www.poliziapenitenziaria.it

Home Page> Articolo> Pubblicato il: 11/10/2012  -  stampato il 08/12/2016


“Patto di Responsabilità” tra detenuti e l’Amministrazione Penitenziaria. Ma la Polizia Penitenziaria cosa dovrebbe fare??? Prima Puntata

“Patto di Responsabilità” tra detenuti e l’Amministrazione Penitenziaria.

Ma la Polizia Penitenziaria cosa dovrebbe fare??? (prima puntata) 

Seconda Puntata
 

La questione assume un importanza vitale per il futuro dei compiti della Polizia Penitenziaria, compiti istituzionali che probabilmente, oltre ad essere messi in discussione solo da “Amministratori” che pensano di comprendere le complesse dinamiche dell’ambiente penitenziario, dovrebbero essere normativamente rivisitati.

Mi riferisco al progetto della c.d. “sorveglianza dinamica” da porre in essere nei reparti detentivi della C.C. di RIETI, progetto attualmente in fase di sperimentazione e che inizia a fornire i suoi frutti.

Peccato però che i risultati non vengono analizzati così come la coscienza del singolo operatore penitenziario imporrebbe di fare, e il senso di responsabilità di ognuno lascia il passo alle ipocrisie che sempre i medesi “Amministratori” hanno la necessità e il bisogno di sentire.
Quello a cui si assiste è un lento e degradante svilimento delle funzioni del poliziotto penitenziario, relegato a mero esecutore di diposizioni che tutto prevedono tranne tentare di risolvere i problemi e gestire un istituto penitenziario.

Il ruolo di rappresentate dello Stato quale parte integrante dell’attività trattamentale e di reinserimento del reo, anche attraverso la presenza costante dell’Agente Penitenziario nella sezione detentiva, è stato improvvisamente annullato lasciando il passo a nuove e moderne modalità di controllo dei detenuti.

Analogamente anche la funzione di garante della sicurezza dell’istituto è stata improvvisamente messa in discussione, rilevato che con atti di mera natura amministrativa è stato deciso di escludere e/o limitare dalla vigilanza e controllo della Polizia Penitenziaria, intere aree del carcere.
Se tutto ciò servisse a recuperare risorse umane e facilitare l’impiego della Polizia Penitenziaria nell’assolvimento dei propri compiti istituzionali, molti poliziotti dovrebbero iniziare a pensare che probabilmente è giunto il momento di rimettersi in discussione e favorire il più possibile nuove proposte operative nella gestione degli istituti penitenziari, cancellando la loro esperienza professionale e affidandosi agli “amministratori tutto fare”. 

Per il momento però la realtà è un'altra e di facile percezione per chi il proprio mestiere lo conosce. Di risorse risparmiate non se ne vede traccia con l’assurdo che gestendo la struttura con il vecchio sistema dell’impiego del personale in ogni singola sezione, diverse unità di Polizia Penitenziaria verrebbero giornalmente riutilizzate in altre mansioni.

La c.d. “sorveglianza dinamica” esercitata per mezzo di un servizio di “ronda del personale”,  allo stato, altro non sta facendo che far rivivere, anche in istituti sperimentali come quello di Rieti, situazioni di prevaricamento tra la popolazione detenuta, episodi che si sono moltiplicati proprio a causa dell’assenza dell’agente di sezione.


ALFIO il realista - un poliziotto penitenziario

 

Seconda Puntata