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Home Page> Articolo> Pubblicato il: 03/11/2012  -  stampato il 03/12/2016


“Patto di Responsabilità” tra detenuti e l’Amministrazione Penitenziaria. Ma la Polizia Penitenziaria cosa dovrebbe fare??? Seconda Puntata

“Patto di Responsabilità” tra detenuti e l’Amministrazione Penitenziaria.

Ma la Polizia Penitenziaria cosa dovrebbe fare???

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Seconda Puntata

Il Burocrate, la cura dell’immagine e la necessità di giustificare le proprie decisioni.

La Polizia Penitenziaria ormai allo sbando, … osserva.  

Parliamo di un personaggio che anche se lavora in posti diversi, svolge mansioni diverse e si evolve nella sua carriera lavorativa, riesce a distinguersi tra i suoi simili, proprio in relazione alla sua peculiare capacità, quella di comprendere dinamiche di un ambiente in cui non è mai stato. Parliamo del “burocrate penitenziario”, o meglio, il dirigente, il funzionario o semplicemente “l’amministratore” che assume decisioni relative alla gestione dell’ambiente penitenziario, stando comodamente seduto nella sua poltrona, all’interno del palazzo del potere.

Spesso si pensa che il nostro burocrate penitenziario giunga a delle conclusioni che rappresentano falsamente la realtà, ma non è così, perché tale comportamento presuppone che comunque un minimo, la realtà la si conosca.

La questione è un po’ più complessa, si tratta di un “personaggio” che assume decisioni idonee a condizionare tante altre persone, basandosi su delle indicazioni che giungono puntualmente da operatori perfettamente convinti di conoscere il loro ambiente di lavoro, e per tali ragioni vivono nella convinzione di poter far scuola.

La situazione appena descritta rappresentare quanto accade in numerose realtà penitenziarie, ma “coincide perfettamente” nel caso della gestione di un istituto attraverso il “patto di responsabilità” con la popolazione detenuta. Personaggi che vivono un ambiente così complesso come quello penitenziario per cosi dire a “fasce orarie”, riportano solo “buone notizie” al burocrate maximo, in modo tale che quest’ultimo possa dedicarsi alla cura dell’immagine del progetto, trovando valide giustificazioni per le sue decisioni future.

Se poi, a supportare nel loro processo rieducativo più di trecento detenuti ci siano tre educatori, questo non importa a nessuno, così come non fa testo che in un istituto come RIETI, fiore all’occhiello dei progetti di reinserimento sociale, vengono fatti lavorare solo una quindicina di reclusi, con l’ozio che fa da padrone a causa dell’indisponibilità di fondi necessari per organizzare le attività risocializzanti.

Se poi, si sia creata una commistione di varie tipologie di detenuti, miscela esplosiva ben nota ai poliziotti penitenziari, con un aumento esponenziale delle infrazioni disciplinari e dei conseguenti provvedimenti di esclusione delle attività in comune, questo non deve trapelare altrimenti si rischia di ledere l’immagine del giochino dei burocrati.

L’importante è che tutti sappiano che il progetto è esportabile in altre realtà penitenziarie poiché  inizia a produrre i propri frutti.

Peccato solo che a raccogliere i risultati delle errate gestioni fondate su progetti aleatori è sempre la Polizia Penitenziaria che, completamente allo sbando e priva del coordinamento anche di coloro che istituzionalmente sarebbero gli unici preposti a dare un veto sulla sicurezza, dovrà come sempre subirne le conseguenze.

Se poi, solo e sempre per giustificare discutibili esigenze di servizio, sono stati spesi migliaia di euro per pagare l’invio in servizio di missione del personale, questo non importa al nostro burocrate penitenziario, l’importante che all’occhio di tutti la sua dimostrazione di forza abbia prevalso.

Sembra quasi una di quelle storielle vissuta nell’ambiente “carcere” e  che già si sa come va a finire, anche se in questa di storiella c’è il rischio di rimetterci soldi e salute, considerando che il diritto a svolgere la mansione lavorativa che compete mi sembra già pregiudicato.   

In conclusione, se mai il nostro “burocrate penitenziario” leggerà quest’intervento, non avrà neanche l’umiltà di porsi degli interrogativi, e la Polizia Penitenziaria continuerà ad osservare.

Se son rose fioriranno…

 

ALFIO il realista - un poliziotto penitenziario

 

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