il 03/12/2016


Venezia: costituita una "casa della memoria" in ricordo delle vittime del terrorismo, del dovere e della mafia

Una casa della memoria a Venezia, dove abita il ricordo delle vittime del terrorismo, del dovere e della mafia. Un luogo dove si possano consultare documenti e archivi. L’idea è dell’Associazione Nazionale Polizia Penitenziaria di Venezia e della FERVICREDO, l’associazione vittime della criminalità e del dovere. Tra le associazioni coinvolte, quella delle vittime del terrorismo in Argentina, la CELTYV, con la presidente, Victoria Villarruel, che ha scelto proprio Venezia per lanciare un accorato appello a favore del riconoscimento di vittime (tra cui metà di chiare origini italiane) come civili uccisi dai terroristi.

«Sono 17 le organizzazioni criminali - ha spiegato - che hanno insanguinato l’Argentina negli anni 70 rivendicando ogni volta le proprie stragi: si sono contati 21.400 attentati con oltre duemila morti accertati e altri diecimila torturati e feriti, ma vedove e orfani sono lasciati da soli.» «In Veneto il ricordo degli anni di piombo e di chi ha perso la vita facendo il proprio dovere è ancora forte - ha spiegato Mirko Schio, ex poliziotto e presidente della Fervicredo - si pensi alle storie di Sergio Gori, Alfredo Albanese, Giuseppe Taliercio fino ai più recenti casi di Totò Lippiello e Antonino Copia. Vogliamo tenere alta l’attenzione su di loro, evitare che si puntino i rflettori solo sui carnefici che spesso diventano oggetto di attenzioni più delle vittime. »

L’Anppe e la Fervicredo lavorano per un’iniziativa che culminerà appunto nell’inaugurazione della Casa della Memoria. «Il caso argentino è complesso - concordano Schio e Porcelluzzi - ma faremo di tutto perchè l’Italia aiuti l’associazione Celtyv che nel proprio paese non riesce ad avere alcun riconoscimento per motivi politici ed economici. »

Fra i tanti casi segnalati dalla Celtyv ci sono vittime di chiare origini venete come Rinaldo Dal Bosco, Eduardo Costa, Dante Sacco e Carlo Bergometti.