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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 24/10/2012  -  stampato il 08/12/2016


In ricordo dell'Ispettore Ignazio Belfiore

L’Ispettore Superiore di Polizia Penitenziaria, Ignazio Belfiore era originario di quella splendida parte della Sicilia, che ha dato i natali a gente meravigliosa, discendenti di quei Greci che fondarono Akragas e civilizzarono la parte meridionale dell’isola.

Anche lui era una splendida persona, solare, intelligente, acuto osservatore e dotato di un eccezionale sense of humor. Ci ha lasciato nella calda mattina di un’estate fuori stagione, il 16 ottobre scorso, dopo una breve ma terribile malattia. Era nato ad Agrigento il 16.4.1950 e si era arruolato giovanissimo nel Corpo degli Agenti di Custodia, nel 1968, prestando servizio presso numerosi penitenziari della penisola fra questi Portoazzurro, Torino, Caltanissetta, Ragusa dove era stato il Comandante e al vecchio carcere di Agrigento “San Vito” dove per un periodo ha svolto le mansioni di Comandante e nel 2003 era andato in pensione dalla Casa Circondariale di Sciacca .

Ma questo non l’aveva reso sedentario, anzi si era attivato nel costituire la sezione ANPPE di Agrigento. Aveva scalato tutte le vette della carriera, brigadiere, maresciallo, e infine Ispettore Superiore, prestando servizio in numerosi Istituti di pena, facendosi sempre apprezzare per le sue dote umanitarie e per l’attenzione posta ai problemi lavorativi del personale di Polizia Penitenziaria, che sfociò nella naturale adesione al Sindacato, dove al fianco del suo inseparabile amico, nonché attuale segretario regionale del Sappe, iniziò una lunga militanza sindacale, fatta di tanti sacrifici ma costellata anche da tanti successi ottenute con vere battaglie sindacali.

Lo conobbi a metà degli anni ’90 quando da segretario regionale del SAPPE combattei una lunga battaglia sindacale a fianco degli amici agrigentini a seguito di una serie di rapporti disciplinari, denunce penali che avevano decimato le file del SAPPE in quell’Istituto i cui iscritti e delegati erano solo rei di non essere accondiscendenti nei confronti di una certa gestione dell’istituto portata avanti dal direttore dell’epoca. E proprio Ignazio restò sbalordito quando mi presentai ad Agrigento per difendere i loro diritti, munito di una croce di legno di due metri, pronto ad incatenarmi ai cancelli della “Petrusa”. In seguito lo ebbi gradito compagno di viaggio, sulla mia Fiat Tempra SW, alla volta di Roma, per incontrare il Capo del Dipartimento affinchè si mettesse la parola fine al caso Agrigento. Erano tempi pioneristici quelli del sindacato dei primi anni novanta, che ebbero in Ignazio Belfiore un ottimo interprete dello spirito sindacale di quei tempi, un amico su cui contare, uno di quelli che ti da il consiglio giusto al momento giusto.

Caro Ignazio, ti ricorderemo sempre per la tua arguzia, per quello che ci hai saputo insegnare in questo difficile mestiere, e per il contributo che hai dato per la crescita di questo meraviglioso Corpo della Polizia Penitenziaria.