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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 07/10/2012  -  stampato il 07/12/2016


Laurena di Borrello: una voce fuori dal coro

 

Da alcuni giorni si leggono di continuo notizie e commenti sulla temporanea  chiusura della Casa di Reclusione di Laureana di Borrello. Cronisti, Parlamentari, commentatori, sindacalisti, ex detenuti, familiari di  detenuti, ex Ministri della Giustizia, Sindaci, ex assistenti sociali ecc. ecc.  non hanno perso occasione per intervenire su tale argomento. Unanime è stata la protesta per il provvedimento del Provveditorato  dell'Amministrazione Penitenziaria di Catanzaro. Molti hanno addirittura pensato e detto, magari non scritto, che l'iniziativa  del PRAP di Catanzaro sia finalizzata a distruggere quanto costruito dal  defunto Provveditore della Calabria Paolino Maria Quattrone.
Tutti hanno osannato la Casa di Reclusione di Laureana di Borrello come un  raro esempio di trattamento penitenziario avanzato, come una speranza per i  giovani detenuti; l'hanno descritta come un luogo in cui il lavoro  penitenziario era davvero la principale arma di fuga dalla rete della  criminalità organizzata, come un tentativo felice di strappare alle grinfie  della 'Ndrangheta i giovani che hanno sbagliato. Di converso, tutti hanno letto la chiusura della struttura come un attentato  all'idea di trattamento, come la negazione della possibilità di offrire una  speranza ai detenuti, come una drammatica involuzione dei virtuosi percorsi  trattamentali faticosamente avviati in pochissimi istituti della Nazione. Nessuno, per quanto ho potuto leggere, ha voluto o saputo analizzare il perchè  in Calabria saltino le udienze, perchè il “quarto turno” sia un lusso per pochi  posti di servizio di pochissimi istituti, perchè si debba ricorrere ad un uso  esorbitante dello straordinario, perchè non si riesca a programmare nemmeno una  settimana di servizio. Per la verità molti hanno dimostrato di non sapere che  Laureana di Borrello si trova in provincia di Reggio Calabria, tra l'Aspromonte  e la piana di Gioia Tauro e non nella provincia di Vibo Valentia. Nemmeno io mi occuperò di questo. Mi piacerebbe, invece, restando sul tema Laureana, porre a tutti coloro che si  sono occupati della questione, facendo intendere di essere grandi conoscitori  della realtà, alcune domande.
Mi piacerebbe chiedere ai sindacalisti di professione, purtroppo anche a  quelli del SAPPE, se nel 2004 si sono domandati se l'apertura di un Istituto  senza nemmeno la previsione della pianta organica fosse possibile ed opportuna. Se si sono chiesti quali effetti avrebbe prodotto sul sistema penitenziario  calabrese lo spostamento di oltre 40 unità di Polizia Penitenziaria (se non  ricordo male inizialmente erano 42) da istituti già in sofferenza (vedi Palmi  che già all'epoca aveva un arretrato di circa tre anni di C.O.). Mi piacerebbe sapere se le OO.SS. all'epoca si sono chieste quali criteri di  trasparenza erano stati utilizzati per individuare il personale da assegnare a  Laureana. Gradirei sapere se qualcuno ha sollevato obiezioni su distacchi che durano da  8 anni senza alcuna rotazione. A tutti gli esperti vorrei, inoltre, domandare: Come mai un Istituto con una capienza di circa 60 detenuti a trattamento così  avanzato ha avuto una media di presenza in questi anni vicina al 50% delle sue  possibilità? Siete informati sul fatto che Laureana ospitava in larga parte soggetti non  ancora definitivi e, quindi, non destinatari di trattamento risocializzante? Sapete che presso quella struttura potevano finirci (e ci sono finiti)  detenuti classificati come appartenenti alle organizzazioni criminali purchè  fossero alla prima (o quasi) esperienza detentiva e non avessero subito  rapporti disciplinari nel recente passato? Sapevate che solo i detenuti residenti in Calabria potevano godere del  trattamento avanzato di Laureana di Borrello? Sapete quanti detenuti hanno rinunciato “per motivi personali” a permanere a  Laureana ed hanno richiesto di rientrare nell'Istituto di provenienza (in  province diverse da quella reggina)? Avete accertato quanti lavoranti in questi anni sono stati retribuiti con  fondi dell'Amministrazione (mercedi), quanti con soldi pubblici (borse lavoro e  finanziamenti degli enti locali) e quanti con proventi di attività produttive? Siete stati informati che per alcuni mesi alcuni detenuti hanno lavorato in  art. 21 a Locri ed anziché essere trasferiti in quell'Istituto venivano  accompagnati ogni mattina da Laureana con mezzi dell'Amministrazione e da  personale di Polizia Penitenziaria? Vi siete informati su quanti detenuti hanno ottenuto da Laureana di Borrello  misure alternative? Avete accertato che percentuale di recidiva ha prodotto il regime di Laureana? Sapevate che i soggetti da trasferire a Laureana per lunghi anni venivano  “scelti” da un gruppo di operatori sulla base di una richiesta personale e di  un semplice colloquio senza alcuna valutazione del carcere di appartenenza? Avete idea delle spese sostenute per tenere in vita quella struttura? Avete visto il servizio delle Iene su Laureana e le interviste rilasciate dai  detenuti allora presenti?
Credo che le risposte anche solo ad alcune di queste domande avrebbe indotto  gli esperti a tacere e l'Amministrazione a procedere alla definitiva  soppressione di Laureana molto tempo prima. Se il PRAP ed il DAP avessero voluto acquisire informazioni reali e non  interessati pareri forse noi agenti di Palmi e degli altri Istituti della  Calabria avremmo potuto lavorare meglio, ottenere il riconoscimento di qualche  diritto in più e, magari, sarebbe saltata qualche udienza in meno.