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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/09/2012  -  stampato il 05/12/2016


Donato Capece risponde a Luigi Pagano: tante belle parole, ma chi copre le spalle alla Polizia Penitenziaria ?

Egregio Vice Capo DAP, 

è con vivo piacere che ricevo la lettera con cui ha voluto esprimere la Sua posizione riguardo la vicenda della fiction televisiva e, nel contempo, illustrare la strategia di intervento del DAP nel settore della comunicazione in generale. 

Ne ho apprezzato i toni e soprattutto la insita capacità di accettare le critiche senza chiudersi “a riccio” come invece, in occasioni analoghe, hanno fatto nel recente passato i vertici del DAP. 

La Sua cordiale risposta, inoltre, è occasione per esprimerLe tutto il nostro apprezzamento sindacale per quello che ha fatto in passato e per darLe atto pubblicamente di aver dimostrato spiccate capacità manageriali nella pubblica amministrazione. Anche io, mio malgrado, mi sono sentito “trascinato” in una questione in cui molti hanno voluto leggere un attacco mirato a gettare discredito alla Sua persona e al Suo passato.

Niente di tutto questo. E' evidente che Lei ha saputo cogliere il senso della mia lettera, ma approfitto di questo scambio di opinioni per chiarirlo anche ai suoi tanti estimatori che ci hanno scritto. 

L'intervento sindacale del Sappe, la lettera che Le abbiamo indirizzato in ragione della Sua veste di Responsabile della Comunicazione del DAP e quindi anche della Polizia Penitenziaria, si riferiva al mancato intervento a tutela dell'immagine del Corpo e nulla di più. Un intervento sindacale, appunto, non una polemica gratuita.

Noi del Sappe non abbiamo voluto censurare un suo presunto ruolo di “affossatore” dell'immagine pubblica della Polizia Penitenziaria, in quanto, questo suo eventuale ruolo, presupporrebbe esso stesso un'azione, anche se in una direzione a noi sgradita. Quello che abbiamo voluto evidenziare invece è proprio il “non intervento” del DAP in occasioni in cui la rispettabilità della Polizia Penitenziaria, e delle decine di migliaia di appartenenti che la compongono, viene lesa dai media in generale e nel caso specifico da una fiction televisiva.

Mi permetta anche di eccepire qualcosa sulla Sua strategia di comunicazione, quella che intende portare avanti come Responsabile della Comunicazione, quella strategia del non rispondere “colpo su colpo”. Ebbene dall'alto della Sua esperienza avrà certamente delle buone ragioni per adottare una simile strategia, ma Le assicuro che qui da “basso”, dal punto di vista della Polizia Penitenziaria, questo “non interventismo” ha causato e continua a causare frustrazioni e risentimenti dei Poliziotti nei confronti di chi, gerarchicamente e istituzionalmente, dovrebbe vegliare sull'immagine e sull'onorabilità del Corpo.

Lei ha tenuto a sottolineare che è il Responsabile della Comunicazione DAP da soli due mesi, ma deve sapere, e spero se ne renderà presto conto, che ha ereditato un compito che per troppo tempo è stato disatteso e questa sua strategia di “non interventismo” è molto facile che venga scambiata per il proseguimento dell’inefficienza dipartimentale.

La lettera che Le abbiamo rivolto è dello stesso tenore delle tante altre lettere inviate in passato proprio per evidenziare questo “non interventismo” del DAP.

Mi fa piacere che Lei abbia indirizzato alla RAI le doglianze dell'Amministrazione Penitenziaria, ma questo solleva altre due questioni.

La prima è che forse la fiction in questione non era poi cosa di poco conto come forse ha creduto che fosse all'inizio: era pur sempre un prodotto di interesse RAI o no? E non mi pare che la RAI sia una di quelle piccole emittenti locali...

La seconda questione è che il DAP è talmente incapace di comunicare che non divulga nemmeno quelle poche iniziative che potrebbero dimostrare qualche operazione apprezzabile dei propri dirigenti.

Forse noi del Sappe non avremo una strategia raffinata come la Sua ma, per una migliore gestione della comunicazione interna, mi permetto di consigliarLe di pubblicizzarle queste azioni meritorie; di diffonderle tra tutto il personale di Polizia Penitenziaria, e questo non per acquisire ulteriore prestigio o benemerenza personale, ma perché, chi lavora nelle carceri e rischia tanto tutti i giorni, desidera che ci sia qualcuno che gli “guardi le spalle”, che si preoccupi di salvaguardare la propria onorabilità di servitore dello Stato e che lo faccia sempre, tutti i giorni, “colpo su colpo”. Anche a rischio di fare il gioco di qualche scaltro produttore televisivo che vorrebbe sfruttare il “nervo scoperto” della Polizia Penitenziaria in fatto di immagine e rispettabilità.

Se Lei crede davvero che la Polizia Penitenziaria non abbia poi quella cattiva stampa, si legga l'indagine sulla comunicazione che il Capo del DAP aveva presentato più di un anno fa La Penitenziaria è la forza di Polizia meno amata dai cittadini, Franco Ionta: “sono molto soddisfatto”Vada a spulciarsi i risultati e si accorgerà come, dati alla mano, la Polizia Penitenziaria riscuote stima per il lavoro svolto solo quando l'opinione pubblica ha l'occasione di conoscerla davvero. Altrimenti la Polizia Penitenziaria è l'ultima Forza di Polizia in fatto di “gradimento” da parte della maggioranza dell’opinione pubblica.

Per quanto riguarda il discorso molto più ampio che Lei ha tirato in ballo, e cioè la questione della percezione del carcere che la gente “vuole” avere, e di quanto sia importante una corretta informazione e divulgazione dei compiti costituzionali del carcere come istituzione, mi permetta di dissentire sull'attinenza con il motivo della nostra attuale corrispondenza.

Se il DAP non è stato capace fino ad ora di veicolare nell'opinione pubblica quanto sia importante, e conveniente, per l'intera Società un carcere migliore che funzioni veramente per raggiungere basse percentuali di recidiva, non per questo si può ricomprendere l'immagine della Polizia Penitenziaria in un allineamento al ribasso.

La “migliore pubblicità” per la Polizia Penitenziaria non può certo essere l'effettivo raggiungimento degli obiettivi dell'istituzione carcere! Noi il nostro lavoro di Poliziotti lo svolgiamo egregiamente anche a fronte del completo disattendere delle nostre richieste di aiuto per superare le difficoltà e le carenze di uomini e mezzi che il DAP si ostina a non voler ascoltare. Anzi, spesso “copriamo” anche le carenze della parte amministrativa dell'Amministrazione Penitenziaria, per questo non tolleriamo che si sorvoli sulla richiesta di maggiore attenzione a tutela dell'immagine della Polizia Penitenziaria.

In fondo il discorso si riduce a questo: Lei in qualità di Responsabile della Comunicazione del DAP da che parte sta? Dalla parte della Polizia Penitenziaria oppure dalla parte oscura del DAP che si rifiuta di “guardare le spalle” alla Polizia Penitenziaria? Starà al fianco di chi monta da solo in sezione con centinaia di detenuti malati ed esasperati, oppure continuerà a fare voli pindarici sulle Linee Programmatiche? Saprà volgere lo sguardo anche in basso ed ascoltare gli appelli di aiuto che gli provengono dal 90% del personale che in questo momento dirige, oppure si crogiolerà nelle strategie di “non comunicazione” che il DAP ha attuato fino ad ora?

E allora (mi conceda una piccola citazione cinematografica) il dott. Pagano, che nelle speranze di tutti ha rappresentato “il nuovo” che arriva al Dap dopo anni di nomenclatura oscurantista imbullonata alla poltrona, vuole vestire i panni del “Cavaliere Jedi” della Polizia Penitenziaria o finirà per servire anche Lui “il lato oscuro della forza” ?

Se risponderà affermativamente almeno ad una delle nostre domande, forse allora riuscirà a mettersi davvero nei panni (nell'uniforme) della Polizia Penitenziaria e sobbalzerà anche Lei dalla poltrona quando leggerà che è in programmazione una fiction della RAI che vuole manipolare l'opinione pubblica, presentando l'operato della Polizia Penitenziaria in termini denigratori, con stereotipi che non ci appartengono, ma che pure condizionano la serenità e la voglia di servire lo Stato ogni giorno, al meglio delle nostre possibilità.

Da ultimo, infine, vorrei aggiungere una cosa senza commento, rappresentata soltanto affinchè stimoli una Sua ulteriore riflessione.

In una (delle tante) trasmissioni televisive sul “caso Cucchi” un giornalista ha posto una precisa domanda alla sorella del ragazzo tragicamente scomparso circa la sua opinione sul ruolo svolto nella vicenda dai Carabinieri.

Ebbene, Ilaria Cucchi, in quel frangente ha testualmente risposto: “... non posso dire nulla che riguardi i Carabinieri perché altrimenti mi querelano.”

Cordiali saluti.
 
Donato Capece
 
 
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