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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 20/10/2012  -  stampato il 08/12/2016


Il Generale Andrea Messina ci intima di "astenersi nel proseguire nell'ulteriore pubblicazione" della notizia della sua condanna

Nei giorni scorsi abbiamo riportato una notizia (ripresa integralmente) tratta da www.corriere.it in cui è scritto che  Andrea Messina, Generale di Brigata degli Agenti di Custodia, è stato condannato ad otto mesi per una vicenda che lo aveva visto coinvolto quando era Dirigente del SADAV. (Per chi volesse leggere la notizia integrale: Uso dell'auto a fini privati Generale condannato)

Il Generale Messina, qualche giorno dopo, ci ha scritto diffindandoci dal pubblicare la notizia presente sul sito web del Corriere della Sera.

Questo è il testo che il Generale ci ha inviato: (leggi l'originale in versione .pdf

Lo scrivente Gen. B. Andrea Messina, ha avuto modo di prendere visione, in data odierna sul sito www.sappe.it alla pagina dedicata al periodico mensile “Polizia Penitenziaria Società Giustizia e Sicurezza”, di una notizia del 13.10.12 dal titolo “ Uso dell’auto blu per fini personali Generali Agenti di Custodia condannato a 8 mesi per peculato” corredato da foro non proprio pertinente ai fatti.

Vi rappresento, non rilevandone traccia alcuna nell’articolo, che lo scrivente a conclusione del primo grado di giudizio è stato riconosciuto colpevole del reato di peculato d’uso relativamente ad episodi del tutto marginali rispetto alle più gravi accuse mosse inizialmente dall’Ufficio della Procura della Repubblica, e come noto il peculato d’uso è una fattispecie che prevede l’uso soltanto momentaneo del bene della P.A..

Del tutto destituito da ogni fondamento e quindi non corrispondente ai fatti è quanto riportato nell’articolo citato che invece fa immaginare un utilizzo smodato e continuato di più autovetture dell’amministrazione.

Inoltre poiché il tenore dell’articolo in questione è certamente lesivo della mia persona per effetto delle notizie non vere riportate e valutando anche i modi con i quali tale articolo è stato reso pubblicamente fruibile sul Vostro sito, cioè dandone ampia e libera diffusione soprattutto nell’ambito dell’Amministrazione di comune appartenenza (ad oggi letto come si rileva in calce alla foto posta a sinistra del titolo, più di millequattrocento volte), chiedo cortesemente: di voler far disporre con urgenza la correzione della notizia; di astenersi nel proseguire nell’ulteriore pubblicazione dello stesso articolo.

Infine, ritenendo di aver agito legittimamente e rappresentando fin d’ora che ricorrerò in appello, chiedo la pubblicazione integrale -e con le stesse modalità- della presente sul Vostro sito, precisando che è mia intenzione rivolgermi ai miei legali per valutare l’adozione di eventuali azioni a mia futura tutela.

Porgo saluti.

Gen. Andrea Messina

 Esclusivamente per nostra scelta editoriale, abbiamo comunque voluto eliminare la notizia di agenzia.

Sempre per nostra scelta editoriale, abbiamo ritenuto opportuno pubblicare la lettera del Generale Messina che, seppure con proprie considerazioni che nulla tolgono e nulla aggiungono alla vicenda, conferma di essere stato condannato per peculato d'uso (del resto una condanna penale non può essere certo smentita).

Per dovere di cronaca, va aggiunto che quanto riportato dal Corriere della Sera (tra l'altro oggetto anche di numerose notizie di agenzia e di articoli di altri quotidiani) si basa sugli atti processuali e, più precisamente, sulle accuse mosse dal pubblico ministero.

Peraltro, prendiamo atto dell'intenzione del Gen. Messina di ricorrere in appello e diamo altrettanto atto che nessuno può essere considerato colpevole finquando non viene condannato con sentenza definitva, ma non possiamo (e non vogliamo) abdicare al nostro dovere di cronaca che, nel caso specifico, si riferisce a vicende ed episodi strettamente attinenti al Corpo di Polizia Penitenziaria e all'intera amministrazione penitenziaria.

Ci dispiace per il gen. Messina, ma non possiamo essere responsabili in alcun modo per i comportamenti penalmente rilevanti di qualcun altro, noi ci limitiamo soltanto a riportare le notizie.