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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/10/2012  -  stampato il 10/12/2016


Ancora sul fuori ruolo dei magistrati

Nel 1994, il Consiglio Superiore della Magistratura lanciava l’allarme, segnalando “il numero crescente dei magistrati collocati fuori ruolo, la durata inaccettabile di alcune situazioni, alcune delle quali superano il ventennio altre addirittura il trentennio…la reiterazione degli incarichi…con la creazione di vere e proprie carriere parallele”.

La portata del fenomeno assunta nell’ambito della magistratura ha spinto il C.S.M. ad emanare, nel 2008, un’apposita circolare fissando a tal riguardo precise linee guida, tra cui il limite massimo di dieci anni, nell’arco della intera carriera, per la collocazione fuori ruolo di ciascun magistrato.  

In questo senso si muove l’emendamento presentato dal Ministro della Giustizia Paola Severino che, a differenza dell’emendamento presentato dall’On.le Giachetti del gruppo radicale, consentirà al magistrato di poter essere destinato a funzioni diverse da quelle giudiziarie anche per dieci anni consecutivi, e non più per cinque anni, a meno che il collocamento non avvenga presso organismi istituzionali, di autogoverno, europei e internazionali, o presso le rappresentanze diplomatiche e le Authority, nel qual caso si potrà rimanere fuori ruolo senza alcun limite temporale, come nel caso della Dott.ssa Augusta Iannini, ex capo dell’Ufficio legislativo del Ministero della Giustizia di Via Arenula e ora nominata all’Autorità Garante per la Privacy.

L’emendamento governativo non solo non risolve in alcun modo il problema dell’impropria utilizzazione dei magistrati in altri incarichi e, segnatamente, dentro le istituzioni del Governo e del Parlamento, fenomeno che attualmente rappresenta una delle più evidenti distorsioni nel rapporto tra Poteri dello Stato e pone seri problemi sul piano dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati rispetto alla politica, ma avalla la figura degli eterni fuori ruolo” di magistrati destinati per sempre “ad altri lidi” con carriere “parallele” rispetto a quelle dei magistrati “comuni”. E’ per questo che restiamo convinti che occorra fissare con nettezza il principio di esclusività delle funzioni giudiziarie, riservando ad eccezionali e tassativi casi previsti per legge, la possibilità di utilizzo dei magistrati ad altre funzioni diverse da quelle giudiziarie.

Parimenti, l’emendamento non risolve in alcun modo il nodo connesso alla percezione del doppio emolumento, dal momento che il magistrato collocato in fuori ruolo non solo conserva il posto di servizio, trattandosi, in teoria, di assegnazione temporanea, ma continua a percepire la retribuzione da magistrato pur non svolgendone le funzioni, a cui si aggiunge la indennità per il nuovo incarico ricevuto: ma la spending review  non doveva essere ispirata ad equità? 

P.S.: l’Associazione Nazionale dei Magistrati, al riguardo, ha affermato che l’emendamento governativo appare ragionevole.