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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 04/10/2012  -  stampato il 05/12/2016


Schizofrenia. Gestione dell'amministrazione penitenziaria

Non fate caso al titolo, anzi fate caso al punto che nel titolo divide le parole, perché non vi venga in mente che io abbia intenzione di associare i due concetti in un'unico intervento.

Se i due concetti si trovano vicini è solo per il fatto che in periodo di spending review, il Direttore di questa testata mi ha imposto di risparmiare sulle pagine web e quindi sono costretto ad accorpare le parole.

La mia intenzione era quella di scrivere su due questioni. La prima questione sono le belle parole e le belle intenzioni con cui il DAP parla di "patti con i detenuti", recidiva, e reinclusione sociale. La seconda questione è la chiusura del carcere di Laureana di Borrello, un carcere all'avanguardia fortemente voluto dal Paolino Quattrone, già Dirigente DAP, morto suicida, e che porta il nome di "Luigi Daga", altro compianto DIrigente del DAP, ucciso in Egitto durante un attentato terroristico anni or sono, alla cui memoria è intitolato anche l'indirizzo civico del DAP stesso.

Ma siccome devo condensare per risparmiare, vi parlerò d'altro:

LA SCHIZOFRENIA

La schizofrenia è una forma di malattia psichiatrica caratterizzata, secondo le convenzioni scientifiche, dalla persistenza di sintomi di alterazione del pensiero, del comportamento e dell'affettività, da un decorso superiore ai sei mesi (tendenzialmente cronica o recidivante), con una gravità tale da limitare le normali attività della persona.

Caratteristiche generali 

Il termine, coniato dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler nel 1908, deriva dal greco σχßζω (schizo, divido) e φρενüς (phrenos, cervello), 'mente divisa'. Il termine proposto da Bleuler sostituì quello ottocentesco di Dementia Praecox, proposto da Emil Kraepelin.
È da tenere presente che schizofrenia è un termine piuttosto generico che non indica un unico disturbo, ma una classe di disturbi, tutti caratterizzati da una certa gravità e dalla compromissione del cosiddetto "esame di realtà" da parte del soggetto. A questa classe appartengono quadri sintomatici e tipi di personalità anche molto diversi fra loro, estremamente variabili per gravità e decorso.
In casi molto gravi i sintomi possono arrivare alla catatonia, al mutismo, provocare totale inabilitazione. Nella maggioranza dei casi di schizofrenia vi è qualche forma di apparente disorganizzazione o incoerenza del pensiero. Vi sono però certe forme dove questo sintomo non compare, e compaiono invece rigide costruzioni paranoidi.
 
Descrizione
 
La schizofrenia si caratterizza, secondo la tradizione medica, per due tipi di sintomi:
  • sintomi positivi: sono comportamenti o esperienze del soggetto "in più" rispetto all'esperienza e al comportamento dell'individuo normale. Si possono perlopiù includere sotto il termine più generale di psicosi. Questi sintomi possono essere: le idee fisse, i deliri (anche quelli di onnipotenza), le allucinazioni e il disturbo del pensiero (per la diagnosi non occorre che si manifestino tutti questi sintomi, a seconda dei casi è sufficiente che ve ne siano uno o due).
  • sintomi negativi: sono chiamati così quelli che sono diminuzione, declino o scomparsa di alcune capacità o esperienze normali del soggetto. Possono includere inadeguatezza nel comportamento della persona, distacco emotivo o assenza di emozioni, povertà di linguaggio e di funzioni comunicative, incapacità di concentrazione, mancanza di piacere (anedonia) e mancanza di motivazione.
Alcuni modelli descrittivi nella schizofrenia includono un terzo tipo di sintomi (schizofrenia di terzo tipo detta sindrome disorganizzata) dove compaiono soprattutto disturbo del pensiero e problemi di pianificazione. I sintomi possono prendere la forma di deficit neurocognitivi: si tratta dell'indebolimento di alcune funzioni di base quali la memoria, l'attenzione, la risoluzione di problemi, la funzione esecutiva e la cognizione sociale.