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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 12/10/2012  -  stampato il 06/12/2016


La banca dati del DNA che in Italia ancora non parte, ultimi in Europa insieme a Grecia, Cipro, Irlanda e Malta

Vi proponiamo un interessante articolo sulle Banche dati del DNA che fa il punto sulla situazione in Italia a confronto con gli altri Paesi europei.
 
Dovrebbe esistere già da 3 anni, da quando cioè il Parlamento l' ha istituita nel giugno 2009 in attuazione di un trattato europeo addirittura del 2005. Ma a tutt' oggi la Banca dati nazionale del Dna non esiste. Nemmeno esiste il suo presupposto, e cioè il laboratorio centrale per la tipizzazione dei profili genetici che dovrebbero alimentarla, di cui solo da poche settimane iniziano a essere rilasciati i primi bandi su personale e dotazioni. Manca persino il regolamento attuativo della legge, che sarebbe dovuto arrivare entro 4 mesi dal giugno 2009. Si contano sulle dita di una mano i centri di analisi che in Italia hanno la certificazione «ISO17025» richiesta dalla legge, e tra essi al momento neanche ci sono tutti i laboratori delle forze dell' ordine. Soltanto tre mesi fa è stata completata presso la Presidenza del Consiglio la composizione del «Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita», i cui membri incontreranno il 3 ottobre il premier Monti.
 
E intanto più passa il tempo e più si rischia di dover già buttare kit e i reagenti di laboratorio comprati con uno dei primi appalti nel 2011, perché fantozzianamente in via di scadenza come pure già una convenzione con l' Università Roma Tor Vergata.
 
L' assenza della banca dati nazionale fa così pagare all' Italia un altro pesante (seppure meno conosciuto) spread dall' Europa, stavolta sul tema della sicurezza e in scomoda compagnia: a paragone dei 27 Paesi dell' Unione europea, infatti, soltanto Italia, Grecia, Cipro, Malta e Irlanda non ce l' hanno ancora e dal 2014 rischiano di essere completamente tagliati fuori dalla cooperazione internazionale europea.
 
Nel frattempo una generale ipocrisia fa sì che tutti sappiano, ma tutti facciano finta di non sapere, che polizia e carabinieri mantengono proprie informali banche dati genetiche, non dichiarate ufficialmente o pudicamente qualificate come semplici «archivi d' ufficio» e «non dati personali», accumulatisi negli anni di indagini su delega della magistratura, e nelle quali i dati sono entrati all' epoca con criteri e modalità legali ma ovviamente diversi da quelli previsti dalla legge del 2009. Questo non-detto è affiorato nel 2004 quando un banale processo a un imputato albanese fermato dai carabinieri per furto d' auto a Bolzano, e la successiva ispezione (per quanto morbida) del Garante della privacy del 2007, portarono a galla che l'allora Ris di Parma deteneva non solo i profili genetici di 2.200 indagati e 5.100 tracce mute, ma anche di campioni appartenenti a 11.700 persone mai indagate e soltanto identificate durante le indagini. E ancora oggi questo fai-da-te investigativo resta un argomento tabù, come si è visto dalle risposte cortesi e tranquillizzanti, ma evasive sui numeri, che i responsabili della «scientifica» di polizia e carabinieri hanno dato a Pavia al congresso dei genetisti forensi.
 
Oltre che dal riversamento di questo pregresso nei primi 12 mesi, l'attesa Banca dati nazionale (Viminale), che la legge vuole sia separata dal laboratorio centrale (Dap-Giustizia), è previsto sia alimentata dai profili Dna (resi anonimi in sequenze alfanumeriche) degli arrestati e dei condannati definitivi per delitti non colposi per il quale il codice consenta l'arresto facoltativo in caso di flagranza. Ci sarà però l'eccezione dei reati contro la pubblica amministrazione, societari e fiscali, curiosa tutela dei colletti bianchi. E qualche perplessità desta anche la legge laddove ammette il prelievo forzoso del Dna (cioè anche senza consenso) di qualunque persona, anche non indagata: l'unica condizione sarà che, in relazione a delitti non colposi la cui pena massima sia almeno 3 anni di carcere, il giudice lo ritenga «assolutamente necessario per l' accertamento dei fatti». Ancora maggiori dubbi, qui proprio di incostituzionalità, solleva la legge che assicura la cancellazione dalla banca dati del profilo Dna della persona assolta alla fine del processo, ma si dimentica di stabilire lo stesso anche nei tantissimi casi di archiviazione chiesta dal pm già durante le indagini o di proscioglimento deciso dal gip in udienza preliminare: bizzarrìa che peraltro dovrà fare i conti con la sentenza «Marper contro Regno Unito» della Corte europea dei diritti dell' uomo di Strasburgo, che ha condannato Londra ritenendo che la conservazione in banca dati del profilo genetico di un sospettato-scagionato sia intromissione nella vita privata che eccede il giusto equilibrio tra concorrenti interessi pubblici/privati e perciò viola l' articolo 8 della Convenzione Cedu. Il senso della Banca dati nazionale sarà far sì che, dal confronto con il campione biologico reperito sulla scena del crimine, le indagini siano aiutate da un «match», cioè da una corrispondenza che potrà identificare un sospetto o scagionare una persona già indagata, risolvere un vecchio enigma, collegare delitti di epoche diverse, scoprire chi si nasconda dietro un alias, identificare un cadavere o ritrovare uno scomparso.
 
Le potenzialità sono formidabili, come dimostra il sistema inglese (molto aggressivo e onnivoro, che contiene ormai 6 milioni di profili genetici) che è utile alle indagini nel 42% dei casi. Ma formidabili sono anche i rischi di lesioni della privacy individuale se non viene dosato bene il bilanciamento con le esigenze della sicurezza collettiva. E sull' uso forense del dato genetico in Italia sono proprio giudici e avvocati ad apparire spesso inconsapevoli delle insidie non solo di un dato genetico ricavato-conservato-misurato male, ma anche e soprattutto di una superficiale interpretazione e comunicazione al giudice di un pur corretto dato genetico. Lo dimostra l' altalena che - al ritmo dei successi (da ultimo nel delitto di Lignano) o dei fallimenti (Perugia, Garlasco, via Poma) delle indagini Dna nei processi - oscilla tra l' acritica adesione a una visione miracolistica che considera vangelo la prova genetica, e una irrazionale contro-reazione che la declassa al rango di lotteria: quando invece l' esperienza quotidiana indica che il vero problema è costituito dalla permanente esistenza di giudici sprovveduti che si riducono a scegliere alla cieca il proprio perito d' ufficio e, non possedendo competenze per controllare il metodo usato, finiscono con il delegare di fatto la sentenza al perito.
 
Non a caso, dal congresso biennale dei genetisti italiani del «Ge.F.I.» conclusosi ieri a Pavia sotto il coordinamento del professor Angelo Fiori e del presidente Francesco De Stefano, è emersa l' assoluta priorità di una formazione comune tra magistrati, avvocati, investigatori e genetisti: quantomeno per parlare la stessa lingua su modalità di raccolta dei reperti, quantità minime di materia biologica in grado di fornire una risposta attendibile (il problema del «low template Dna» che ha agitato i processi di Perugia e Garlasco), trappole delle commistioni tra Dna diversi, importanza di una corretta catena di custodia che non degradi e non alteri il campione biologico, margini di errore più o meno accettabili nelle tecniche di amplificazione quando il materiale sia poco, e validità delle premesse statistiche sottostanti alle probabilità di frequenza di un certo profilo genetico nella popolazione.
 
Le indaginiIl caso Claps Elisa Claps scompare a Potenza nel 1993, a 16 anni Il suo corpo senza vita viene trovato nel 2010 e dopo le analisi vengono trovate tracce del Dna di Danilo Restivo, 39 anni, unico indagato è stato condannato a 30 anni in primo grado per l' omicidio della giovane.
 
Il giallo di Yara Quello dell' omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne di Brembate Sopra (Bergamo) uccisa il 26 novembre 2010, nonostante i campioni di Dna raccolti non è stato ancora risolto.
 
Come funziona in Europa Le regole adottate per definire compiti e limiti delle banche dati del Dna
 
Inghilterra. La banca dati è stata creata nel 1995 e successivamente ha raccolto anche le tracce dei profili degli assolti. È consentito di prelevare un campione subito dopo il fermo di un individuo. La banca dati inglese conta circa 6 milioni di profili. Ma ora una legge già approvata introduce criteri più restrittivi come la distruzione del Dna degli assolti.
 
Germania. La banca dati dei profili genetici tedeschi è stata istituita nel 1998, sotto il governo di Helmut Kohl. Custodisce le tracce genetiche di almeno 500 mila fra assassini, violenti e maniaci. Nei primi sei anni aveva portato alla soluzione di 18 mila delitti, fra i quali 371 omicidi e 870 crimini a sfondo sessuale.
 
Mappa Italia, Irlanda, Grecia, Cipro, Malta: i soli in Europa senza banca Francia Istituita nel 2001, la banca dati è stata anche accusata di collezionare dati troppo velocemente: ogni mese nel database entrano più di 25 mila nuovi profili genetici. Ad oggi sono più di un milione i profili contenuto negli archivi, grazie anche alla modifica del 2003 che ha esteso la raccolta a quasi tutti i reati.
 
Spagna La banca dati è diventata operativa nel 2007. Fino all' anno scorso erano state raccolte tracce genetiche di circa 183 mila persone e fino ad oggi ha aiutato a risolvere almeno 7.500 casi. I dati di quasi tutte le polizie spagnole convergono nell' archivio, nel quale però non compare nessun nome, ma solo le etichette del profilo genetico 
 
Ferrarella Luigi - Corriere della Sera